Bookmark and Share
Pinuccio & Doni Around the
house
IMG1385

DA VARESE ALLE ALPI APUANE in moto - (2007) di Dario

Borlotto1b

TORNA ALL'INDICE DEI DIARI

1° GIRO DEL BORLOTTO

28-29 APRILE 2007

Equipaggi:
Donato “Webmaster&Commander” & Roberta
Ducati Multistrada 600

Dario
“Reporter-TomTom” & Grazia
BMW F650 GS

Fabrizio “Reporter-TomTom” & Maddalena
HONDA CBR 600 F
 

Borlotto1a

La giornata inizia nel migliore dei modi: un carro funebre ci affianca e sorpassa dopo neanche 300 mt. di strada percorsi…
Ma noi non siamo superstiziosi e si inizia il primo e, speriamo non ultimo, “Giro del Borlotto”.
Il dovere di reporter mi impone la descrizione dei fatti in maniera obiettiva e cercherò di mantenere tale obbligo..anche se so che mi sarà, in alcune circostanze, molto difficile.
Ma procediamo con ordine.
I tre equipaggi sono formati dal sottoscritto con la relativa mogliettina Grazia, il fido cognato Donato con la zavorrina Roberta e l’immarcescibile Fabrizio con il suo relativo capo Maddalena.
Il ritrovo è fissato come di consuetudine alle otto del mattino al solito autogrill di Castronno.
Le moto sono pronte dalla sera prima: io, in particolar modo, ho provveduto a pulire e lustrare la mia “Blitz Und Sturm” per farle affrontare per la prima volta, con me alla guida, un viaggio degno di tale nome.
Per l’occasione ho montato anche le due borse rigide laterali che fanno molto “vintage” e molto “Bmw”. Ingrassato la catena e ingrassato pure io…ma quello non c’entra.
Il buon Fritz anche lui all’esordio con la nuova moto, un CBR 600 della Honda: senza fronzoli e borse laterali ma con la solita borsa da serbatoio e la Madda con lo zaino da scout, la bandiera, il sacco a pelo, la gavetta e anche un piccolo barbecue…
I due pischelli (solo perché hanno qualche anno in meno di chi vi scrive…ma non si direbbe…) Donato e Roberta sono dotati del bel Multistrada Ducati, di un enorme bauletto e della schiena della Robi appositamente conformata all’aggancio dello zaino contenente pigiami, pantofole, cuffie per la doccia, scarponi da montagna e stecche di sigarette.
L’itinerario stilato la sera precedente alla partenza dal sottoscritto, viene illustrato nel briefing all’autogrill tra un cappuccino e una brioche riscuotendo l’approvazione da parte di tutti i piloti della combriccola.
Una volta fatto il pieno di benzina e controllato la pressione delle gomme, viene fatto il minuto di raccoglimento in onore dell’amico e dell’amica assenti nella circostanza e cioè Antonello e Sabina che hanno dovuto dare forfait all’ultimo.
E’ ufficialmente il primo giro con le mogli e già si cominciano a vedere le prime “anomalie” di comportamento rispetto alle abitudini di noi bastardi uomini: “Allora ? Andiamo ? Mi sto già stufando !” “Beh ? Hai finito di mangiare ed ingozzarti di brioche ?”.
Si capisce che non è la stessa cosa andare solo tra uomini ed andare con le proprie signore…eh no ! Non è proprio la stessa cosa !
Imbavagliata la mia gentil signora e stabilite le prime due / tre tappe, si parte e si imbocca l’autostrada.
La giornata è bellissima e la temperatura è ideale per andare in moto. Chi avrebbe mai detto che a fine aprile ci sarebbe stato un caldo quasi estivo.
Ma si sa che noi ad organizzare i “giri” siamo troppo bravi e prevediamo tutto…o quasi…
Ci involiamo verso l’Emilia Romagna e usciamo a Fiorenzuola. La direzione è verso Castell’Arquato, gradevole paesino medievale nel quale ci siamo fermati per una piacevole sosta.
Mentre ci si recava nella piazza principale, avviene la “profezia del giro”, e naturalmente si potrebbe dire “le ultime parole famose”…
Riferendosi al tempo, “QUALCUNO” esonera “QUALCUN ALTRO” dall’essere portatore sano di sfiga e io, evidentemente non abbastanza velocemente, comincio a “grattarmi l’america e la nuova zelanda”, ma il rito non è servito.
Parafrasando una mitica frase sportiva”Rigore è quando arbitro fischia” dico “I CONTI SI FANNO ALLA FINE…” e tutti gli altri hanno prontamente dissentito sulla mia elucubrazione…
Vabbè…noi non siamo superstiziosi e allora andiamo avanti facendo finta di nulla.
Fino a quel momento, a livello motoristico, non era stato molto eccitante il percorso fatto per lo più in autostrada.
Ma la cartina stradale lasciava ben sperare e così è stato.
Andiamo verso Bardi e facciamo una brevissima sosta nella piazza principale per ammirare il Castello famosissimo. Tanto famoso che nessuno di noi se lo filava…
Si procede verso Borgo Val di Taro e la strada diventa molto bella e eccitante per la guida. Il paesaggio che ci circonda è verdissimo, le colline e la vegetazione che portano al Passo Cento Croci rendono spettacolare la strada.
Finalmente arriviamo ai primi tornanti e la guida si fa sportiva, da veri motociclisti. Non veloci ma brillanti.
Dietro di me, Grazia, vedendo che le curve si fanno più intense e numerose, mette via lo smalto e si prodiga a fare un bel maglione all’uncinetto…questo per farvi capire quanto era “vissuto” da lei il tragitto…
Donato comincia a fremere e lo vedo ben attaccato dagli specchietti retrovisori, mentre Fabrizio più calmo e tranquillo di noi due e con la Madda che gli conficcava nel costato degli spuntoni di acciaio non appena superava una certa velocità o guidava in modo a suo giudizio scriteriato, ci seguiva un po’ più distante ma sempre visibile dagli specchietti.
Io mi “sporco all’interno dei pantaloni” per la prima volta al terzo o quarto tornante quando tocco per ben due volte e sempre nella stessa curva col cavalletto che mi fa raddrizzare la moto in piega.
Ma capita l’antifona ciò non accade più se non un’altra volta.
La strada continua con curve e controcurve, qualche volta pericolose per la presenza di sabbia e brecciolino proprio nei punti di maggior pericolo per noi motociclisti.
Mentre si prosegue con la consueta guida brillante, guardo negli specchietti e dopo una serie di destra-sinistra-destra non vedo più i compagni d’avventura.
Dentro di me penso “ma cavolo…non devo andare così forte…siamo qui per divertirci..mica per fare i coglioni..” e allora rallento. Ma ancora nulla.
Mi fermo e Grazia mi chiede il come mai della sosta.
Le spiego che non si vedono più i due equipaggi e che lei non se n’era accorta perché era intenta a scrivere sms mentre andavamo.
Così torniamo indietro e dopo una curva vediamo le due moto ferme con tutti e quattro in piedi e con facce abbastanza perplesse.
Chiediamo un po’ spaventati “Cos’è successo ? Siete caduti ?” e Donato, con un subdolo sorrisino, indica la Roby che è bianca come un cencio…
Insomma…per farla breve…BLEAH ! BURP !....stava per vomità !!!!!
Avete capito bene !!! Mal di moto !!!
Si…poi ha detto che aveva mangiato a Natale un qualcosa che ha modificato il metabolismo e le ha procurato un abbassamento di pressione agendo sul nervo vagale che, a sua volta, le ha provocato una contrazione dell’esofago e la conseguente sensazione di nausea…ma il fatto è che, come i motori (e io ne so qualcosa…sigh !) sono gioie e dolori !
Allora dal bauletto il buon Doni estrae le rotelle laterali e le applica alla ruota posteriore…come le bici dei bambini…
A parte l’ilarità del momento e la constatazione che non ci sono più i giovani di una volta, ci si rimette in moto per affrontare altre curve e a questo punto lascio la conduzione del gruppo proprio a Donato il quale riprende la via.
Seconda personale “strisciata” nelle mutande: curva con sabbia e sassi proprio al centro e io sbaglio l’impostazione finendoci sopra, la moto mi va dritta, metto il piede per terra e con un movimento tipico (ma per nulla voluto) da motard, riesco a raddrizzarla e a rimetterci in pista…
Vi dico solo che per i successivi venti km. sembravo un pensionato con la panda e il berretto.
La strada prosegue con curve e controcurve che ci soddisfano ed allo stesso tempo ci stancano. Al nostro gruppo si accodano altre due moto che ci seguiranno fino alla sosta successiva.
Ci involiamo verso Borgo Val di Taro con la fame che ci spinge a fare in fretta.
Finalmente riusciamo a mettere le gambe sotto il tavolo e ci rifocilliamo con risotto ai porcini, bistecche di manzo, insalata e frittatina con funghi (allucinogeni) del loco.
Costo 13 euro a testa.
Salutiamo i due aggregati che si erano aggregati anche al ristorante e ritorniamo in sella (non Fabrizio) diretti verso Varese Ligure e poi Sestri Levante.
Così imbocchiamo la strada verso il Passo Cento Croci e facciamo anche il Passo delle Donne (non sapevo che ci fosse…) scolliniamo e arriviamo in Liguria.
Le indicazioni che portano sull’Aurelia ci fanno imboccare una strada abbastanza stretta e tortuosa lunga circa cinque chilometri.
Arriviamo sull’Aurelia e ci dirigiamo verso le Cinque Terre senza particolari problemi. Il paesaggio è bellissimo ed il traffico fino a quel momento era stato praticamente inseistente.
Giungiamo al passo del Bracco e li troviamo una miriade di motociclisti pronti ad iniziare le varie garette. Ma noi proseguiamo verso il mare, desiderosi di raggiungerlo al più presto in quanto abbastanza provati dalla strada e dal caldo.
Scegliamo come meta la cittadina di Levanto che non fa parte delle Cinque Terre ma che per le nostre esigenze va più che bene.
Così, giunti sul lungomare, parcheggiamo le moto e lasciamo “libera” la Madda che, con uno scatto da centometrista, parte alla conquista della spiaggia gridando a squarciagola e con la sua giugulare bella gonfia “IL MARE ! IL MARE ! STA ARRIVANDO L’ESTATE ! IL MARE ! IL MARE !”
Noi, drivers, molto più lenti e pacati, sistemiamo le moto ed andiamo ad adagiarci sulla “comoda” battigia di Levanto.
Tempo dieci secondi e io ronfo…
Una volta ripresomi dal coma indotto mi rendo conto di essere in riva al mare e mi faccio crogiolare dal caldo sole delle sei di sera.
Ma il posto da raggiungere è ancora lontano e lo spauracchio di un paio di chilometri di sterrato impegnativo (così ci disse l’oste al momento della prenotazione) ci impone la ripartenza.
Si risale in moto e si decide di andare in autostrada verso la Versilia: mancano una settantina di chilometri e sono le sei e mezza di sera.
Salutiamo Levanto e ripercorriamo a ritroso la strada fatta per arrivare al mare.
Imbocchiamo la galleria e circa a metà della stessa avviene di tutto e di più.
La mia moto entra in sciopero per una rivendicazione sindacale e proclama lo stato di astensione immediato in quanto solidale con gli operai della catena di montaggio della Bmw che hanno davanti il proprio posto di lavoro la scritta “il lavoro rende liberi”.
Così di spegne e CICCIA !
Tra un rosario e l’altro, le quattro frecce e vaffanculo che si sprecano, porto la moto al di fuori della galleria nel frattempo illuminata a giorno dai moccoli.
Messa la moto sul cavalletto rimango in stato di trans per almeno cinque minuti: in quel frattempo avrebbero potuto operarmi a cuore aperto senza anestesia che non me ne sarei nemmeno accorto.
Tentiamo di rimetterla in moto ma non c’è nulla da fare: i tedeschi quando scioperano, scioperano !
E così provo a telefonare al Customer Bmw…peccato che la sfiga ci vede benissimo e vede anche di togliere il campo del cellulare !
Ari-vaffanculo che si sprecano e salgo col buon Friz che mi accompagna alla ricerca di un posto dove ci fosse presenza di segnale telefonico.
Per un po’ ho temuto di dover arrivare a La Spezia per poter fare una telefonata, ma finalmente troviamo le “tacche” necessarie.
Telefono e tutto a posto: arriva il carro attrezzi per portare via il “cadavere”.
Torniamo indietro e vediamo le facce sconsolate degli altri: mia moglie è una iena, vuol prendere a calci la moto, la Madda e la Roby assistono ai vari tentativi di respirazione bocca-a-bocca del mezzo meccanico ma non c’è nulla da fare.
Arriva il carro attrezzi ed io accompagno la moto come un parente che accompagna il proprio in camera operatoria.
Foto di rito..della serie “cornuto e mazziato” e vedo “lei” andare via, legata come un salame Citterio.
Così decidiamo come e cosa fare e ci accompagnano alla stazione ferroviaria di Levanto.
Mentre noi proseguiamo il viaggio sulla strada ferrata, gli altri devono raggiungere il posto prenotato che si trova a Stazzema ad una ventina di km da Pietrasanta (prov.Lucca).
Il racconto della serata si sdoppia: per sentito dire e per vita vissuta.
Per sentito dire:
arrivano in zona quando ormai è buio e trovare le indicazioni non è semplice.
Ma stranamente e grazie all’istinto di sopravvivenza ci riescono quasi subito.
Per chiudere la giornata ci pensa la Madda a ravvivare lo spirito che sembrava spento dopo la prima disavventura.
Si fa ritrovare a gambe all’aria mentre Fabrizio si chiedeva del perché la moto fosse diventata improvvisamente più leggera. In curva, da fermo, mentre faceva manovra, ha perso passeggero ma fortunatamente non l’equilibrio altrimenti avrebbe spiaccicato con la moto la sua consorte intenta alla misurazione della durezza e consistenza dell’asfalto con la chiappa…
Ripresisi dallo spavento, i fantastici quattro, si involano verso la vetta ed affrontano in salita la strada che anche io e Grazia, qualche ora dopo, avremmo affrontato in auto. Sicuramente molto difficile e impegnativa e se poi si pensa che è stata fatta al buio più totale…
Per fortuna raggiungono il rifugio e si rifocillano con la cena pattuita all’atto della prenotazione: pasta col ragù, coniglio al forno con patate, insalata e caffè.
Nel frattempo ci si teneva in contatto telefonico per spiegare sia cosa stavamo facendo noi a-sociali sia per sapere come potevamo raggiungere il posto “in culo ai lupi”.
Loro, dopo cena, hanno l’obbligo di aspettarci e la stanchezza si fa sentire ma ci pensa l’oste a ravvivare la serata facendo vedere ai fantastici quattro dei meravigliosi documentari sulle alpi Apuane e sulle cave di marmo.

Per vita vissuta:
Io e Grazia cerchiamo un treno per arrivare a Pietrasanta ma, naturalmente, non ce ne sono…
Allora dico “Andiamo a La Spezia e da lì prendiamo una coincidenza…”
Nel frattempo Friz propone di venirci a prendere alla stazione di Pietrasanta per poi portarci su al rifugio (questo prima ancora di arrivare e vedere la strada…)  ma io e Grazia non vogliamo essere di peso. A La Spezia cerchiamo qualche albergo ma sembra che si sia riversata nella cittadina tutta la popolazione italiana per fare una vacanza. Echeccazzo ! Manco un posto a pagarlo oro !
Il treno per Pietrasanta partirà alle 22.17 e noi siamo lì dalle 20.30…insomma non ci passa più.
Ipotizziamo varie soluzioni: andare subito a Milano ma il primo treno è alle 5.04, andare dai suoceri a Varazze ma ci vogliono almeno tre ore, dormire in spiaggia ma Grazia a momenti mi sviene…
Così riproviamo ancora al Customer Bmw il qual e finalmente ci trova un’auto sostitutiva. La fame è tanta e prima di andare a ritirarla, ci rifocilliamo al McDonald della stazione…siamo proprio alle cozze…
Saliamo su un taxi e arrivati al rentcar mi spara un bel 25 euro di conto: minchia dei pupi !
Saliamo sulla Ford Focus e ci involiamo verso Stazzema dove giungiamo intorno la mezzanotte dopo aver affrontato una sagra di paese (avendo sbagliato strada) e aver fatto la mulattiera che gli altri avevano fatto in moto.
Il pensiero è stato…”meno male che noi siamo in auto…”.
Giusto il tempo di salutare gli altri e si va a dormire perché ormai esausti dai chilometri e dalle emozioni.
Il risveglio al giorno dopo è gradevolissimo in quanto è possibile vedere il panorama meraviglioso delle alpi Apuane ed in lontananza, coperto dalla foschia, si potrebbe intravedere anche il mare.
Ci rendiamo conto che il posto è sperduto, ma talmente sperduto, che anche i lupi si fermano al paese più sotto.
Si decide di non abbandonare gli appiedati e di andare nella città di Lucca.
Io e Grazia carichiamo in auto per il tragitto della strada sterrata le due zavorre Madda e Robi alle quali evitiamo il tremendo percorso in discesa.
Una volta giunti sull’asfalto ed averlo baciato a mo’ di Papa, ci involiamo verso Lucca.
Un sole estivo ci accompagna durante la passeggiata nel centro cittadino e sulle mura che circondano il capoluogo toscano. Molta gente affolla la cittadina e tra una cazzata e l’altra, tra una presa per il culo e l’altra arriviamo al momento del pranzo.
Ovviamente tralascio le frasi che dalla sera prima mi frullavano nelle orecchie anche se qualcuna ve la devo dire…
“Ma per fortuna che si è rotta la moto…metti che scoppiava una gomma !” “Ah…ma io chiedo se è possibile chiedere i danni morali alla Bmw !” “Pensa se fosse successo a chi non ha l’assicurazione!” “Pensa che potevamo farci male !” “Beh…vuoi mettere ! Meglio questo che altro !”
Insomma dalle sette della sera prima fino alle sette del giorno dopo la mia gentile mogliettina, ogni tanto, usciva dal torpore e dall’incazzatura ed iniziava la filippica…
Comunque dopo pranzo il gruppo si sdoppia: i mazziati depressi ritornano alla base mentre i reduci proseguono il viaggio seguendo l’itinerario previsto in origine.
Noi arriviamo a Varese facendo il viaggio in pieno silenzio in quanto la mia signora ha dormito per tre quarti del tempo.
Tornati a casa andiamo a consegnare l’auto sostitutiva e concludiamo così il giro del Borlotto.
Gli altri invece affrontano il Passo del Lagastrello, vanno al castello di Lady Hawk (Torrechiara) e macinano chilometri su chilometri fino ad essere esausti ed arrivare a Varese intorno alle venti e trenta.
Insomma mettiamo in archivio il primo “Giro del Borlotto” così denominato in quanto, appena possibile, c’era il borbottio delle zavorre che avevano sempre qualcosa da dire riguardo a tutto.
Mentre scrivo non so ancora il destino della mia,nonostante tutto, amata moto che lascia per il momento un vuoto incolmabile nel mio garage ed ogni volta che apro quella porta vado sempre più in depressione.
A parte gli scherzi direi che, sfiga a parte, è andato tutto bene. La compagnia, gli equipaggi sono comunque rodati da altre vacanze per cui non si è per nulla faticato a stare insieme bene anche in moto ed anche in circostanze meno simpatiche.

Alla prossima, dunque !

Senza sfiga…possibilmente.

Borlotto1c
Borlotto1d

PS la Bmw è l’unica moto che ti fa partire su due ruote e ti fa tornare con quattro ! Ah…la tecnologia tedesca…

Tutte le foto le trovi nel sito di Dario:

I diari della Motocicletta

Questa parte del sito è a vostra disposizione

inviateci le vostre foto e i diari di viaggio

pubblicheremo tutto su queste pagine

pinuccioedoni@pinuccioedoni.it

GRAZIE!!!

TORNA ALL'INDICE DEI DIARI

iniziopagina