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Pinuccio & Doni Around the
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COSTA RICA - Diario di viaggio (2006) di Carolina Schiavio

Anche quest’anno io ed Ettore ci siamo spinti fino in Centramerica con il desiderio di conoscere luoghi nuovi e, perchè no, per rilassarci un po’ dopo mesi di lavoro.

La scelta cade sulla Costa Rica, sia perché è una terra che ci affascina molto dopo i racconti di amici che ci sono stati, sia perché ci siamo innamorati della cultura latino-americana e vorremmo conoscerla in ogni suo aspetto.

Ad accompagnarci, come sempre, la Lonely Planet, sicuramente indispensabile, ma questa volta, non sempre affidabile.

La formula-vacanza è molto cambiata rispetto agli ultimi viaggi, ma il risultato è stato comunque quello di una vacanza indimenticabile ed incredibile.

Abbiamo deciso di partire con un’altra coppia, Claudio e Giovanna, conosciuta la scorsa estate a Cuba e di abbandonare i mezzi  pubblici per affittare un fuoristrada.

Il viaggio in Costa Rica ci ha permesso di visitare molti parchi con una flora ed una fauna davvero mozzafiato, di vedere ecosistemi molto diversi e di conoscere il suo popolo, i “ticos”, così cordiale e disponibile.

Unico neo di questa terra meravigliosa è la mancanza di un po’ di storia e cultura…qui non ci sono monumenti e di conseguenza le città perdono di fascino e di interesse…

Abbiamo prenotato il volo Milano-Newark-San Josè a metà giugno spendendo 1250 euro a testa.

Abbiamo noleggiato il fuoristrada (Gran Vitara 7 posti) via internet presso il concessionario Suzuki di San Josè spendendo 720 euro per 17 giorni, abbiamo percorso circa 2000 km (le strade qui sono tutt’altro che in buono stato) spendendo 210 euro di benzina.

Per dormire abbiamo speso 635 euro, per gli ingressi ai parchi 142 euro e per cibo ed extra vari altri 800 euro.

In pratica la vacanza è costata circa 2300 euro a testa.

Sinceramente mi aspettavo di trovare sistemazioni più economiche, ma la Costa Rica è una terra molto battuta dal turismo americano…ed i prezzi sono a misura di gringos!

1 euro=640 colones (¢)

1 USD=515 colones(¢)

 La Costa Rica ha 8 ore di fuso in meno rispetto l’Italia.

1 agosto

Emozionati come per ogni viaggio, ci alziamo all’alba per raggiungere l’aeroporto di Malpensa.

Lì ci riuniamo con i nostri compagni di viaggio…l’avventura ha inizio!!!
L’aereo decolla puntuale ed in 9 eterne ore siamo a New York.

E’ la prima volta negli States per me ed Ettore, tuttavia sarà solo per lo scalo e quindi ci accontentiamo di vedere la città dall’alto…

Passati i vari controlli e la dogana abbiamo dovuto ritirare i bagagli e, senza rifare il check-in, li abbiamo dovuti lasciare vicini ad un rullo su cui vengono smistati…cosa alquanto curiosa ed inutile! Anche il secondo aereo decolla in perfetto orario e questa volta, stanchissima, riesco a dormire per tutte le 5 ore del volo.

Atterriamo a San Josè verso le 20 p.m. ora locale (le 4 a.m. in Italia), ritiriamo i bagagli e troviamo un taxi che per 12$ ci ha portato all’Hotel Santo Tòmas, in Avenida 7 calle 3y5, proprio nel centro della capitale.

Abbiamo prenotato 2 notti in hotel con Expedia qualche mese fa, la camera doppia con colazione ci è costata 42 euro.

Il Santo Tòmas è un piccolo albergo nel cuore della capitale, a pochi passi dal museo della Giada.

Ha una dozzina di camere piuttosto carine, con bagno privato ed acqua calda; ai suoi ospiti offre l’accesso gratuito ad internet, un bel giardinetto con una piccola piscina (bellina anche se l’acqua non è pulitissima) e si è rivelata una buona sistemazione.

2 Agosto

…come ogni volta che viaggio verso occidente, i primi giorni mi sveglio prestissimo, così inizio subito a studiare l’itinerario per oggi…giornata dedicata alla visita della città ed all’adattamento al fuso…

Mi rendo conto che la città non offre molto, anzi, e per di più oggi in Costa Rica si festeggia il giorno della Virgen de Los Angeles quindi le poche cose che ci sarebbero da vedere sono chiuse.

Così ci dirigiamo verso il Mercado Central, un luogo caotico e colorato in cui si vende di tutto e dove si può anche mangiare seduti in una soda (sono dei bar modesti dove si preparano piatti caldi a tutte le ore).

L’atmosfera è cordiale, la gente non ci assilla, al contrario un simpatico signore offre a Claudio di fare una foto con la sua tartaruga senza chiedere alcuna propina…

Dopo aver girato tra tutte le bancarelle ci siamo diretti all’Avenida Central per comprare gli stivali di gomma per le varie escursioni nei parchi.

La ricerca non è stata semplice, ma alla fine abbiamo trovato 3 paia di “botas para lluvia” per 15000 ¢ (Ettore, che porta il 46 se li era portati da casa!).

Proseguiamo quindi verso il mariposario “Spirogyra Jardin de Mariposas” – ingresso 6$ cad.-, una sorta di serra con un giardino tropicale in cui volano tantissime specie di farfalle di colori e dimensioni diverse…sono tutte bellissime, ma sinceramente il fatto che mi si posassero continuamente addosso mi faceva piuttosto schifo…non sopporto gli insetti!!!

La visita nella fattoria delle farfalle prosegue con un interessante filmato di circa 20 min. che spiega il ciclo vitale di questi insetti.

Quando ci allontaniamo dal giardino è ormai ora di pranzo così prendiamo un taxi (660 ¢) che ci porta al Mercado dove ci rintaniamo in una delle tante soda per mangiare delle empanadas spendendo 5000 ¢ in quattro.

Dopo il pranzo ci siamo diretti alla Catedral Metropolitana, una chiesa enorme e moderna, che assomiglia più ad un salone di un palazzo che ad un luogo di culto.

Da lì, passando per quartieri piuttosto degradati con molti senzatetto, raggiungiamo il Teatro Nacional, uno degli unici edifici degni di nota in questa città; è un palazzo ottocentesco con una bella facciata ed una grande cupola in rame ormai completamente verde ed ossidata.

Ritorniamo in hotel passando davanti al palazzo della posta, altro edificio interessante ed attendiamo l’ora di cena  riposando nel giardino dell’Hotel.

Per cena ci siamo diretti a piedi a El Pueblo, il centro commerciale di fronte al giardino  delle farfalle: è una sorta di cittadella con ristorantini e negozietti di ogni genere.

Ci sediamo al Los Balcones, vicino al più rinomato e costoso “la cocina de leña”, dove abbiamo preso birre e piatti di carne spendendo 10000 ¢ in quattro.

3 Agosto

Questa mattina alle 8.30 abbiamo appuntamento con il responsabile dell’autonoleggio per poi cominciare il nostro viaggio.

L’auto, una Suzuki Gran Vitara 7 posti, del 2005, bordeaux, benzina, con cambio automatico è in ottimo stato: mentre Ettore controlla i dettagli del contratto, noi carichiamo i bagagli…ci accorgiamo però che il portellone non chiude…

Non c’è modo di tenerlo chiuso, lo blocchiamo con del nastro adesivo per fissare le medicazioni e torniamo alla concessionaria per far sostituire la serratura; da un lato è meglio così, usciamo dalla città accompagnati dal tipo della concessionaria e dopo la riparazione partiamo alla volta del vulcano Arenal.

Fin da subito notiamo che sull’asfalto spesso è disegnato un cuore giallo con un’aureola in un quadrato…scopriamo poi che simboleggia il punto in cui è stato travolto un pedone…ci sono un sacco di cuoricini su tutte le strade della Costa Rica e giorno dopo giorno ci rendiamo conto che le strade qui sono davvero pericolose perché poco illuminate e i cattivo stato.

Fino a San Ramon si percorre una strada a doppia corsia piuttosto scorrevole, quindi si lascia la via principale e si segue per Arenal (a circa 90 km); la strada diviene più stretta, tortuosa ed inizia a salire, attraversando diversi paesini ed una vegetazione fitta e rigogliosa. Il panorama è incredibile e sembra che i Ticos non se la passino poi male!

A San Ramon facciamo il primo pieno di gasolina (30000¢) e ci rendiamo conto che la benzina qui costa quasi un euro al litro.

A metà strada abbiamo fatto una breve sosta per osservare  l’elegante volo di alcune aquile…non ne avevo mai viste prima!

Dopo 2 ore e ½ di viaggio abbiamo iniziato ad intravedere le pendici dell’Arenal avvolto in fitte nuvole bianche ed in pochi minuti abbiamo raggiunto Fortuna.

Il paese si snoda lungo la via principale alle cui spalle si staglia il vulcano, che pare rimanga per la maggior parte del tempo coperto dalle nuvole.

Troviamo alloggio all’Hotel San Bosco (55$ con aria condizionata), un posto molto carino con piscina, jacuzzi e vista sul vulcano.

Pranziamo al Rancho La Cascada, Hamburger e birra per tutti a 16000 ¢ .

Mentre siamo lì, finalmente, il vulcano ha smesso di nascondersi dietro bianche nubi e ci ha permesso di immortalarlo in tutto il suo splendore.

Intorno alla cima c’era sempre un po’ di foschia, ma sinceramente non so se fosse una semplice nube o il fumo che usciva dal cratere…mi piace pensare fosse la seconda!

Dopo pranzo andiamo a rilassarci alle Terme di Baldì, spendendo 15$ anziché 25 grazie ad una convenzione con l’hotel.

Lo stabilimento termale si sviluppa in un meraviglioso giardino ai piedi del vulcano, in cui ci sono una dozzina di vasche di acqua calda di temperature e forme diverse.

Si va da quella a 67°C in cui non si riesce nemmeno ad infilare un alluce a quelle a 34°C che a confronto sembrano fredde!!!

C’è anche una piscina dotata di un bancone del bar con barman all’asciutto e sgabellini a mollo per i clienti…davvero carino, ci siamo bevuti un’Imperial ghiacciata mentre inizia a piovere.

Abbiamo infatti fatto conoscenza con la pioggia della Costa Rica, che giunge verso le 15 e non smette almeno per un paio d’ore.

E’ stato un pomeriggio di puro relax, di cui avevamo davvero bisogno, risentiamo ancora un po’ del fuso!

Tornati in paese abbiamo fatto una sosta alla Soda Twin per bere una birra (700¢) e gustarci l’atmosfera del locale pieno di Ticos all’ora dell’aperitivo.

A cena invece siamo stati a Choza de Laurel, un locale affollato in cui servono abbondanti piatti di ottima carne alla griglia…che mangiata! (24000¢).

Prima di tornare in albergo abbiamo provato a costeggiare l’Arenal nella speranza di vedere qualche lapillo, ma era piuttosto nuvoloso e solo Giovanna è riuscita ad intravedere una lingua di lava.

4 Agosto

La sveglia suona presto anche oggi, dobbiamo raggiungere Monteverde nel pomeriggio.

Il cielo è coperto ed il vulcano è sparito alla nostra vista…siamo stati davvero fortunati ieri!

Prima di partire visitiamo il mercato dell’artigianato…non mi sarei mai aspettata di trovare un negozio super organizzato con tanto di 2 computer per lo scarico dei prodotti venduti…niente a che vedere con i mercatini in Chiapas!!

Siamo di nuovo in viaggio, passato il ponte oltre il vulcano, si apre davanti a noi il lago Arenal, il bacino artificiale creato negli anni ’70, il più grande della Costa Rica, e ci ritroviamo avvolti da una meravigliosa foresta.

La strada è spesso sterrata ma si procede bene. Prima del villaggio di Arenal ci fermiamo in un belvedere da cui si domina tutto il lago…ma non c’è proprio traccia del vulcano!

Al bivio per Arenal si prende la strada che sale verso destra e si prosegue verso Tilaran.

Qui il paesaggio si fa molto simile alle nostre Alpi, il lago è circondato da montagne e il colore della vegetazione ricorda una foresta di conifere…una comunità di elvetici ha addirittura creato la piccola Svizzera, con tanto di trenino che permette di raggiungere delle baite ed una chiesetta con la tipica architettura dell’Engadina!

Arrivati a Tilaran siamo stati avvicinati da un ragazzo che, presentandosi come un impiegato del comune, ci ha dato una cartina ed un po’ di indicazioni per raggiungere Monteverde per 4$ (ci è sembrata un po’ una fregatura, però…)  da qui la strada si snoda per 30 km su una pista sterrata piena di sassi e buche…un vero e proprio incubo! Ci vogliono più di 2 ore di marcia, per fortuna il panorama è incantevole, passiamo piccoli villaggi pieni di bambini, ampi pascoli, piantagioni di caffè e zone dove la foresta è molto fitta…

Pranziamo al ristorante El Bambu a Dos de Tilaran(18000¢), un locale carino gestito da ragazzi molto cordiali e simpatici, quindi proseguiamo fino a Monteverde.

Appena arrivati, dopo aver vagato per un po’ a caso, dato la totale assenza di indicazioni stradali, abbiamo fissato l’escursione per questa sera al Bosque Eterno de los Niños (ingresso 15$), una riserva senza fini di lucro istituita dai bambini di tutto il mondo per salvaguardare queste foreste e la loro fauna.

La visita è guidata, subito la guida ci spiega che deve liberare un serpente velenoso che hanno trovato giorni fa…il serpentello era molto bello, ma doveva essere altrettanto pericoloso visto la paura che aveva la guida all’atto di lasciarlo andare!

La visita prosegue poi addentrandoci nella foresta al calar del sole (ovvero verso le 18!)… assistiamo ad un meraviglioso tramonto con vista sulla penisola di Nicoya, quindi ci inoltriamo nella radura, è incredibile il silenzio e l’oscurità in cui siamo immersi!

Mentre intorno a noi volano lucciole anche con un lumino rosso, la guida ci dà alcune notizie di botanica spiegandoci per esempio che esiste un albero “strangolatore” che si attorciglia intorno al fusto della pianta che parassita, creando così uno strano intreccio che rende l’albero incantevole.

Nelle sue cavità si nascondono un’infinità di insetti e piccoli animali.

Avvistiamo un bradipo ma lo si riconosce a fatica,  troviamo altri 2 serpenti che dormono sui rami di un albero, la guida fa uscire alcune enormi tarantole dalle loro tane, vediamo una rana microscopica  tutta rosa, ma lo spettacolo migliore ce lo offre un elegante tucano appollaiato su un ramo…

Siamo fortunatamente muniti di binocolo, così, seppur lontani, riusciamo ad osservare i suoi incredibili colori…il percorso dura un paio d’ore, troviamo sistemazione all’hotel Lucia’s Inn (45$ a notte) ed andiamo a cena a Sant’Elena al Tree House, un locale molto suggestivo costruito intorno ad un albero di Ceiba (credo).

Si mangia bene, il locale è molto particolare e si spende un po’ più che altrove, ma ai clienti viene offerta anche un’ora di internet gratis.

5 Agosto

Anche questa mattina la sveglia è suonata all’alba, con la scusa che nel tardo pomeriggio è già buio si cena e ci si corica presto!

Il tempo non promette nulla di buono, ma non ci lasciamo scoraggiare e ci dirigiamo all’ingresso della foresta nebbiosa.

Scegliamo un percorso di circa 4 ore senza guida, paghiamo il biglietto (15$) e muniti di poncho e stivali ci inoltriamo lungo il sentiero. Piove…uff!!

La foresta è molto rigogliosa, ci sono alberi altissimi ma anche molti arbusti e fiori, il tutto avvolto in una fitta nebbiolina e in un’atmosfera ovattata che sembra quasi irreale.

L’umidità è tale che le piante, le liane ed anche le foglie sono ricoperte di muschio!

Durante il percorso abbiamo attraversato un breve ponte sospeso, abbiamo visto una cascata e ci siamo riposarti al belvedere…anche se con la nebbia la visibilità era nulla!!!!

Di animali neanche l’ombra, la camminata ci ha stancati, ma ne è sicuramente valsa la pena.

All’ora di pranzo torniamo a Sant’Elena e ci fermiamo nella Panaderia in piazza per qualche pastelito prima di dirigerci allo Sky Walk lì vicino.

Lo Sky Walk (17$) è un circuito  di 6 ponti sospesi sopra la foresta, con altezza che varia dai 20 ai 50 metri e lunghezze fino ai 300 metri.

Io soffro di vertigini,  quindi scelgo di non partecipare all’impresa e guardo dal basso gli altri 3 che salgono sulla lunga scala a chiocciola che porta alla sommità del primo ponte…aiuto!

E’ completamente sospeso nel vuoto, mentre scopro che gli altri, seppur alti 50 metri sembrano quasi appoggiarsi alle cime degli alberi.

Nel giro di un’oretta gli altri mi raggiungono e ci dirigiamo al giardino delle Orchidee in centro a Sant’Elena.

Non è la stagione giusta per questo genere di visita, ma ne vale comunque la pena: contrattiamo sul prezzo ed alla fine entriamo pagando 5$ cad. con tanto di guida…un ragazzino che svogliatamente ci indica l’orchidea più piccola del mondo (incredibile!) ed altre diverse specie delle 450 presenti in questo parco.

A cena scegliamo il Restaurante Marquez in centro, dove mangiamo bene per 24400 ¢, poi prendiamo un bicchiere di rhum nel locale in centro che fa anche da discoteca…un posto molto caratteristico e caotico…divertente!

6 Agosto

Giornata di trasferimento al mare.

Siamo partiti di buon’ora da Monteverde e ci siamo diretti verso Cañas , passando per il villaggio di Las Juntas.

Anche da questa parte la strada è una pista sassosa piena di buche, ma per fortuna il tragitto è più breve e a Cañas abbiamo preso la Panamericana fino a Liberia…finalmente un po’ di asfalto! Avevamo gli organi interni shakerati!

Arrivati in città abbiamo seguito le indicazioni per Nicoya e verso mezzogiorno eravamo a Tamarindo.

Questo paese è rinomato per essere la patria dei surfisti, mi aspettavo di finire in una località turistica del calibro di Playa del Carmen ed invece è un paesino con qualche albergo piuttosto carino, banche e qualche negozio che si snoda lungo un viale fangoso. La spiaggia era ridotta ad una stretta lingua sabbiosa, probabilmente per via delle maree ed il mare era pieno di surfers che sfidavano i cavalloni.

L’impatto mi delude un po’, ho ancora negli occhi il colore del mare di Cuba e vedere quest’acqua grigia e cupa mi lascia perplessa…decidiamo di risalire verso Playa Conchal descritta sulla guida come un vero paradiso.

Arrivati in zona le indicazioni stradali svaniscono e dopo numerosi giri scopriamo che la spiaggia è raggiungibile solo da un hotel di super lusso oppure percorrendo in auto la spiaggia di Brasilito…il problema è che l’alta marea ci impedisce questa seconda opzione e siamo costretti a spostarci più a nord.

Arriviamo a Playa Flamingo che si affaccia su una splendida baia con placide e verdi acque; mi avevano però consigliato l’Hotel Sugarbeach a playa Pan de Azucar, così abbiamo proseguito.

Le strade sono piuttosto sconnesse e continuano a mancare le indicazioni…siamo anche un po’ stanchi e così, a Playa Potrero cerchiamo sistemazione alle Cabinas Isolinas, un bel complesso gestito da un milanese molto simpatico e disponibile.

Scegliamo una quadrupla per 87$,pulita e confortevole e pranziamo al bar dell’albergo, che si affaccia su una delle piscine, per 16000¢.

Passiamo il pomeriggio in piscina ed andiamo in spiaggia per ammirare il nostro primo tramonto sul Pacifico…molto romantico, con barche a vela che si muovono lentamente ed il sole che si tuffa nel mare tra colori splendidi…

Ultimo bagno in piscina, poi cena a Tamarindo.

La sera il paese è vivace, ci sono molti turisti, ma nonostante ciò alle 21 tutti hanno già cenato…troviamo posto in un ristorante sulla spiaggia molto carino, il Copacabana, e per la prima volta mangiamo pesce, ottimo!

7 Agosto

Questa mattina abbiamo lasciato Playa Potrero per andare a Sàmara; il viaggio è stato lungo perché non esiste una strada lungo la costa ma abbiamo dovuto tornare a Nicoya e da lì dirigerci a sud…insomma, ci impieghiamo tutta la mattina!

Sàmara è un paesino molto piccolo, con un’incantevole spiaggia bianca costeggiata da palme…davvero un piccolo paradiso!

Ce ne innamoriamo subito e decidiamo di fermarci qualche giorno.

Claudio ha l’indirizzo di alcune cabinas a Playa Carrillo, così ci dirigiamo là…anche questa spiaggia è incantevole ma troppo a ridosso della strada.

Le Cabinas Popo’s sono 2 casettine in legno a 2 piani, con 4 letti ciascuna, bagno e porticato, immerse nel giardino tropicale di Tad, il simpatico proprietario.

Tad è un americano sposato con una bella ragazza della Costa Rica, ha 5 figli e 3 strani cani, organizza escursioni in kayak e vive in una casa caotica di fronte alle cabinas.

Ci accoglie come se fossimo degli amici di vecchia data grazie all’aggancio che aveva Claudio e ci racconta un po’ della sua vita mentre ci vengono preparate le stanze.

Le camere sono molto spartane ma suggestive, è una bella esperienza dormire nella foresta!

Torniamo a Sàmara per il pranzo e scegliamo la soda Sheriff proprio sulla spiaggia…mangiamo bene, spendiamo poco, i proprietari sono gentili e la spiaggia lì davanti è splendida…lo eleggiamo “ristorante più bello del mondo”, infatti ci verremo spesso durante la nostra permanenza qui, ed Ettore e Claudio si ripropongono di tornarci a vivere magari fra qualche anno!!

Sulle piante di fianco al nostro tavolo due scoiattoli variegati si rincorrono da un ramo all’altro mentre un’iguana prende il sole vicino ai miei piedi…

Andiamo a Playa Carrillo per prendere un po’ di sole, siamo praticamente soli su questa enorme spiaggia di sabbia bianca…è proprio bello!

Faccio il primo bagno tra i cavalloni e vengo “centrifugata” dalla potenza dell’onda, restiamo lì un’oretta e poi arriva la prima, vera e noiosa “tempesta electrica” della vacanza!

La pioggia arriva verso le 16 e non ci abbandona fino all’ora di cena, così dopo la doccia siamo rimasti sotto il porticato della nostra cabina a giocare a carte!

Per cena siamo stati al Las Brasas a Sàmara  (22000¢ per 4 piatti di pesce, Imperial e caffè), abbiamo fatto un giro per il paese prima di tornare alle cabinas a lottare con gli insetti che avevano preso possesso della camera.

I pavimenti in legno hanno ampie fessure, così gli insetti si sono intrufolati…ho cercato di non pensarci troppo e mi sono infilata sotto le coperte (dopo un controllo minuzioso x evitare incontri sgradevoli).

Nel giro di qualche ora le scimmie urlatrici iniziano a gridare…sono delle bestioline di 50 cm ma fanno dei versi simili a quelli di un gorilla…un incubo!

Aggiungeteci il caldo soffocante e capirete che non è stata una notte semplice!

8-9 Agosto

Il risveglio nella cabina di Tad è stato splendido: nonostante la notte faticosa, appena ho aperto la porta e a darmi il buon giorno c’erano 2 scoiattoli ed alcune iguane, mi sono subito sentita in pace col mondo: le piante che ci circondano sono piene di fiori e frutti di ogni genere e la quiete che si respira mette di buon umore.

Alla fine però abbiamo deciso di cercare una sistemazione sul mare e ci siamo spostati a Sàmara alle Cabinas Valeria (30$ a notte senza colazione): un posto incantevole proprio sulla spiaggia con una decina di stanze ed una grande cucina comune…fantastico!

I 2 giorni trascorsi qui sono stati all’insegna del relax: colazione alla Soda Sheriff, mattinata in spiaggia sotto un cielo piuttosto velato, cullati dalle onde, pranzo alla soda Denni’s Acuarius vicina all’hotel (c’è la tv via cavo e Claudio ha potuto vedere i preliminari di Champions League del Milan), tempesta electrica nel pomeriggio, cena al ristorante delle cabinas El Ancla a base di ottimo pesce (23000¢ ) e giretto sulla spiaggia o in centro tra i vari locali. Si sta proprio bene qui!

10 Agosto

Questa mattina mi alzo alle 6, il sole è già alto così mi fiondo in spiaggia…la marea è bassa ed il mare è calmo, non c’è ancora nessuno ad eccezione di alcuni pescatori, qualche cane che scorrazza sulla battigia e Claudio che sta già facendo il bagno.

Più tardi la spiaggia si riempie di allievi della scuola di surf ed è bello stare a guardarli mentre fanno evoluzioni tra le onde.

Finalmente il tempo è bello, purtroppo però a mezzogiorno dobbiamo partire alla volta di Manuel Antonio…ci godiamo le ultime ore di mare e poi, come consuetudine, andiamo a pranzo alla soda Sheriff per l’ultima volta.

Partiamo con il magone, Sàmara ci resterà nel cuore, ma ci sono ancora tante cose da visitare…la strada per Manuel Antonio è lunga, facciamo benzina vicino a Nicoya (23000¢) e ci dirigiamo verso il ponte dell’Amistad che collega il continente alla penisola di Nicoya.

Sembra che il ponte sia stato donato alla Costa Rics dai coreani con la promessa che i ticos si rifornissero delle loro auto…ed in effetti qui ne circolano tantissime!

Abbiamo seguito per Puntarenas, ci siamo persi un paio di volte a causa della penuria di indicazioni e siamo arrivati a Quepos con il buio.

Il paesaggio è sempre stato mozzafiato: belle spiagge nei pressi di Jacò, immense piantagioni di palma da olio nella zona di Quepos; le strade sono piuttosto belle ma molto strette e con dei ponti traballanti larghi quanto un’auto…c’è sempre da sperare che reggano!

L’idea era quella di raggiungere l’Hotel Mono Azul nei pressi di Manuel Antonio, ma fatichiamo a trovare le indicazioni, siamo stanchi e alla fine decidiamo di fermarci al Best Western di Quepos (58$).

Le stanze sono molto belle, hanno un bagno accogliente…decidiamo di “trattarci bene” e di star qui 2 notti.

Il tempo per un breve “descanso” e ci ritroviamo in strada alla ricerca di un ristorante in cui cenare…scegliamo Le Grand Escare, vicinissimo all’albergo…facciamo giusto 2 metri e veniamo subito avvicinati da un gruppo di ragazzi che ci offrono marijana…Quepos mi dà l’idea di essere un po’ meno tranquilla del resto del paese.

La cena è buona, divido il mio piatto con un cagnolino che mi si è piazzato sotto la sedia, ed il conto sicuramente più salato del solito, 31000¢, ma il locale è elegante ed il servizio impeccabile.

Evitiamo di fare un giro in città, quindi ci rintaniamo subito in camera.

11 Agosto

Tanto per cambiare la sveglia suona presto anche oggi, facciamo una colazione deludente in hotel e raggiungiamo il villaggio di Manuel Antonio.

I 7 km che separano Quepos dal parco sono un susseguirsi di hotel e resort di lusso, dove immagino soggiornino i numerosissimi americani in vacanza qui!

Lasciamo l’auto al parcheggio del parco (1000¢) e ci incamminiamo a piedi verso la biglietteria; lungo la strada veniamo affiancati da numerose  guide che si propongono per 20$ a testa, ma scegliamo di inoltrarci da soli.

Davanti alla biglietteria c’è un fiumiciattolo da guadare: 2 ticos chiedono una propina libera per usare le loro barchette come fossero un ponticello…lasciamo la mancia, paghiamo i 7$ e finalmente siamo immersi nel parco.

Qui dentro non ci sono bar né soda, quindi non bisogna scordare acqua in quantità sufficiente per un’intera giornata.

Il parco si sviluppa alle spalle di 4 spiagge: Playa Espadilla Sur, Playa Manuel Antonio, Playa Las Gemellas e Playa Puerto Escondido (che oggi però non era accessibile probabilmente a causa dell’alta marea).

Iniziamo il percorso verso Playa Manuel Antonio e subito avvistiamo alcune iguane mimetizzate sui rami, uccelli dai colori sgargianti, granchi e simpatiche colonie di paguri dalle conchiglie variopinte.

Seguendo per Punta Catedral, il belvedere in cima al promontorio che separa le spiagge, abbiamo potuto ammirare una vegetazione lussureggiante in cui si nascondevano scimmie, bradipi ed opossum.

L’emozione più grande è vedere la spiaggia Manuel Antonio, una meravigliosa lingua di sabbia bianchissima a ridosso delle palme e delle cecropie (su cui vivono i bradipi) dalle acque verdi e placide…sembra incredibile ma qui i cavalloni arrivano di rado!!!

Ci siamo stesi al sole per goderci la bella giornata e subito siamo stati accerchiati da procioni e scimmie “cebo cappuccino” che ci frugava negli zaini nella speranza di trovare qualcosa da mangiare…sono davvero delle pesti!

A pochi metri da noi ci sono due grandi iguane che se ne stanno a prendere il sole…la loro presenza sinceramente mi inquieta un po’…

Ad un certo punto la nostra attenzione è stata richiamata da un gruppo di turisti a naso in su che si godevano il lento spettacolo del perezoso (bradipo) che si sposta da un ramo all’altro…che forte! Ci mette un secolo per far 3 metri!

Verso le 14 la marea inizia a salire e nel giro di un’ora siamo esiliati tra le piante mentre le acque si sono ingoiate la splendida spiaggia…decidiamo di tornare alla macchina con calma, godendoci gli scorci di Playa Espadilla e gli ultimi avvistamenti di animali lungo il sentiero.

Usciti dal parco ci rendiamo conto che il fiumiciattolo guadato questa mattina con l’alta marea è diventato una enorme distesa d’acqua per cui dobbiamo farci traghettare da un simpatico tico lasciandogli una propina libera.

Torniamo in albergo mentre inizia a piovere, ci riposiamo un po’ e ceniamo al Los Locos, un locale messicano vicino all’hotel, con musica dal vivo che impedisce qualsiasi dialogo e cibo mediocre…non lo consiglierei!

12 Agosto

Ci alziamo di buon’ ora ed alle 8.00 siamo già in auto…Quepos non merita di spenderci troppo tempo, sinceramente questo è l’unico posto in cui non mi sentivo tranquilla, sembra di aver sempre 1000 occhi puntati, ti senti un pollo che sta per essere spennato da un momento all’altro…in realtà non ci è capitato nulla, ma la mia sensazione era questa!

Breve sosta a Jacò per cambiare i soldi e far benzina (26000¢) e poi dritti verso Cariari  per trovare una lancia per raggiungere Tortugero.

Il viaggio è lunghissimo, dobbiamo risalire con la Panamericana quasi fino a San Josè, la strada è tortuosa, prendiamo per Heredia e lì dovremmo trovare il bivio per San Rafael, ma come sempre mancano le indicazioni e ci ritroviamo ad inerpicarci per delle mulattiere strettissime!

Siamo stanchissimi, ci fermiamo in una soda dove mangiamo dell’ottimo pollo allo spiedo e, con la pancia piena, ripartiamo per San Isidro. Da lì riusciamo ad imboccare la statale che attraversa il Parque Braulio Carrillo (c’è un pedaggio di 250¢) e raggiungiamo Guapiles.

A questo punto chiediamo indicazioni per raggiungere Cariari ad un simpatico Tico borracho che usa le soda come riferimenti…riusciamo a non perderci!

Giunti a destinazione non troviamo nessuna indicazione per il molo…alla fine ci indicano l’ufficio informazioni…che ha chiuso da 10 min!!! Acc…!!!!

Ci rivogliamo allora all’impiegato della biglietteria dei bus (si trova all’inizio del paese, subito dopo il ponte sulla destra) che si mostra molto disponibile e contatta quelli della Bananero travel che ci offrono una lancia dalla Pavona per 50$ in 4 (abitualmente il viaggio  costa 10$ cad.).

Ovviamente accettiamo, abbiamo voglia di arrivare a Tortugero!

Il simpatico Paulo ci disegna una piantina per raggiungere la Pavona; un attracco che dista circa un’ora di auto da Cariari (su una strada che costeggia piantagioni di banane, ovviamente senza indicazioni stradali), che dispone di un parcheggio a pagamento (10$ a notte).

Ad attenderci c’è Lino, il nostro simpatico “Caronte”, che ci traghetta con la sua lancia lungo i canali.

Il percorso è incredibile: all’inizio il canale è impervio e le acque basse, poi si uniscono diversi affluenti e le acque diventato più abbondanti…Lino mette al massimo la lancia…che spettacolo!

In 45 minuti arriviamo al villaggio, un piccolo assembramento di capanne che si affaccia sulla laguna.

Alle spalle del villaggio c’è la lunga spiaggia su cui vengono le tartarughe a deporre le uova.

Appena attracchiamo ci viene incontro la signora Maria, donnone tuttofare che organizza escursioni e riserva stanze nelle cabinas del villaggio…in men che non si dica prenotiamo l’escursione alla spiaggia per questa sera alle 22.00 (10$) , il giro in canoa domani mattina alle 6.00 (10$ + 7$ x l’ingresso al parco) e trovato posto alle Cabinas Tortugero.

Le nostre cabinas distano 100m dalla casa di Maria; sono una decina di stanze di proprietà di una simpatica italiana, Morena, modenese cinquantenne che vive a Tortugero da 10 anni (che scelta coraggiosa!!).

La sistemazione è carina, la stanza con bagno privato costa 25$, senza 16$.

C’è anche la possibilità di cenare qui, Morena ha insegnato come cucinare degli ottimi spaghetti alla carbonara ai ragazzi della soda…mangiamo bene e spendiamo 13000¢.

Alle 21.30 abbiamo appuntamento da Maria, ci rechiamo lì e scopriamo che, poiché il nostro gruppo per la visita alle tartarughe è composto da 11 persone e la guida è abilitata ad accompagnare gruppi di 10 persone al max, uno di noi 4  dovrà rinunciare all’escursione e rimandarla a domani…ci infuriamo anche perché abbiamo già pagato ma lei è irremovibile: gli altri 7 lasciano il villaggio all’alba, noi ci fermiamo 2 notti e possiamo quindi tornarci domani…alla fine siamo riusciti a trovare un posto con un’altra guida ed abbiamo salvato la serata!!!

La guida ci ha dato alcune indicazioni riguardo l’escursione: niente foto con o senza flash (qualsiasi luce infastidisce le tartarughe), ovviamente niente luci, solo loro possono usare una torcia con luce rossa, bisogna mantenere il silenzio e stare in fila indiana per non creare confusione.

Ci dà anche alcune nozioni riguardo la nidificazione e…si parte!

La spiaggia è illuminata solo dalla luce della luna, i 4-5 gruppi seguono ordinatamente la propria guida verso la tartaruga che sta già deponendo le uova.

A turno abbiamo la possibilità di avvicinarci all’animale che, mentre depone le uova, cade in una sorta di trance e quindi non si accorge di noi.

E’ davvero emozionante vedere le piccole uova deposte in una buca scavata precedentemente da mamma-tartaruga, ma è anche triste pensare che delle 100 uova deposte solo il 2% delle tartarughine riuscirà a diventare adulta e a ritornare a Tortugero…

Ad un certo punto la guida ci fa tornare dalla tartaruga che nel frattempo ha smesso di deporre e sta coprendo la buca…questo “bestione” agita velocemente le zampe spostando grandi quantità di sabbia (e colpendo anche noi lì vicino!)…non potremo poi seguire la sua corsa verso il mare perché la disturberemmo, sentirebbe il suo nido in pericolo e probabilmente non tornerebbe più a deporre le uova qui…

Vediamo quindi un’altra tartaruga che sembra volare sulla sabbia e che in un attimo si tuffa nelle acque per sparire tra le onde…che meraviglia!

E’ stato davvero uno spettacolo indimenticabile, siamo un po’ stanchi ma ne è valsa assolutamente la pena!

Di ritorno alle nostre stanze abbiamo fatto una sosta ad un chiosco per un’Imperial ed abbiamo dato un’occhiata alla discoteca del paese: una baracca con musica reggae a tutto volume, piena zeppa di ragazzi che si dimenano…molto pittoresca, ma non ci fermiamo, fa un caldo terribile!

13 Agosto

Questa mattina la sveglia è suonata alle 5.15 per andare alla gita in canoa.

Il cielo è grigio e non promette nulla di buono…così ci portiamo il poncho da pioggia ed andiamo da Maria.

Giovanna decide di non venire, così siamo noi, Claudio ed una ragazza australiana parente di Andrea Pirlo.

Paghiamo l’ingresso al parco e saltiamo sulla barchetta di Ruben…e in quel momento inizia a piovere davvero forte…uff!!!

Il canale è semi-deserto, risaliamo verso gli affluenti più stretti dove la vegetazione si fa più fitta e rigogliosa.

Per fortuna il cielo smette di lanciarti secchiate d’acqua e iniziamo a sentire le prime scimmie urlatrici lanciare gridi  che sembrano barriti!

Avvistiamo diversi uccelli acquatici dai colori incredibili, una nutria che si tuffa nell’acqua e facciamo una passeggiata nella foresta per vedere i dendrobatidi, piccolissime rane color rosso vivo con zampe blu…davvero bellissime, solo che per vederle ci siamo infangati fino alle ginocchia…ed eravamo tutti in infradito…terribile!

Tornando verso il villaggio avvistiamo un caimano lungo un metro e mezzo…è proprio come un piccolo coccodrillo con una coda lunga e dentata, che ci osserva immobile e noi ci avviciniamo fino ad una spanna dal suo muso…non vi dico che adrenalina!

Proseguendo ne vediamo un altro e Ruben lo istiga con un remo…l’alligatore si rivolta  come una furia e poi sparisce tra le acque fangose…paura!!!

Ruben ci spiega di come negli ultimi anni gli abitanti di Tortugero abbiano preso coscienza di quanto siano preziose le tartarughe ed i meravigliosi canali d’acqua dolce con la loro flora e fauna: grazie alla loro presenza giungono qui tantissimi turisti e con loro arriva anche ricchezza e lavoro per gli abitanti del villaggio!

Una farfalla Morpho ci accompagna lungo la via del ritorno e quando arriviamo alle cabinas per far colazione ci rendiamo conto di essere stati letteralmente sbranati dalle zanzare…meno male che abbiamo deciso di fare la profilassi anti malarica prima di partire!

Mangiamo gallo pinto e pancakes e decidiamo di fare un giretto per il villaggio…ci rendiamo subito conto di come, sulla costa caraibica, ci sia una forte influenza jamaicana: gran parte della popolazione è di colore e parla un dialetto che ricorda molto più l’inglese piuttosto che lo spagnolo.

Ci sono molti rasta e sia i ragazzi che le ragazze sono molto più carini dei ticos.

Le abitazioni sono capanne o palafitte in legno, il villaggio si sviluppa lungo la via principale (un sentiero fangoso) su cui si affacciano negozietti, soda e qualche pulperia (negozi di alimentari).

Raggiungiamo la spiaggia visitata la sera prima, il mare è molto mosso e di colore grigio…dov’è il mar dei Carabi di cui mi sono innamorata a Cuba ed in Messico?

La spiaggia è desolata, ci sono grossi rami abbandonati e qua e là si vedono i segni del passaggio delle tartarughe…

Decidiamo di fare un giro a piedi nel parco, così indossiamo gli stivali (che in questo periodo sono obbligatori) e ci inoltriamo nella foresta.

Ad accoglierci troviamo una scimmia urlatrice che salta da un ramo all’altro…proseguiamo in mezzo al fango per quasi due ore, tra alberi rigogliosissimi, insetti, fiori colorati e…un serpente giallo che probabilmente era anche velenoso!

La passeggiata è piuttosto faticosa, soprattutto a causa di tutto il fango e le pozze da attraversare…torniamo alle cabinas davvero cotti e passiamo il pomeriggio a riposarci giocando a carte.

Prima di cena inizia a piovere, il cielo ci dà una tregua giusto all’ora di cena  e scegliamo di mangiare alla soda Maria, un locale molto caratteristico davvero a buon mercato (12000¢ in 4).

14 Agosto

Ci alziamo alle 6.00 perché la lancia per la Pavona parte alle 7.00 e ci rendiamo conto che ha piovuto tutta notte e non ha ancora smesso.

Stracarichi arriviamo a casa della sig.ra Maria, ci ripariamo sotto una tettoia in attesa di informazioni…alla fine scopriamo che dovremo prendere una lancia privata perché gli altri turisti non vanno a Cariari…la signora Maria non ce la conta giusta, dopo lo scherzo che ci ha fatto per l’escursione alle tartarughe ci piace sempre meno il suo modo di fare, ma accettiamo perché dobbiamo tornare alla macchina,così la tratta ci costa di nuovo 50$ in 4.

Partiamo sotto il diluvio universale e cerchiamo di riparare zaini e valige sotto dei teli impermeabili…il viaggio dura come al solito meno di un’ora perché Lino corre come un matto, la pioggia ha alzato il livello dei canali, così la lancia può correre veloce e lui la porta al massimo…arriviamo al parcheggio della Pavona, paghiamo i 20$ per le 2 notti e ci muoviamo verso Puerto Viejo, nostra ultima meta.

Lungo la strada ci fermiamo per un’ empanada in una soda che brulicava di studenti per poi proseguire il viaggio.

A Limon facciamo il pieno (20000¢) ma non ci fermiamo, vogliamo arrivare al mare al più presto.

Il tempo non migliora, arriviamo a Puerto Viejo dopo aver attraversato immense distese di banane (Ciquita, Dole…proprio quelle che compriamo abitualmente al mercato!!) e troviamo sistemazione a Playa Cocles all’hotel Isla Inn, un posto molto carino con stanze pulite e spaziose a 46$ a notte.

Torniamo in paese per il pranzo, scegliamo il Parquecito, un locale con una cameriera tuttofare ed un rastone muscoloso che prepara pizze senza sosta…mangiamo bene: io scelgo un’ hamburgesa, gli altri un casado con pesce o pollo per 23000¢.

Facciamo quindi un giro per il pueblo, qui si respira davvero aria di Jamaica: ovunque ci sono bandiere con i colori jamaicani, foto di Bob Marley…per strada si incontrano un sacco di freakettoni , capelloni, giocolieri con strani copricapo…giovani e non con l’immancabile surf sottobraccio e, spesso, una canna nell’altra mano.

Il centro è disseminato di negozietti, bar, ristoranti e sul lungomare ci sono bancarelle di souvenir…è molto più turistico delle altre località, ma è davvero splendido, c’è musica, gioia, colore…pura vida!!!

Torniamo a Playa Cocles, il cielo è sempre grigio, ma facciamo comunque un salto in spiaggia e lì troviamo un sacco di ragazzi che fanno surf…qui sono davvero bravi, cercano di domare la Salsa Brava, l’onda più imponente che si infrange su questa costa.

La spiaggia è molto bella, lunga, con sabbia bianchissima…peccato stia iniziando a piovere!

Non smette fino all’ora di cena, quando scegliamo la Soda Elena Brown, un locale sulla strada per Puerto Viejo gestito da ragazze davvero simpatiche e carine che ci portano ottimi piatti a base di marlyn e pollo cucinati alla jamaicana (il riso viene cotto in latte di cocco…squisito!).

Dopo cena arriva un simpatico rasta che, con la sua chitarra e la sua bella voce ci intrattiene mentre sorseggiamo una Piña Colada (spendiamo 25000¢).

15-16 Agosto

Ci aspettano due lunghi giorni di pioggia. Il cielo non ci da tregua per 48 ore, così trascorriamo le giornate tra giri in macchina per vedere Manzanillo, Cahuita, Bri Bri …paesini carini ma molto piccoli, così nel giro di mezza mattinata abbiamo visto tutto…

A Cahuita ci sarebbe un bel parco da visitare, ma piove talmente tanto che non abbiamo voglia di entrare e torniamo a Puerto Viejo  per comprare un po’ di souvenir.

Passiamo i pomeriggi in hotel giocando a carte e facendo brevi passeggiate sulla spiaggia quando la pioggia ci da tregua.

Entrambe le sere siamo stati a Manzanillo  da Maxi’s, un locale gestito da un gruppo di ragazzoni di colore troppo simpatici e gentili: il ristorante è un’istituzione in paese, è vicino alla stazione dei bus di fronte alla spiaggia.

Si mangiano enormi piatti di carne o pesce per 3000-5000¢ in un’atmosfera piacevole: ne vale davvero la pena!

17 Agosto

Questa mattina non potevamo credere ai nostri occhi…un pallido sole faceva capolino dietro le nuvole…siamo corsi in spiaggia e vi abbiamo trascorso tutta la giornata tra passeggiate e bagni tra le verdi acque del mar dei Caraibi…la giornata è davvero volata e con un po’ di malinconia, tornati in albergo, abbiamo preparato le borse…domani si torna a San Josè!

Prima di cena siamo stati a Puerto Viejo per gli ultimi acquisti e per un aperitivo, poi siamo tornati per l’ultima volta da Maxi’s…questa sera lo staff è cambiato, ma dalla cucina un ragazzo ci riconosce e ci offre un bicchiere di ottimo rhum per il dopo cena.

Troppo carini!!!

18 Agosto

Questa mattina, prima di partire, abbiamo fatto colazione in compagnia di uno splendido colibrì che volava tra i rami di fronte al nostro tavolo.

Alle 10 lasciamo l’hotel e raggiungiamo San Josè in 4 ore e ½ (20000¢ di benzina).

Lungo il tragitto siamo stati fermati dalla polizia stradale che ha registrato i documenti di Ettore, un controllo di routine, è andato tutto bene, anche se il poliziotto ci ha fa  notare che mancava un bollino (tipo i nostri bollini “blu”) per il 2006…abbiamo spiegato che stavamo andando a riconsegnare l’auto e che non ne sapevamo nulla…

Prima di lasciare l’auto siamo passati in aeroporto per scoprire le nuove normative per il bagaglio a mano e abbiamo trovato due stanze all’Hotel Puerta del Sol (55$).

Abbiamo riconsegnato la macchina, ormai tutta infangata, alla concessionaria Vetrasa e ci è stata restituita la cauzione per intero, dato che non abbiamo fatto nessun danno.

Prepariamo le valige e ci incamminiamo verso un centro commerciale nei pressi dell’hotel dove ci sono moltissimi ristoranti.

Scegliamo il Persa-Mex, un locale carino ma un po’ caro (27000¢) dove mangiamo bene…hanno anche un tiramisù niente male!

Tornando in albergo facciamo sosta in un supermercato aperto tutta notte in cui troviamo bibite e alcuni pacchi di caffè della zona di Monteverde.

19 Agosto

Sveglia alle 5.00 a.m. e corsa all’aeroporto con il proprietario dell’hotel che ci accompagna per 5000¢…coda interminabile per il check-in, colazione veloce e partenza in perfetto orario alle 8.00 per New York.

Negli States abbiamo un paio di ore di tempo per sbrigare le pratiche doganali e in men che non si dica siamo in volo per Milano.

20 Agosto

Atterriamo a Malpensa alle 8.30 a.m.

Il volo è andato a meraviglia, la vacanza, purtroppo però, è finita!

    

Ringrazio tutti per la pazienza di leggere tutte queste pagine, spero di poter essere utile per altri viaggiatori come me che amano il Centramerica!

Carolina

carollif@tele2.it

http://home.tele2.it/buonviaggiolaciodrom/index.htm 

 

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