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SAMOA - (2009) di Manuela Campanale

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ISOLE SAMOA: un paradiso prima dell’inferno

(Luglio 2009)

Ho scritto questo diario di viaggio dopo il terribile e devastante tzunami che si è abbattuto su quelle splendide isole a fine Settembre 2009. Quando siamo partiti per questo viaggio, nessuno dei nostri amici sapeva dove fossero le isole Samoa, ora purtroppo la loro ubicazione in mezzo all’oceano Pacifico e sopra l’arcipelago delle Tonga è ben nota a tutti, credo. Penso che sia doveroso farsi una domanda: perché a delle persone semplici, umili, gentili che vivono senza troppe pretese accontentandosi di poco, che curano con un’incredibile passione il proprio prato, il proprio giardino, la propria terra, è stato tolto tutto, anche quel poco?

Mi auguro che questo racconto di viaggio possa servire ad avvicinare un pochino un popolo ed una terra che ora più che mai avranno bisogno di aiuto ed è rivolto alle persone che come noi amano viaggiare e conoscere realtà molto diverse dalla nostra e non i classici posti turistici. Recarsi in vacanza alle isole Samoa potrà certamente contribuire alla loro rinascita. Per quanto mi riguarda, dopo quel terribile cataclisma tutto ciò che abbiamo fatto e tutto quello che abbiamo vissuto in quelle due settimane ha acquistato un sapore diverso.

Erano anni che progettavo di andare alle Samoa senza poi concretizzare il mio desiderio, sia per la lunghezza del viaggio che per il costo troppo elevato dei voli, ma nella primavera 2009 sono riuscita a trovare una combinazione abbastanza conveniente con Fly Emirates e Air New Zealand per Luglio a 1400 Euro.

Il nostro lungo viaggio inizia quindi il giorno 14 Luglio da Venezia con un volo Fly Emirates. Il servizio è ottimo come sempre e così pure la cortesia del personale di bordo. Atterriamo a Dubai a mezzanotte (5 ore e mezza di volo). Sono ben 36 gradi e sembra che ci sia pure la nebbia, ma in realtà è l’effetto causato da una tempesta di sabbia, del resto il terribile clima estivo di Dubai ci è stranoto. L’aeroporto si è notevolmente ampliato rispetto a due anni prima ed è abbastanza difficile uscirne in quanto le indicazioni sono scarse o assenti per cui, se non si vuole passare l’intera vacanza vagando all’interno, è necessario chiedere svariate volte informazioni. Anche le procedure per l’immigrazione sono cambiate, ora sono molto più veloci e meglio organizzate per cui sono sparite le file chilometriche. Cambiamo velocemente 50 Euro allo sportello bancario, ma non facciamo nemmeno in tempo ad uscire in strada che un tizio cerca di adescare mio marito (che evidentemente nella mentalità del posto, essendo maschio, è quello che prende le decisioni) proponendogli un taxi per raggiungere l’hotel al costo di 100 Rials. Siccome essere stranieri non equivale necessariamente ad essere fessi ci sbarazziamo velocemente di questo imbroglione con una scusa e prendiamo un taxi per conto nostro spendendo esattamente la metà. L’hotel che avevo prenotato per la notte, il Regal Plaza, (doppia con colazione 54 Euro) si trova ad una decina di chilometri dall’aeroporto, nel centro di Dubai. Andiamo subito a letto anche perché sarebbe impossibile fare due passi con questo caldo afoso atroce. Come odio il clima estivo di Dubai!!!!

Alla mattina facciamo colazione alle 7 in punto (siamo i primi) e chiamiamo un taxi per raggiungere l’aeroporto (che questa volta, essendo tariffa diurna, ci prende solo 25 Rials). Avendo già le carte d’imbarco possiamo recarci direttamente al nostro cancello, così approfittiamo del tempo che ci rimane per fare il solito giretto per i vari negozi. Quando ci imbarchiamo, scopriamo con un certo stupore che l’aereo è il nuovissimo Airbus A380 a due ponti, un vero gioiello della tecnologia. I posti sono larghi e quello che mi stupisce di più è che c’è una gran scelta di film in tutte le lingue: solo in italiano ce ne saranno una ventina. Inutile ribadire che il servizio offerto da Fly Emirates è sempre impeccabile: ottimo sia il pranzo che lo spuntino che la colazione! Atterriamo a Sydney alle 6 di mattina locali dopo 12 ore e mezza che, tra giochi e film, volano. Dopo un breve scalo tecnico che ci consente di curiosare nei duty free dell’aeroporto, ripartiamo per Auckland che raggiungiamo dopo altre 2 ore e mezza. Durante l’ultima parte del viaggio si sorvola la parte nord della Nuova Zelanda che, vista dall’alto, sembra davvero molto bella e verdissima. Dobbiamo passare una notte ad Auckland per cui anche qui all’arrivo cambiamo 50 Euro e prendiamo un taxi che ci porta al nostro hotel, il Quality Inn Airport (doppia 40 Euro compresa la colazione che però noi non potremo fare dato che abbiamo il volo alle 6.30 di mattina). Siamo abbastanza stupiti in quanto stranamente è una bella giornata, molto meno fredda di quello che ci aspettavamo (saranno 15 gradi in quanto è inverno in questo momento) mentre le previsioni che avevo visto in internet davano pioggia. L’hotel non è nulla di speciale (infatti l’avevo scelto solo perché vicino all’aeroporto) e le stanze sono abbastanza spoglie benché siano simili a dei piccoli cottage. La signora alla reception è molto gentile e rimane di stucco quando, alla sua domanda sul nostro volo del mattino successivo, mio marito le risponde che andremo a Noumea, mentre io le dico di no, che andremo invece ad Apia... Il fatto è che questo era un “viaggio a sorpresa” ovvero lui non sapeva assolutamente dove stessimo andando ed infatti era convinto che la meta del nostro viaggio fosse la Nuova Caledonia. Così davanti alla signora che ci guarda allibita, mio marito scopre finalmente che la nostra meta finale sono le isole Samoa! Siamo talmente stanchi che dopo esserci preparati un the con i biscotti ci addormentiamo e non ci svegliamo nemmeno per la cena. Al mattino ci dobbiamo alzare prestissimo in quanto abbiamo in transfer (gratuito) per l’aeroporto alle 4.15! Arriviamo in perfetto orario e anzi ci rimane un po’ di tempo per girovagare nei duty free dove acquisto un paio di occhiali viola per 20 euro. Alle 6.30 del 17 Luglio il volo Air New Zealand decolla puntuale. Dopo 4 ore di volo e dopo aver ammirato dall’alto anche l’arcipelago delle Tonga, finalmente atterriamo ad Apia dove è ancora il 16 Luglio… miracolo della linea del cambiamento di data!

L’inizio della nostra permanenza alle Samoa è a dir poco disastroso. Come prima cosa atterriamo a Apia sotto il diluvio universale e tanto per gradire ed iniziare in bellezza il nostro soggiorno, sale a bordo un tizio che indossa una mascherina da chirurgo e che consegna a tutti una carta da compilare, riguardante la febbre suina, in cui bisognava dichiarare di essere sani come dei pesci, altrimenti un gruppo di monatti era pronto a metterti in quarantena, presumo. Nonostante avessimo dichiarato di non esserci mai sentiti meglio in vita nostra… e malgrado ci fossimo pure sforzati di sembrare in forma smagliante, evidentemente avevamo un aspetto sospetto dato che, come a molti altri, ci viene misurata la temperatura corporea con un termometro che la rileva attraverso l’orecchio. Per fortuna è tutto a posto e possiamo quindi finalmente passare al controllo passaporti dove però non riescono a leggere il mio attraverso lo scanner! Dopo una ventina di minuti di tentativi e dopo aver provato ogni scanner presente, finalmente tutto sembra andare a buon fine, ma chiaramente sarebbe stato troppo bello se fosse finita qui, invece un tizio zelante ed annoiato, essendo rimasti oramai solo noi due in aeroporto, ci fa aprire le valigie giusto così per farci perdere altro tempo. Dopo aver verificato che non portiamo né testate nucleari, né pistole, né cocaina, e nemmeno una minuscola pianticella di hashish, con un pizzico di malcelata delusione e una serie di sorrisi di circostanza ci lascia finalmente andare. Cambiamo un po’ di Euro in Tala (1Euro = 3,46 Tala) e finalmente usciamo da quel maledettissimo aeroporto pensando, con un ottimismo esagerato, che i nostri guai siano finiti e ci aspettiamo quindi di trovare qualcuno della Pacific Car Hire ad attenderci per consegnarci l’auto presa a noleggio, così come era stato concordato da tempo via e-mail. Ed infatti ad aspettarci non c’è proprio nessuno! Un taxista che ci vede al palo insiste per portarci ad Apia all’ufficio della Pacific, ma noi preferiamo che vengano a portarci l’auto in aeroporto e decidiamo quindi di rivolgerci ad una signora dell’ufficio turistico che gentilmente telefona al tizio rincoglionito della Pacific Car che dopo solo altri tre quarti d’ora arriva con la nostra Hunday Tucson scusandosi e dicendo che aveva capito male e che ci stava aspettando in ufficio... Sbrigate tutte le faccende burocratiche, finalmente ci mettiamo in viaggio per raggiungere il molo di Mulifarma dove dovremo prendere il traghetto per l’isola di Savaii prenotato tramite internet tempo prima (www.samoashipping.com). Siccome nonostante tutto è ancora prestino (il traghetto salpa alle 16.00 ed è necessario essere al molto solo un’ora prima) proseguiamo lungo la strada che costeggia l’isola.

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I tanti bambini che incontriamo durante il nostro giro sono molto simpatici e si sbracciano tutti per salutarci. Ritorniamo in tempo al molo, andiamo a ritirare il biglietto per l’auto e quello per il passeggero (il guidatore non deve pagare altro in quanto il costo del trasporto auto comprende anche l’autista). Mentre aspettiamo, dato che mi è venuta anche una gran fame, mi faccio fuori un mega hot dog piuttosto buono. Ci imbarchiamo sulla Lady Samoa II che parte proprio alle 16.00 in punto.

Per percorrere i 22 km che separano le due isole il traghetto impiega 1 ora ed un quarto. Le onde oceaniche sono come sempre piuttosto alte, ma la nave è molto grande per cui non mi fanno particolarmente impressione. All’arrivo a Salelologa scendiamo, recuperiamo l’auto e imboccando la strada principale, ci dirigiamo subito verso destra per raggiungere il Savai’i Lagoon Beach Resort (www.savaiilagoon.co.nz).

Il limite di velocità è molto basso e va rispettato per cui ci mettiamo un bel po’ ad arrivare anche se non sono molti i chilometri da percorrere. Raggiunto il resort, ci accoglie la simpatica Patricia, che con il marito Chris ha rilevato e parzialmente ristrutturato il Savai’i Lagoon. Infatti il nostro bungalow, il superior beach che si trova in una posizione incantevole sul mare, è molto ma molto meglio di come me lo aspettavo e di come appariva in fotografia sul sito, in quanto è stato completamente rinnovato. E’ veramente una piacevole sorpresa: il bungalow consiste in un grande open space (circa 50 m2) con angolo cottura, soggiorno, camera da letto e un bellissimo bagno maldiviano. C’è la TV, l’aria condizionata e soprattutto una piccola veranda che dà sulla spiaggia e sul mare. Siamo veramente entusiasti di questa sistemazione così inaspettatamente accogliente. Patricia ci avverte che nel ristorante del resort a fianco, il Le Lagoto, quella è la sera della cena a buffet con uno spettacolo di Fia Fia (il ballo tipico locale). Dopo esserci velocemente sistemati, in un attimo siamo al Le Lagoto. I tavoli sono praticamente esauriti ma nonostante tutto riusciamo a trovarne uno in un angolino. Il buffet (60 Tala a testa) è però molto deludente e così pure le danze. Le ballerine non sono affatto avvenenti, mentre alle isole Cook ad esempio le danzatrici erano tutte belle, giovani e esili, qui su 4 ragazze, 3 sono decisamente malfatte ed in notevole soprappeso e anche la loro grazia nel ballo lascia un tantino a desiderare. Finita la cena e lo spettacolo di danze ci trasciniamo a letto con le ultime forze rimaste.

Durante la notte veniamo svegliati da dei violenti acquazzoni, ma alle 8.30 del mattino, quando una bella ragazza ci porta il cesto della colazione in veranda, sta già splendendo il sole. C’è pane fresco in abbondanza, burro, marmellata, banane, papaia succo di frutta e tutti gli ingredienti per preparaci il the o il caffè. Finita la nostra colazione andiamo a chiacchierare un po’ con Chris che ci prepara un caffè espresso, molto buono. Chris ci racconta di come abbiano rilevato l’attività nel mese di Febbraio. Ci dice che hanno rifatto anche alcuni bungalow, tra cui il nostro (costo giornaliero 235$) e che ad Agosto apriranno anche il ristorante. Chris ci racconta che raramente loro hanno clienti Italiani, in quanto le Samoa sono poco pubblicizzate in Italia, del resto è noto che gli Italiani di solito amano frequentare posti molto più turistici. Comunque meglio così… Andiamo a comperarci succhi di frutta, acqua, pasta e pomodori nel negozio che si trova di fronte al resort, dall’altra parte della strada. Ci sistemiamo in spiaggia proprio davanti al nostro bungalow e ci stendiamo al sole, ma una nuvola carica di pioggia ci fa scappare in veranda. Dopo 5 minuti riecco il sole! Alle 3 del pomeriggio Chris ci invita ad una dimostrazione sul cocco: come si apre, come se ne ricava il latte, come vengono usate le foglie per costruire cesti ecc. ecc. Ormai ne abbiamo viste talmente tante che saremmo in grado di farla noi stessi la dimostrazione, ma per educazione partecipiamo ugualmente. Passiamo il resto del pomeriggio facendo snorkeling, dato che il mare davanti al resort è pieno di coralli, addirittura quando c’è la bassa marea affiorano dall’acqua. Si trovano anche tantissimi pesci, è uno spettacolo meraviglioso. Ceniamo nella nostra verandina sul mare con della pasta al pomodoro preparata da noi. La pasta cotta nel microonde forse non è il massimo, ma la location come si usa dire, è da favola.

Il mattino successivo ci alziamo alle 8.00 e dopo mezz’ora, puntuale arriva la ragazza con la colazione che come al solito consumiamo davanti a questo scenario paradisiaco anche perché la giornata è meravigliosa e non c’è una nuvola. Dopo il caffè e le solite piacevoli quattro chiacchiere con Chris saliamo in auto e cominciamo ad esplorare l’isola. Ci dirigiamo a destra, verso nord. La strada si snoda in mezzo ad una vegetazione verde brillante, caratterizzata da piantagioni di banane e da palme. Ci fermiamo e scendiamo per fare delle foto proprio dove alcuni bambini stanno facendo il bagno in una cisterna d’acqua mentre alcune signore stanno lavando i panni. I bambini si fanno simpaticamente fotografare mentre giocano in acqua e una delle signore mi chiede se le posso fare una foto. Si mette in posa e poi la guarda sul monitor tutta divertita e ci ringrazia. Continuiamo il nostro giro verso il Canopy Walk anche se Chris ci aveva avvisati che non era più percorribile in quanto non più stabile. Arrivati ad un bivio continuiamo fino a Capo Mulinu’u. Un uomo piuttosto vecchio e sdentato ci ferma lungo la strada e ci chiede dei soldi. E’ una cosa usuale che alle Samoa, dato che alcune strade sono private, si debba pagare una tassa per percorrerle ma normalmente ci sono dei cartelli ben visibili con tanto di tariffe, ma lì non c’era assolutamente nulla. Il vecchietto inizia col chiedere 50 Tala e dato che non glieli diamo scende fino a 20. Alla fine, pur di levarcelo di torno gliene diamo 15, consapevoli che era forse meglio tener duro ed ignorarlo. Poco più avanti parcheggiamo l’auto e scendiamo per fotografare il mare in una zona lavica. A quel punto si avvicina una signora per chiederci pure questa dei soldi, ma dato che nemmeno lì ci sono dei cartelli e dato che la guida Lonely Planet mette in guardia su chi chiede dei pedaggi senza averne diritto, cominciamo ad innervosirci. Non abbiamo la minima intenzione di scialare soldi a destra e a manca per cui le diciamo chiaramente che i soldi per quella zona li abbiamo appena dati a un uomo incontrato poco prima. Alla fine ci lascia in pace e risalendo in auto proseguiamo fino a Capo Mulinu’u che è l’ultimo lembo di terra delle Samoa in cui tramonta il sole. Lungo la strada un altro tizio si avvicina per chiederci la solita gabella senza che sia presende alcun cartello. Non è possibile! Ma allora è proprio un vizio in questa zona dell’isola!! Ovviamente ci guardiamo bene dal darglieli, gli diciamo seccati che abbiamo appena pagato ma lui insiste dicendo che sono zone diverse. Quando stiamo ormai per perdere la pazienza ci lascia andare perché nel frattempo è arrivata un’altra auto da spennare, ma la coppia che è in auto manco si ferma e così il furbacchione rimane con un palmo di naso.

La strada prosegue e si torna indietro verso la parte sud dell’isola, sempre costeggiando il mare. Il panorama è sempre bellissimo, c’è verde ovunque. Subito dopo Falelima, guardando bene lungo la strada, riusciamo a trovare gli archi di roccia di cui parla la guida. Ci fermiamo e scendiamo per delle fotografie. Il mare è impetuoso e si insinua tra gli archi facendo un bell’effetto di schiuma. Cominciamo ormai ad avere fame, ma trovare un bar o qualche cosa di simile in questa parte dell’isola è un’impresa disperata. Ci fermiamo allora lungo la strada per comperare almeno dei biscotti o del pane. Troviamo un baracchino dove una simpatica signora vende, tra l’altro, i biscotti fatti in casa da lei. Un nugolo di bambini ci contorna. La signora ed il marito ci chiedono da dove veniamo e sono molto simpatici ed incuriositi. I biscotti sono veramente molto buoni, ci beviamo anche una coca cola e ci rimettiamo in marcia continuando lungo la nostra strada. Ci sarebbero ancora parecchie cose da vedere prima di rientrare, ma si sta facendo tardi e quindi decidiamo di proseguire fino al nostro hotel. I blowholes e le cascate le vedremo in un secondo momento, magari il giorno successivo. Ripassiamo da Salelologa dove siamo arrivati 2 giorni prima e poi seguiamo la strada che costeggia il mare. Passiamo vicino a Siufaga beach che è molto bella, con un mare che in alcuni punti è color verde smeraldo e in altri è di un intenso color turchese. Lungo la strada ci sono anche delle bellissime chiesette, ma abbiamo il sole alle spalle e la foto non verrebbe gran che bene per cui rimandiamo. Arrivati al nostro resort, dopo la doccia andiamo a prenderci due belle pizze nella piccola pizzeria che si trova a pochi metri dall’hotel. E’ gestita da un tipo svizzero piuttosto simpatico. Ogni pizza costa 15 Tala, non sono molto grandi, ma ci piace l’idea di mangiare nella nostra veranda sul mare. Le pizze non sono certo confrontabili con quelle che si mangiano in Italia, ma sono comunque abbastanza buone, considerando che siamo alle Samoa dove la mozzarella non esiste per cui viene utilizzato un formaggio che non è nemmeno suo lontano parente. Mentre stiamo aspettando le pizze, arriva una signora Svizzera che è la proprietaria dell’unico internet point dell’isola. E’ simpatica e parla bene italiano, ci dice che ha anche un bar dove si possono bere diversi tipi di cocktail. Ci godiamo la pizza sotto un cielo pieno di stelle con il rumore del mare in sottofondo.

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E’ domenica e la dedichiamo all’ozio totale! Ci sistemiamo in spiaggia, proprio davanti al nostro bungalow. I coralli si vedono benissimo con la bassa marea, sono rami di vario tipo, ma principalmente color marrone con le punte blu o viola. Tutta la zona davanti al resort è piena di banchi di corallo e di bellissimi pesci, è una meraviglia entrare in acqua. Si vedono una grande quantità di pesci balestra, pesci chirurgo, luna…entriamo ed usciamo dall’acqua svariate volte. Ceniamo al Le Lagoto: si mangia molto meglio quando non c’è il buffet: ci prendiamo uno splendido trancio di pesce condito con una salsina bianca alla vaniglia e poi un gelato. Totale 109 Tala. Quando usciamo dal ristorante rimaniamo incantati ad ammirare una via Lattea che sembra di poter toccare con le mani tanto ci appare incredibilmente vicina.

Durante la notte siamo svegliati da un sms appena arrivato al cellulare: è la My Air che ci comunica che il nostro volo per Parigi del 4 Agosto è stato cancellato e anziché alle 7.20 del mattino si parte alle 18 del pomeriggio! Siamo neri per cui dopo colazione ci fiondiamo all’internet point gestito dalla signora svizzera conosciuta due giorni prima. Ci passiamo un’ora e mezza alla ricerca di voli alternativi che ci permettano di arrivare a Parigi in mattinata, ma non concludiamo nulla dato che costano tutti uno sproposito. Alle 11 finalmente riusciamo a partire per il nostro giro verso la parte sud dell’isola. Tra Lesolo e Tuasivi il mare ha dei colori magnifici per cui ci fermiamo spesso a fotografarlo e anche le belle chiesette viste due giorni prima vengono immortalate. Mentre siamo fermi a fotografare il mare arriva un gruppo di bambini appena uscito da scuola. Sono tutti in divisa e molto carini per cui anche lì le foto si sprecano. Più avanti ci fermiamo a fotografare delle chiesette veramente stupende, soprattutto il contrasto con il cielo blu le rende ancora più belle. Decidiamo di pranzare al Siufaga Beach Resort dove prendiamo due panini al tonno che ci gustiamo in una splendida terrazza da cui si gode un bel panorama. Ripartiamo verso la nostra prima meta: Ananoa Beach. Si raggiunge dopo aver passato Salelologa: ad un certo punto lungo la strada c’è un cancello sulla sinistra dal quale si accede ad una strada sterrata. Si imbocca questa strada e dopo circa un chilometro si arriva alla famosa spiaggia Ananoa. Paghiamo 5 Tala per parcheggiare l’auto, la spiaggia è bella ma non proprio spettacolare come ce l’aspettavamo. Dopo le foto di rito risaliamo in auto e cerchiamo di raggiungere le cascate Olemoe. Si raggiunge Palauli e, subito prima di un ponte si percorre una strada sulla destra. Le cascate non sono molto grandi, ma c’è un bello scenario in mezzo alla natura. Oltre a noi c’è solo un’altra coppia appena scesa da un taxi che si ferma ad aspettarli. L’ultima tappa sono gli Alofaaga blowholes. Si raggiunge Taga dove, sulla sinistra, c’è un cartello che li segnala. Dei bambini ci confermano che stiamo andando nella direzione giusta. Si arriva ad un baracchino dove si pagano 5 Tala a testa e si continua in auto fino ad arrivare ai blowholes che si formano in una zona lavica. Chris ci aveva segnalato che pochi giorni prima un tizio aveva avvicinato una coppia chiedendo loro se volevano vedere cosa succede se si mette una noce di cocco in uno dei buchi scavati nella lava. Questi, ingenuamente, avevano detto di sì e così dopo lo “spettacolino” il ragazzo aveva chiesto loro ben 50 Tala. Ed infatti non appena mettiamo piede nella zona, un ragazzo si avvicina a noi e parlando in inglese ci dice che lui è l’uomo della noce di cocco (the coconut man!) e ci chiede se vogliamo vedere la potenza del mare. Noi ci rivolgiamo a lui in italiano e gli diciamo che non capiamo l’inglese per cui, dopo aver insistito un po’ utilizzando anche vari stratagemmi per vedere se effettivamente non capivamo quello che diceva, alla fine desiste e ci lascia finalmente in pace a goderci lo spettacolo e a scattare fotografie. Il mare è piuttosto impressionante: in quel punto della costa le onde si insinuano nelle cavità della roccia lavica formando dei getti altissimi che si vedono anche mentre si sta arrivando con il traghetto, da diversi chilometri di distanza. Le gocce d’acqua in sospensione formano ovunque dei piccoli arcobaleni. Bello spettacolo davvero! Per ritornare al nostro resort impieghiamo quasi due ore per cui arriviamo che è ormai ora di cena.

E’ l’ultimo giorno qui a Savaii e lo passiamo ad oziare in spiaggia sotto il sole. A pranzo ci cuciniamo una pasta al pomodoro e solo lo snorkeling pomeridiano riesce a farci schiodare dal nostro asciugamano steso sulla sabbia. Verso sera arrivano un po’ di nuvole che creano però uno spettacolare tramonto. Salutiamo Patricia e Chris e li ringraziamo, ceniamo ancora con una bella pizza e rifacciamo tristemente le valigie, cercando di andare a letto il più presto possibile dato che il giorno successivo la sveglia è prevista alle 5!

La mattina dopo alle 6 siamo già in auto pronti a partire. Dobbiamo raggiungere in tempo il molo perché la partenza del traghetto è prevista alle 8.00 ed in teoria bisogna essere sul posto al solito 1 ora prima. In realtà abbiamo constatato che l’imbarco inizia solo mezz’ora prima dell’ora stabilita. Le strade di Savaii non sono illuminate e alle 6 di mattina è ancora buio per cui bisogna andare molto piano, dato che dal ciglio della strada spesso sbucano improvvisamente galline, cani, maialini… Arriviamo al molo in perfetto orario, proprio mentre sta attraccando il traghetto. Questa volta è il Samoa Express che è molto più piccolo del Lady Samoa II. Ci si siede su delle panche situate sul ponte inferiore, allo stesso livello delle auto e non è per nulla piacevole vedere le onde così da vicino... Salpiamo alle 8 in punto. La prima parte del viaggio è veramente terribile: il mare nella prima mezz’ora è impressionante e la nave oscilla tantissimo, gli spruzzi delle onde arrivano fin sulle auto che sono bloccate al ponte da dei blocchi posti davanti e dietro le ruote ed i camion sono fissati anche da delle catene. Ci impieghiamo un’ora e mezza che a me sembra non passare più, benché io non soffra di mal di mare ho sempre una certa apprensione e non sono per nulla rilassata. Alle 9.30 quando finalmente raggiungiamo Upolu ed attracchiamo mi pare la fine di un incubo. Il cielo purtroppo è nuvoloso. Sbarcata l’auto, ci dirigiamo verso destra per raggiungere il Virgin Cove Resort (www.virgin-cove.ws). La strada inizialmente costeggia il mare e poi si addentra nell’isola. Ad un certo punto c’è persino un torrentello che passa sopra la strada. Impieghiamo più di un’ora per raggiungere il punto in cui si imbocca una strada sulla destra che porta al Virgin Cove. Dopo un altro quarto d’ora di strada piuttosto sgangherata e stretta eccoci finalmente a destinazione. La ragazza della reception ci accompagna al nostro cottage, il beach bungalow.

E’ veramente bello, completamente in legno su palafitte, si trova sulla spiaggia e si affaccia sul mare che in quel punto è meraviglioso. Il bungalow è molto spazioso e ben arredato, con un tavolo, un tavolino con poltrone e un grande armadio con tanti scaffali. Il bagno lo si raggiunge scendendo tre gradini e la doccia è ancora due gradini più in basso, all’aria aperta, circondata da una palizzata in legno. Completa il tutto una splendida veranda con poltroncine che dà sul mare. Bisogna dire che il costo era abbastanza elevato rispetto agli altri fale (bungalow nella lingua delle Samoa) molto spartani invece, in cui si dormiva su un materasso appoggiato sul pavimento e che avevano il bagno in comune, ma sono stati soldi spesi bene dato che non c’era proprio paragone. Per quanto mi riguarda, quando viaggio non cerco certo il lusso, ma la pulizia e il mio bagno personale assolutamente si, pur ammirando la capacità di adattamento di chi invece si accontenta di alloggi più spartani. La spiaggia davanti al resort è un qualcosa di indescrivibile: un semicerchio di sabbia bianchissima davanti ad una laguna trasparente. Ci sono persino le palme piegate sul mare: non manca proprio nulla per essere la rappresentazione della tipica spiaggia tropicale dell’immaginario collettivo. Sistemiamo i nostri bagagli e andiamo a pranzare al ristorante dell’hotel, ci ordiniamo una frittata e fish & chips. Dopo aver mangiato prendiamo l’auto e decidiamo di attraversare l’isola ed andare fino ad Apia, percorrendo la cross-island road. E’ tutto verdissimo e, come a Savaii, il giardini delle casette sono curatissimi. Lungo la strada ci sono piante e fiori praticamente ovunque. Raggiunta Apia facciamo benzina, andiamo al porto e facciamo un giretto per il mercato. Il paese è piccolo e si gira in un attimo. Per ritornare indietro percorriamo la strada che costeggia il mare, Si raggiunge Leulumoega e poi si entra nell’isola e la si attraversa. Raggiungiamo il Virgin Cove alle 7 di sera. A cena scegliamo pollo piccante ed insalata di mare ed entrambi i piatti non sono particolarmente buoni. Al contrario del gelato con la torta al cioccolato che è sublime. Si è alzato un gran vento che entra nel bungalow da tutte le parti, dato che ha diverse aperture in alto, per cui fa persino un po’ freddo e siamo costretti a chiedere una coperta aggiuntiva che viene sostituita con delle lenzuola dato che alle Samoa, dato ilo clima, le coperte non esistono proprio.

La mattina seguente ci svegliamo presto, ma il cielo è nuvoloso. La colazione è piuttosto varia ed abbondante e c’è un po’ di tutto anche se non è a buffet. Decidiamo di andare a vedere le cascate (ad Upolu ce ne sono diverse e pare siano tutte belle). Le prime che incontriamo, andando verso destra sono quelle di Togitogica. Non si paga nulla per vederle e sono immerse in un bellissimo scenario, ma sono veramente piccoline. A causa della pioggia caduta durante la notte c’è un sacco di fango tant’è che mio marito sta per scivolare dentro la cascatella con una scena fantozziana ma riesce a fermarsi in tempo e finisce solo (si fa per dire) con il fondoschiena nel fango. Dopo esserci ripresi dalle risate e dopo essersi ripulito, ritorniamo all’auto e ci rimettiamo in marcia verso le cascate Sopoaga. Si raggiungono facilmente perché sulla strada ci sono delle indicazioni molto chiare. Si entra in un piccolo parcheggio che si trova ad una ventina di metri da un belvedere dal quale si possono ammirare le cascate. Il salto compiuto è di 50 metri e sono un bello spettacolo. Si pagano 5 Tala a testa che si devono mettere in una scatola di legno chiamata non a torto “Honesty Box”. Oltre a noi c’è una ragazza che sta ammirando le cascate. Ha grandi occhi blu, si chiama Dorte ed è Danese, ci dice. Ci domanda da che parte stiamo andando e ci chiede un passaggio per tornare indietro al suo resort a Saleapaga. Noi le diciamo che la accompagneremo volentieri, ma che prima vogliamo andare a vedere anche le cascate di Fuipisia per cui la invitiamo a venire con noi. Lei accetta e partiamo. Queste cascate si raggiungono dopo pochi chilometri e sono anch’esse ben segnalate. All’arrivo siamo accolti da un signore e da un bambino gentile che ci regala un piccolo fiore a testa. Si cammina per pochi metri, si attraversa un piccolo ruscello e dopo un centinaio di metri, da una veduta laterale si possono ammirare anche queste belle cascate. Fanno un salto di 55 metri e sono piuttosto ricche di acqua perché evidentemente sta piovendo parecchio per essere la stagione secca.

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Torniamo indietro stando sempre attenti a non scivolare sul fango e raggiungiamo l’auto. Dorte ci racconta che vive a Copenaghen e che lavora per il ministero dell’economia danese. Lei sta viaggiando da sola e trascorrerà ben tre settimane alle isole Samoa. Alloggia a Saleapaga per cui la riportiamo indietro al suo resort che è proprio lungo la strada, sulla spiaggia. Ci offre dei soldi per pagare il passaggio ma noi ovviamente non accettiamo, ci mancherebbe altro! Noi invece continuiamo lungo la strada fino a Lalomanu e poi continuiamo su verso nord fino a rientrare all’interno dell’isola. Ad un certo punto ci infiliamo in una strada sterrata e stretta fino a Samamea. Ci salutano tutti, si vede che stranieri ne passano pochi da queste parti. E’ tutto talmente verde e la vegetazione è talmente fitta da sembrare irreale. Alle 6 di sera siamo al nostro resort, stanchi morti. Dopo una bella doccia calda andiamo a cena e poi subito a nanna.

Ci svegliamo finalmente con il sole, ma con l’alta marea, della spiaggia praticamente non c’è quasi traccia. Dopo colazione ci spostiamo allora per andare a vedere altre spiagge. Cominciamo con Salamumu beach. Per entrare nella stradina che porta alla spiaggia si pagano 6 Tala. Anche questa spiaggia è il classico scenario da cartolina: bianchissima ed orlata di palme, lambita da un mare azzurro e trasparente. Le foto, ovviamente si sprecano. Non appena abbiamo finito di fotografare tutta questa meraviglia e stiamo per stenderci al sole, passa di lì una ragazza che si ferma a parlare con noi. Ci racconta che lavora al resort Sa’ Moana e che sta rientrando a casa. Sta aspettando suo marito che nel frattempo sta pescando. Chiacchieriamo con lei per un po’ finché non arriva il marito che ci mostra orgoglioso un bel cesto di pesci. Li salutiamo e decidiamo di risalire in auto e di andare a vedere la spiaggia Return to Paradise Beach. In realtà sbagliamo strada per cui senza accorgerci arriviamo fino a Nofoalii. Ne approfittiamo per fare benzina sotto un improvviso acquazzone e ritorniamo indietro. Ma arrivati alla strada che porta alla spiaggia abbiamo un brutta sorpresa: Return to Paradise Beach è chiusa fino al 4 Ottobre perché la stanno allestendo per la trasmissione Survivors edizione inglese. Andiamo allora oltre fino a Matareva Beach ma è sempre la stessa solfa, anche questa è chiusa fino al 4 Ottobre. Lasciamo perdere e andiamo fino a Manina, al Coconut Beach Club & Resort. Il Resort è molto bello (e costoso) ma si trova su una spiaggia davvero insignificante per non dire brutta. Mangiamo dei sandwich è l’insalata “panzanella” e tutto è ottimo. Prima di ripartire ci prenotiamo un tavolo per lo spettacolo di Fia Fia del giorno successivo. Per finire andiamo a vedere le cascate Papapapaitai ma non appena arriviamo piove talmente tanto da non riuscire nemmeno ad uscire dall’auto. La fotografia è quindi rimandata! Nel tornare indietro ci fermiamo a comperare the e biscotti in un baracchino lungo la strada e dopo un doccia caldissima sotto le stelle ci facciamo un bel the con i biscotti appena comperati ed andiamo a dormire.

Il giorno seguente come al solito inizia con un bel di sole di breve durata dato che alle 9.30 il cielo si è già rannuvolato. Andiamo a rivedere le cascate Papapapaitai sperando di avere più fortuna. Riusciamo finalmente a fotografarle ma nonostante il salto sia di circa 100 metri non le troviamo particolarmente suggestive. Andiamo poi verso la spiaggia nera di Aganoa, dato che nel frattempo è uscito nuovamente un bellissimo sole. Si pagano 10 Tala all’ingresso e si imbocca una strada stretta e piuttosto dissestata. La spiaggia ha un tipica forma a semicerchio ed è circondata da palme. E’ molto bella anche se la sabbia più che nera è grigiastra. Ne raccolgo un po’ per la mia collezione e scatto tante foto. Ritorniamo al Virgin Cove che sono ormai le due del pomeriggio. Ci piazziamo in acqua con le sedie in plastica davanti al nostro bungalow. Lo scenario è veramente magnifico con le palme che si specchiano in questa laguna turchese. Dopo un po’ decidiamo di entrare in acqua che è bassissima per cui camminando si raggiungono tranquillamente delle rocce che delimitano parte della spiaggia. Nell’acqua si vedono molti coralli di forme diverse e in mezzo tanti pesciolini di colore blu elettrico o bianco-nero che nuotano tra i rami. Ma quello che ci lascia davvero a bocca aperta sono le due splendide stelle marine azzurre, molto grandi e con dei grossi tentacoli aggrappate alle rocce. A destra della spiaggia invece, con la bassa marea si forma una piccola piscina, un acquario naturale in cui ci sono sia coralli che pesci. Il più bello è un pesce Idolo Moresco bianco-giallo-nero con un lungo baffo. Restiamo ore impalati a goderci quello spettacolo che la natura ci offre. Dopo la doccia ci mettiamo in strada per raggiungere il Coconut Beach Club dove alle 19.30 inizia lo spettacolo di Fia Fia.

Mio marito stava fantasticando dal giorno prima su quello spettacolo e sulle ballerine per cui era pieno di aspettative. Io ridacchiavo tra me e me perché, avendo visto in giro pochissime (per non dire nessuna) belle ragazze, mi domandavo dove avessero potuto trovarne un gruppo di carine e ben fatte per lo spettacolo, ma non gli avevo detto nulla per lasciargli l’illusione anche perché la sorpresa sarebbe stata molto più divertente… Arriviamo e scopriamo che ci hanno assegnato un tavolo in prima fila, proprio davanti al palco. Che fortuna! Avremo una visione privilegiata dello spettacolo. Non vi descrivo come è rimasto quando sono uscite le 6 ballerine, anzi dovrei dire 5 dato che la sesta era un uomo travestito da donna: io pensavo di finire sotto il tavolo dalle risate perché erano una meno avvenente dell’altra e la più sottile aveva il fisico di un lottatore di sumo. Quando ho visto la sua delusione mi sono veramente cappottata dal ridere. Il balletto poi era anche di scarso livello, ma la successiva danza del fuoco che comprendeva una esibizione cui una bambina tanto bella quanto brava si esibiva con delle torce incandescenti ha risollevato il livello dello spettacolo. Mangiamo veramente molto bene: tonno affumicato con crostini di pane tostato, filetto al pepe e dolce per un totale di 180 Tala. Ritorniamo al resort a passa d’uomo in quanto per la strada ci sono, oltre che a galline e maialini anche tante persone che si siedono sul ciglio della strada a chiacchierare per cui si rischia seriamente di investirli.

Il giorno seguente è domenica e ci svegliamo con un sole meraviglioso. Alle 8 siamo già a fare colazione che in realtà ci arriva mezz’ora dopo, il servizio non è dei più celeri… Passiamo tutta la giornata in spiaggia a prendere il sole e poi verso sera, quando la marea è bassa, andiamo a rivedere le stelle di mare e l’acquario all’aperto che riesce ancora a stupirci ed emozionarci.

La mattina seguente decidiamo di andare ad Apia per visitare il mercato. Partiamo mentre sta piovendo e anche nell’attraversare l’isola prendiamo un bel po’ d’acqua. Ma, come per magia, non appena si raggiunge la parte nord dell’isola le nuvole si diradano e splende il sole. Fa anche molto caldo. Parcheggiamo in una piazzetta vicino al mercato e rischiamo pure di prendere una multa dato che un vigile zelante ci ferma dicendoci che siamo entrati contromano. In realtà non c’era nessun cartello ed infatti lui ci dice che stanno rifacendo la segnaletica e che ce lo ha detto solo a titolo informativo. E dato che siamo lì, ci chiede la patente provvisoria che l’agenzia di autonoleggio ci ha rilasciato, ma che al momento non riusciamo a trovare. Il vigile comunque ha pietà di noi e ci lascia andare per cui ce la caviamo con una ramanzina. Parcheggiamo e finalmente raggiungiamo il mercato che è grossolanamente diviso in due diverse zone: quella della frutta e verdura e quella dei souvenirs. Il mercato è al coperto e dentro è molto afoso. Bisogna anche dire che non è particolarmente bello né offre nulla di particolarmente interessante. Dopo pochi minuti incontriamo casualmente Dorte, la ragazza danese, che sta facendo un giro con un’amica. Continuiamo il nostro breve giro e ci dirigiamo poi fuori dal mercato, verso uno studio in cui fanno tatuaggi che si trova a poca distanza da lì. Do’ un’occhiata sia ai possibili disegni che alle condizioni igieniche, ma lascio perdere perché nessuna delle due cose risponde alle mie esigenze. Sono ormai le 13 per cui andiamo a mangiare qualcosa. La scelta ricade su Cappuccino Vineyard in Convent Street dove ci sono parecchi tavolini all’aperto. Sia l’insalata che il panino da noi ordinati sono squisiti mentre il caffè espresso ha un sapore veramente terribile. Dopo aver mangiato raggiungiamo il Flea Market che è un altro mercato al coperto dove vendono più che altro souvenirs. Io mi compero una pinza per capelli con i fiori ed un paio di orecchini fatti con i gusci delle noci di cocco dipinti. Mio marito invece si compera una maglietta molto carina. Per finire andiamo al porto e facciamo un giretto per la città anche se è fin troppo caldo. Torniamo indietro che sta ormai facendo buio. La cena in hotel non ha nulla di speciale e la carne del piatto principale è durissima.

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Siamo ormai arrivati all’ultimo giorno! Andiamo in giro verso Vavau, ma il mare arriva sulla famosa spiaggia con delle grosse onde. Sulla spiaggia poi ci sono parecchi ciottoli per cui non sembra così bella come la si trova descritta in internet. Saliamo verso Falevao, al solito la giornata è piovosa, ma come sempre non appena si raggiunge la costa nord splende il sole. Purtroppo però a nord non ci sono spiagge. Raggiungiamo Apia e continuiamo lungo la costa. Il mare è stupendo, sempre di colore verde smeraldo e ci sono bellissimi fiori ovunque lungo la strada. Tornando indietro constatiamo che praticamente splende il sole su gran parte dell’isola, tranne nella zona del Virgin Cove. Appena arrivati andiamo al ristorante per prenderci qualche cosa da mangiare, ma la ragazza che sta apparecchiando i tavoli per la cena non ci degna di uno sguardo continuando il suo lavoro. Ad un certo punto, dopo una decina di minuti, ormai stufa agra mi alzo e vado al banco della cucina a chiedere un gelato che finalmente ci viene portato. Da quello che abbiamo capito poi la cameriera si è presa una bella lavata di capo tant’è che la sera a cena era inaspettatamente ed esageratamente gentile con noi.

E’ arrivato il giorno della partenza purtroppo. La sveglia è alle 3 di mattina! Alle 3.50 siamo già in auto, pronti a raggiungere l’aeroporto. Riconsegniamo la Tucson (abbiamo fatto circa 1300 km) e facciamo il ceck in. Mentre aspettiamo l’imbarco notiamo che e c’è la tv locale che sta allestendo uno spettacolino di benvenuto con delle ballerine perché sono in arrivo i fantomatici VIP di Survivor che pare non interessino a nessuno però. Nel frattempo con i pochi Tala che mi sono rimasti mi compero una maglietta nell’unico negozietto presente in aeroporto.

Lasciamo le Samoa sotto il diluvio, esattamente come quando siamo arrivati. Destinazione Tonga, poi Auckland, poi Sydney, poi Dubai e finalmente Venezia!

Il viaggio di 18 giorni è costato in tutto, volo compresi, 2700 Euro a testa, alloggiando nelle strutture più belle di ogni isola e avendo sempre il fuoristrada a disposizione, dato che lo abbiamo noleggiato per tutta la durata del viaggio. Le Samoa sono un posto incantevole ed economico adatto a chi ama le civiltà diverse dalla nostra e la natura veramente incontaminata. Se invece cercate i Club Med, le sistemazioni di lusso o l’animazione, allora questo posto non è adatto a voi.

Manuela Campanale

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