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Pinuccio & Doni Around the
house
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DA VARESE AL MONTE AMIATA in moto - (2008) di Dario

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3° Giro del BASTARDO
9-10-11 Maggio 2008


Personaggi ed interpreti:

Dario “Coach-Reporter" - BMW R1200 GS - "bella-bellissima"
Antonello “Il Biondo” - Ducati Multistrada 1000 - "ripacandida"
Donato “Grizzly” - Ducati Multistrada 600 - "poderosa"
Fabrizio “Fritz-McGyver” - Honda CBR 600F - "maddalena"
Massimo “Il Nano” - Ducati Monster SR2 800
Enrico “'U' Fuggè” - Ducati Monster 900 - "cnigghie"
Vittorio “'Pedrosa” - Aprilia Tuono 1000
Mauro
“'Maurone” - Aprilia Caponord - "5minuti di piacere"
Enrico
“'Chicco” - BMW R1200 GS

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Bel giro.
Nel Verdon.
Seeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee !!!!
Bucaioli ! Mugello, altro che Verdon !
Viva l’Italia !!! 

La bellezza di 1280km in tre giorni, per uomini veri !

Che gran giro quello del BASTARDO 2008 !

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Il giro delle 1.235.283.198.195 curve, degli amori, dei triangoli, delle gomme anteriori e posteriori !
Un giro partito da Castronno alle 7.00 del venerdì 9 maggio: 8 partenti per la defezione all’ultimo dell’amico di Vittorio e dell’amico di Enrico.
La giornata si presenta bene, il tempo è sereno e il cielo lascia presagire visibilità ottima lungo tutto il tragitto.
Arrivati al rendez-vous e scambiati i convenevoli di rito, indossiamo tutti la maglietta del Bastardo che ci accompagnerà per tutta la prima giornata.
Il tragitto è già definito ed occorre solo decidere l’uscita dell’autostrada:
“Ragazzi, usciamo a Piacenza o a Parma ?” chiedo io.
”Mah…mi piacerebbe tanto uscire a Fidenza…c’è un posto dove comprare gli affettati, sai…sono senza panini…” questo l’esordio di Maurone.
Beh ? Volete per caso contraddire un così grande e grosso omone ?
Certo che no !

Così, all’unanimità (?!), decidiamo di uscire a Fidenza.

Li ci aspetta il luogo tanto decantato da Mauro ma prima andiamo a fare colazione al baretto di fianco.
Primo innamoramento per la barista che sfoggia un bel paio di …. “Brioches” che tutti, indistintamente, ammirano con piacere.
Così, dopo il caffè e brioches (da mangiare), invadiamo il posto degli affettati, vino e altre cazzatine del genere.
E lì, ancora il playboy de “noantri” Maurone, attacca bottone con la “splendida” e giovane sessantenne entreneuse del posto che, in tipico accento emiliano dice
“Socc ! Il Giro del Bastard ! Mo vieni qua dietro che te lo fazzio vedere io chi è bastardo, bel manzottone zizziottone che non sei altro !”.
Ma Mauro declina l’invito riuscendo però a farsi tagliare un bel po’ di parmigiano come stuzzichini.

Acquistiamo anche una bottiglia di un non ben precisato vino rosso (solo poi si scoprirà che era una barbera) e si risale sui propri cavalli a due ruote che scalpitano e non vedono l’ora di farsi qualche curva dato che fino a quel momento sono andati dritti in autostrada.
Benzina e via !
Ancora una ventina di chilometri in direzione Parma e poi, finalmente, gli appennini.
La tabella di marcia viene rispettata alla perfezione, i posti prestabiliti vengono puntualmente attraversati e ci dirigiamo verso le prime curve del giro.
La volontà espressa da tutti i partecipanti è stata quella di fare il meno possibile autostrade e strade ad alta percorrenza per privilegiare strade tipo Brinzio e Valganna.
Così, il tragitto studiato per l’andata, comincia a farsi notare per la tipologia di strade tutte-curve.
Ad un tratto, come accade quasi sempre, scatta il solito “embolo” e comincia la bagarre.
Donato, fido secondo, parte a manetta avendo “subito” la calma dell’andatura fino a quel momento sostenuta.
Vuoi che Vittorio, il Biondo e il Nano stiano tranquilli ???

Ma manco per le palle !
Alè ! A manetta sfidando la sorte, chi più (Biondo…per le gomme), chi meno.
Io e il Nano fatichiamo a stare dietro agli embolizzati tant’è che in una curva ci troviamo quasi per campi e solo dopo scopriamo che anche il Biondo si era raccomandato l’anima proprio in quella curva.
La nostra fortuna, indipendentemente dalla curva in questione, è stata che, per tutti i tre giorni abbiamo praticato strade prive di traffico, strade a nostra completa (o quasi) disposizione. Manco le avessimo prenotate !
Il gruppo chiuso dal lesto Enrico, dal pacifico Mauro e dall’instabile anteriore Fritz, ci raggiunge e con più calma raggiungiamo la prima tappa per il pranzo che avviene su un tavolo piazzato ai bordi della strada di montagna in un non ben precisato paese dell’appennino emiliano.

Li si cominciano a tirar fuori i bassi istinti: rutti, scoreggie, prese per il culo…complimenti alla moto del Mauro e analisi dei copertoni posteriori ed anteriori.

Il tutto inframezzato dalla degustazione di un ottimo salame di culatello, il vino e i panini portati da casa.

A parte il Biondo che ha estratto dal bauletto il solito timballo di pasta, arrosto con patate, insalata, dolce, caffè e ammazzacaffè…

Intanto i primi approcci tra Mauro e Vittorio cominciano ad esserci: “Ma che bella tutina aderente alla Diabolik che hai, Vitto ! Mmhhhh…ti sta proprio bene ! Esalta le tue forme….”

Vitto, un po’ imbarazzato, abbozza un sorrisino che Mauro interpreta come segnale di sottomissione.
Ma il giro è appena iniziato e il sesso lascia spazio, giustamente, ai motori e alle strade.
Si riparte in direzione dell’Abetone e lì si giunge dopo un’altra embolata dei soliti: io, che mi esalto nelle salite ma mi cago addosso in discesa, Donato che si esalta e basta, Vittorio che fa la lepre sperando che Mauro lo raggiunga, il Biondo e il Nano.

Fortunatamente, all’arrivo sull’Abetone, proprio in curva c’è un bel tombino che mi fa rallentare: sotto lo sguardo attento di due carabinieri.
Mi metto la sciarpa e la coppola sul casco, con un’andatura da pensionato giro lungo tutto il piazzale dell’Abetone per poi andare a parcheggiare vicino al bar dove sono proprio i caramba.
Così fanno, per fortuna, anche tutti gli altri.
Entriamo nel bar, scambiamo due battute coi caramba che leggono la scritta sulla nostra maglietta e se ne vanno.
Noi ci accomodiamo fuori e vediamo che la punto blu dei CC fa il giro del piazzale e poi si ferma dietro le nostre moto.
Io, in cuor mio, sono a posto per tutto: ma non due cognati di Cocquio che, poco prima della partenza, hanno deliberatamente imbrattato la targa per renderla illeggibile nel caso di autovelox.
Così iniziano a sudare freddo quando notano che i tutori dell’ordine si soffermano a guardare le moto e poco dopo si fermano davanti a noi chiedendo:
“Di chi è quel monster targato AS…?”

Cnigghie alza la mano, con lo sguardo del bambino colto in flagrante col dito nel vasetto della marmellata, e comincia a piangere disperatamente:
“Appuntà ! Io tengo famiglia ! Non mi posso permettere di prendere un’altra multa perché vado piano ! L’aggia già pigliata l’anno scorso…Poi lavoro alla Uirpùl..iamm’ pure vuie siete do’ sud !”
“Uè Terun ! Io so’ tosscano ! Non sono mica tutti teroni i caramba ! Bischero ! Non fare il fighetta e vai a pulire quel cesso di targa, maremma bucaiola, prima che chiamo Calderoli e ti faccio togliere il permesso di soggiorno ! Te e anche quell’altro bischero che ha il cbr ! Passi per la Multipla col fazzoletto sulla targa, ma fare i bischeri a sporcarla proprio no !”
Ci guardiamo in faccia e cerchiamo di capire quale fosse la Multipla e poi realizziamo…la moto del Mauro !
Così la coppia truffaldina si reca alla pulizia obbligata della targa ed intanto il fotografo prepara la macchina fotografica per l’autoscatto.
Fatte le foto si intraprende la via per S.Marcello Pistoiese, altro passaggio previsto per l’avvicinamento a Barberino di Mugello.
Arriviamo alla tappa prevista e devo trovare l’indicazione per Ponte della Venturina ma, colpa dell’ennesimo embolo, arriviamo fino a Pistoia deviando così rispetto all’itinerario previsto.
Gli embolizzati si fermano poco prima di entrare in Pistoia (per fortuna) e così ho la possibilità di studiare l’itinerario alternativo .
Si procede per Prato ma il casino è veramente incredibile così opto per la soluzione Firenze Nord – Barberino in autostrada.
Poco dopo le 18, arriviamo nei luoghi conosciuti del Mugello: il paesaggio è sempre bello e poi gustarselo in moto, col sole, lo rende ancor di più incantevole.
Senza alcuna difficoltà e con le sole indicazioni memorizzate nel cervello (tutti i dati li ho lasciati a casa !), giungiamo in quello che poi sarebbe diventato il primo Bed & Breakfast “autogestito” della storia.
Ad accoglierci due cagnoni, Bongo e Zara, che fortunatamente sono buoni.
Poi esce il padrone di casa e, appena visto, la reazione è stata una mezza risata per come si è presentato.
Entrambe le braccia fasciate da metà bicipite a metà avambraccio con le mani che danno i palmi verso l’esterno.
Ciao-ciao, presentazioni di rito ma poi, sfacciatamente chiedo
“Ma cosa ti sei fatto ?”

“Maremmacane ! Ho preso l’epicondilite a tutti e due i bracci col tagliaerba che vibra troppo ! Bucaiolo a lui ! Maremmatroia !”
Il buon Pepe ci annuncia subito che non ci avrebbe fatto la grigliata ma che aveva prenotato da “Cosimo de’ Medici” un tavolo per noi.
Il ristorante, situato all’uscita dell’autostrada, è rinomatissimo per le sue fiorentine: speriamo bene.
L’oste ci offre birre e salame nostrano mentre Mauro sfodera un bel pezzo di parmigiano acquistato dalla sua prima conquista della giornata.
Ci facciamo raccontare un po’ della vita di Pepe e scopriamo che lui è un batterista: l’è ‘n’artista !
Millanta di aver suonato con Baldi, altri bischeri simili ed addirittura spara che “l’ha suonato anche con Eros…”.
Adesso, chi sia Eros l’è tutto da vedere…magari è un tizio che si chiama “Eros Bucaiolo e la sua Band” o magari è Eros Ramazzotti…mah…
Ingozzati di minchiate, saliamo nelle camere e la disposizione avviene in questo modo: camera a quattro con me, Biondo, Donato e Mauro; camera con i due cognati fraudolenti e altra camera a due col Nano e Vittorio.
Nella nostra camera c’è un letto matrimoniale e gli sposini tocca farli a me e il Biondo.
Ricominciano gli ammiccamenti tra Mauro e Vittorio e si passa ai fatti: Mauro strizza più volte i capezzoli a Vittorio il quale, tra dolore e piacere, sta al gioco.
Per fortuna andiamo a fare la doccia e a prepararci per andare a cena.
Ci dirigiamo verso Barberino e io mi carico il Nano mentre il Biondo va con Donato. Gli altri ognuno la sua moto.
Mauro, giunti al ristorante, non fidandosi dei troppi camion presenti sul piazzale, elargisce una cinque-euro al parcheggiatore che ci fa entrare all’interno del parcheggio dell’hotel. Moto al sicuro.
Ebbravo Mauro !
Prendiamo posto a tavola e, sempre su consiglio di Mauro, optiamo per un piatto “misto”: fiorentina e filetto al lardo di colonnata.
Ari-bravo al Mauro. Ottimo consiglio.
Così ci viene servita la fiorentina su piatto caldo, con patate al forno e fiori di zucca.
Poi è il  turno del filetto…
Poi arriva il sorbetto e dopo i cantucci col vin santo.
Si chiude con l’immancabile caffè.
Conto..41 euro a testa. Ma sicuramente ne è valsa la pena.
Torniamo a casa, siamo abbastanza stanchi e ce ne andiamo a letto.
La notte comincia coi tuoni di Donato e l’aria è decisamente pesante. Ci addormentiamo in un batter d’occhio ma senza capire se naturalmente oppure aiutati dagli odori che, in qualche modo, ci hanno narcotizzato.

Secondo giorno.
Il mio secondo giorno inizia con l’aprire gli occhi e trovarsi davanti Cnigghie appoggiato al comò della nostra camera intento a guardarci.
Evidentemente dovevamo essere uno spettacolo, noi quattro.
Pare che fosse lì dalle cinque e mezza del mattino, stufatosi del russo di Fritz, emigra dalla propria camera nella nostra.
Si è amabilmente intrattenuto col Doni, sviluppando argomentazioni tecniche sulle moto, fino al “vaffanculo” di commiato.

Mauro chiama Vittorio per il bacino del buongiorno, ma lui, Vittorio, non cede alle lusinghe del bisonte di Morazzone.
Il Nano è ancora nel bozzolo delle lenzuola ma, al nostro vociare contro Cnigghie, si sveglia e ci viene a deliziare la vista in completo intimo: uno spettacolo forte, non adatto ai minori.
Andiamo a fare colazione e ci troviamo la famiglia del Mulino Bianco che ci prepara la colazione: una scarsa macchinetta del caffè, il latte giusto-giusto per cinque persone (peccato che eravamo in otto), pane scongelato della Mister Day e qualche barattolo di marmellata al gusto non ben specificato.
Ma si sa che i Bastardi non si fermano davanti a nulla: strafogano tutto ciò che è commestibile e lasciano poche briciole sul tavolo.
Sorpresa: l’amico di Cnigghie che il giorno prima non era potuto venire insieme a noi, si presenta alle nove del mattino dopo essersi fatto un bel 350km in autostrada partendo da Varese intorno le cinque del mattino. Solo per quanto fatto si merita l’iscrizione al club del bastardo: non so chi e quanti di noi avrebbero fatto la stessa cosa.
Gli diamo qualche minuto per fare colazione e riprendersi dal viaggio, nel frattempo noi decidiamo quale fare dei tre itinerari previsti per il secondo giorno.
Si opta per quello più “imboscato”, quello che attraversa di più, in termini di chilometri, il Parco delle Foreste Casentinesi e del Monte Amiata.
Preso il mio roadbook ed inserito nell’apposito porta mappe, saliamo in moto e ci dirigiamo a fare benzina non prima però di aver pagato e salutato i bucaioli padroni di casa che partivano per Venezia.
La prima tappa di un certo “interesse” è il famoso Passo del Muraglione.
Attraversando i vari paesi prima di arrivare all’inizio della scalata al passo, stiamo molto attenti agli autovelox che impestano tutta la valle.
Speriamo di non averne lisciati…
Inizia la salita e l’embolo colpisce al mattino presto: io, il Nano, il Doni. Si parte a stecca e si comincia a salire pennellando curve e tornanti, schivando qua e là qualche ciclista che, molto inopportunamente, occupa la sede stradale a noi destinata.
Belle curve, asfalto pulito e salita. Il mio terreno preferito.

Arriviamo in cima e ci fermiamo a fare una breve pausa. Guardiamo la cartina e ci dirigiamo in direzione Forlì.
Discesona e l’embolo scatta ai soliti “discesisti”, Biondo in primis.
Io me ne sto col gruppetto dei tranquilli e faccio da battistrada alla Multipla, Cnigghie e Fritz che teme per il pochissimo grip del suo anteriore.
Arriviamo ad un bivio che ci porterà, imboccata la strada, al passo del manzo e poi direzione Premilcuore.
La strada è di quelle da “embolo aggravato” e così è.
Parto io e, dopo un paio di tornanti, il solito ciclista ottuagenario che sfida la sorte col pace-maker affrontando salite che facevamo fatica a fare noi in moto, per pochi centimetri non mi inforca uscendo da una curva.
Il vaffanculo si è sentito persino dal casco tanto che il vecchietto alza la mano per scusarsi.
Vabbè. Si riparte a chiodo e spremo ogni cavallo dal mio potente e ingombrante mezzo seguito sempre a ruota dal Doni che si diverte molto anche lui.
Curve, tornanti, salite con pendenze molto impegnative: libidine del motociclista.
Gli altri si accodano a noi e l’ultimo pezzo di strada è bagarre. Arriviamo in cima e altra sosta.
La giornata è molto bella e il sole molto caldo. Ci dissetiamo, spariamo le solite minchiate, facciamo qualche foto, controlliamo  l’usura delle gomme.
Enrico Bmw (l’amico di Cnigghie) ha la moto uguale alla mia (beh..la mia è la mia: unica !) e si “difende” molto bene anche lui nelle curve.
Riprendiamo la discesa direzione Premilcuore e, come a mio solito, in discesa vado piano…io !

Gli altri mi passano e “embolizzano” la strada come al solito.
Il Biondo vuole consumare bene e a tutti i costi il battistrada dei suoi pneumatici e direi che ci riesce molto bene….fin troppo ! Ma lui è uno che non butta via niente: “Li ho pagati ?? Li consumo tutti, fino all’ultimo !!!”
Arrivati al bivio del paesino di Premilcuore, prendo la cartina giusto per capire se dovevamo andare a destra o sinistra dato che non c’erano indicazioni stradali indicanti altri paesi.
“Secondo me dobbiamo andare a destra…” dice Maurone e, tutto sommato, non aveva torto.
Difatti dopo qualche chilometro troviamo le indicazioni che ho sul roadbook e svoltiamo su un ponte che ci porta sull’altra riva del fiume che percorre la valle. Ci fermiamo un attimo per riguardare la cartina, qualche pisciatella qua e là, e si riparte.
Dopo pochi chilometri la strada finisce e inizia uno sterrato: la cosa non è poi tanto drammatica ma crediamo di aver sbagliato strada.
Così torniamo indietro al bivio del ponte e ci involiamo alla nostra sinistra.
Mentre percorriamo la strada, leggendo le indicazioni che danno Firenze in avvicinamento, mi convinco che la direzione non è quella corretta.
E difatti, dopo una ventina di chilometri ci troviamo al bivio che precede la vetta del passo del Muraglione: praticamente abbiamo fatto un circuito, peraltro molto bello, che ci ha allungato la strada di circa 40 km.
Alè !
Si ritorna indietro per l’ennesima volta e decidiamo di fermarci a pranzo nel paesino di Premilcuore.
Mentre andiamo verso il paese, vengo superato dalla moto del Biondo col casco del Vittorio e dalla moto del Vittorio col casco del Biondo…Per un attimo ho pensato
“cazzo…sono stanco…comincio a vedere strano…meglio andare piano e fermarsi…”
I cornutazzi si erano scambiati le moto…
Troviamo la “Locanda del Tempo Perso” gestita da una ragazza albanese (o comunque di quelle parti) e il sosia di Marco Lucchinelli.
Ci mangiamo un paio di taglieri di pizza fatta con tutti gli avanzi del giorno prima, ma la fame è tanta per cui non stiamo lì a sottilizzare.
Constatiamo che il paesino è proprio da “morti in culo” data la densità di popolazione e l’età media che è circa di 65/70 anni.
Sono le due e mezza del pomeriggio e dobbiamo ancora affrontare un bel po’ di chilometri prima di raggiungere l’ultima meta della giornata: l’Eremo di Camaldoli situato proprio nel bel mezzo del Parco delle Foreste.
Così ci facciamo dare un paio di dritte da Lucchinelli-Bis (il quale se la tira un po’ e comincia a sparare cazzate del tipo “mi ha salutato in TV…”) e ripartiamo in direzione Camaldoli.
Rifocillati e ritemprati teniamo una bella andatura e raggiungiamo il bivio per l’Eremo: strada come quella del mattino. Curve, strette, salita….wow ! Evviva !
Embolo !
Un paio di strette al buchino le ho avute…ma poi mi sono ripreso abbastanza presto. Arrivati in cima attraversiamo proprio la foresta: paesaggio bellissimo, visibilità non bella causa tratti al sole e all’ombra che non consentivano una chiara vista dell’asfalto.
Arriviamo all’Eremo e ci concediamo una bella e meritata pausa:  arriva anche un Bus della Giuliani e Laudi che scarica il Cral dell’ospedale di Varese.
Beviamo il caffè e calcoliamo i chilometri rimanenti per giungere a Barberino. Circa una settantina.
Minkia….
Sono quasi le cinque e mezza del pomeriggio: siamo in giro dalle nove e mezza quindi siamo belli stanchi anche perché le strade affrontate non sono state certo facili. Mi chiedo e chiedo a Enrico Bmw come possa essere ancora lucido dopo quasi settecento km. percorsi dalle cinque del mattino…Mah…
Così, con calma e con un’andatura da veri mototuristi, arriviamo a Barberino: decidiamo di fare la grigliata nel “nostro” B&B autogestito.
Donato, Biondo, Mauro, Nano e Fritz vanno a fare la spesa al discount, noi altri torniamo a casa.
Tornati anche gli altri e docciati tutti, ci impadroniamo del bellissimo camino della cucina e ci facciamo la nostra gustosa grigliata: Cnigghie è l’addetto alla cottura della carne, noi siamo glli addetti a sparare e dire stronzate di ogni tipo.
La love-story tra Vittorio e Mauro continua: strizzate di palle e di capezzoli, foto compromettenti testimoniano tutto ciò.
Il Doni brandisce un wurstel e lo usa a mo’ di “pisello” costringendo il Nano ad un rapporto orale con lo stesso…wurstel.

Poi, finalmente si mangia, e le minchiate lasciano spazio al silenzio e al rumore delle mandibole, dei culi e dei rutti.
Poi si va in camera e l’aria si fa pesante…molto pesante….
Donato è al massimo del “marciume interiore”: le flatulenze emesse sono a dir poco imbarazzanti oltre che molto dannose per la salute.
L’aria è quasi irrespirabile: Mauro sviene nel letto chiamando a gran voce Vittorio il quale, nel frattempo si è già imboscato col Nano.
Cnigghie staziona davanti al nostro letto ma, non appena il nostro “scaccia-ospiti” entra in azione con l’emissione di fialette puzzolenti, si ritira immediatamente nella propria dimora insieme a Enrico Bmw e Fritz.
Io e il Biondo riusciamo a non essere investiti dallo Tsunami-puzzolente, forse perché sotto vento, ma ci lanciamo qualche bombetta sotto le lenzuola.
Mauro vuole assolutamente vedere il suo Vittorio col body alla Diabolik in pensione e lo invoca a gran voce: e lui, si concede per l’ultima volta.
Si spengono le luci è quasi mezzanotte.
Domani è dura: si ritorna a casa.

Terzo giorno.
Vittorio, per no spezzare il cuore al suo spasimante, se la svigna di soppiatto alle sette e mezza del mattino.
Così il gruppo perde un elemento.
Il risveglio è molto simile a quello del giorno prima: la prima persona che vedo è Cnigghie !
Il primo odore che sento è quello emesso dal Doni…
“Cavolo ! Ma è sabato ancora ?!”
Alle otto arriva la “sostituta” della famiglia del Mulino Bianco e ci prepara la colazione: meglio imbandita la tavola, il caffè era abbondante e il pane pure.
Vabbè, spazziamo tutto e, mestamente, prepariamo gli zaini e carichiamo le moto.
Al sole studiamo il tragitto per il ritorno e optiamo per il Passo del Lagastrello.
La strada è lunga, facciamo subito benzina e partiamo alla volta del passo della Futa e della Raticosa che sono a pochi chilometri da noi.
Si vede che è domenica, le moto sono tante e veniamo sorpassati da pazzi scatenati.
I soliti embolizzati si accodano ad un gruppetto e sfidano le curve e gli autovelox fino a giungere sulla Futa. Foto e ripartenza immediata.
Io non sono ancora “embolizzato” per cui procedo con andatura tranquilla mentre gli altri affrontano la Faticosa a passo decisamente spedito.
Giungiamo in cima, altre foto, caffè e si riparte direzione Roncobilaccio.
La strada è molto meno trafficata ma molto più nervosa.
Così arriviamo a pochi km dall’imbocco dell’autostrada e alla sosta per la consueta consultazione della cartina, avviene il distacco di altri due del gruppo.
Fritz, giustamente, non se la sente di rischiare con la gomma davanti che è in condizioni pietose; Mauro, invece, con la scusa che vuole raggiungere la moglie, si accoda a Fritz ma in realtà ha un puntello col Diabolik di Varese: Vittorio !
Ci salutiamo un po’ a malincuore e procediamo direzione Lagastrello.
Le strade sono come volevamo: poco trafficate e piacevoli alla guida.
Stretta di culo quando un deficiente pensa bene di uscire all’improvviso da una piazzola di sosta mentre io, il Nano e Enrico arrivavamo a chiodo.
Cnigghie in giornata buona, segue Donato e il Biondo, senza rimanere troppo indietro.
Affrontiamo un tratto di strada con asfalto rosato e con un”cavatappi” tipo Laguna Seca. Sballo !
Arriviamo ad un lago artificiale e ci dirigiamo verso Bagni di Lucca: c’è ancora molta strada da fare e la stanchezza, oltre che la fame, comincia a farsi sentire.
Giunti in provincia di Lucca, dopo essere ripassati dall’Emilia Romagna, ci fermiamo a pranzo.
Gnocchi, ravioli al ragù, alle noci, al capriolo. Birra e caffè ! Rutto libero.
Altro briefing per decidere se ce la facciamo o no a fare il Lagastrello.
Notizie da Varese: Fritz e Mauro sono arrivati ma sotto la pioggia ! Ma noi siamo fiduciosi e alla fine avremo ragione.
Optiamo per l’autostrada della Cisa: entrando ad Aulla.
Affrontiamo altri sessanta-settanta chilometri di strada impegnativa prima di giungere all’ingresso dell’autostrada.
Prima però, affrontando una strada in discesa, tutta curve, ci fermiamo al termine della stessa chiedendoci a vicenda se avessimo le gomme a terra. Io, ho notato che all’uscita dalle curve, in accelerazione, la moto scodava parecchio.
Così anche gli altri: abbiamo dedotto fosse la tipologia d’asfalto che faceva scivolare le gomme in modo anomalo.
Meglio così.
Arriviamo finalmente ad Aulla e lì c’è il colpo di scena: la moto del Biondo denuncia una perdita d’olio copiosa dal radiatore. Panico !
E’ la stessa cosa occorsa l’anno scorso quando siamo andati a Fussen. Cerchiamo disperatamente una chiave inglese che potesse stringere il bullone ma nessuno l’ha tra le dotazioni della moto. Così optiamo per il primo distributore entrati in autostrada.
E al primo ci rispondono picche.
Così altri quindici chilometri di sofferenza e giungiamo al secondo: per fortuna tutto si risolve al meglio, il radiatore non perde più olio e quello che ora preoccupa è lo stato di usura del pneumatico posteriore.
Così percorriamo la noiosa autostrada fino ad incrociare la Milano-Bologna in quel di Parma.
Mancano esattamente cento km. a Milano e ci immettiamo nella tre corsie della A1.
Io e il Nano per ingannare il tempo giochiamo alla morra cinese mentre ci dirigiamo verso Milano. Il traffico è molto scorrevole nonostante fossero le sei di pomeriggio di una domenica di maggio.
Così arriviamo a Melegnano e Cnigghie deve fare benzina: salutiamo lui e EnricoBmw e noi ci diamo appuntamento alla tradizionale foto ricordo di Castronno, rituale che chiude sempre le nostre avventure.
Sono le sette e mezza di domenica 11 maggio.
Le quattro moto “superstiti” si ritrovano affiancate, stanche, orgogliose.
Si danno appuntamento al prossimo Bastardo anche se, la Poderosa, non ci sarà più.
Grazie ragazzi ! Grazie a tutti per questa bella e divertente tre giorni del Bastardo 2008.
Ci rivediamo l’anno prossimo, più bastardi che mai !

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