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DOMINICA, mini guida - (2009) di Antonello Lombardi

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Viaggio di Antonello Lombardi

DOMINICA

Dominica: una piccola guida

La Dominica è fra le meno conosciute e meno frequentate isole dei Caraibi: sia che ci si arrivi dal cielo in aereo, dal mare con una barca privata o in aliscafo dalle vicine Martinica e Guadalupa, l’isola si presenta ai visitatori come un luogo selvaggio, montagnosa all’interno e con alte scogliere rocciose che s’innalzano lungo la costa, alternando imponenti rilievi a profonde valli fluviali fitte di vegetazione tropicale.

Di origine vulcanica, sembra di trovarsi in Amazzonia: tra felci giganti, palme da cocco, manghi, orchidee selvatiche, cedri, banani, anthurium e liane, vivono circa 150 specie di uccelli, fra cui il sisserou e il rednecked parrot, due pappagalli molto colorati che si trovano solo qui, in questa che è una delle ultime foreste pluviali incontaminate ma che a volte si apre facendo spazio a laghi d’acqua dolce fredda o calda, crateri vulcanici e cascate, solfatare e sorgenti termali che confluiscono nei 366 fiumi e torrenti dell’isola ( uno più dei giorni dell’anno come amano dire i nativi!). Questa natura, bellissima ma ostile, è l’ultimo rifugio degli indigeni Caribe, tra i primi abitanti dei Caraibi, che la chiamavano Waitukubuli (“Alto è il suo corpo”): capelli lisci, occhi leggermente a mandorla, zigomi pronunciati e colore più ramato della pelle, sono un gruppo di circa 500 individui che vivono nella zona orientale dell’isola.

Contrariamente agli stereotipi sui Caraibi un viaggio in Dominica è fatto, principalmente, di trekking in montagna ed escursioni nella giungla più che di mare e di spiagge, queste ultime poche e generalmente di sabbia scura vulcanica dato che il mare è spesso di difficile accesso; ma, poco oltre la costa, il paesaggio sottomarino è mozzafiato e sta diventando sempre più popolare tra gli appassionati di diving. Raggiungere i luoghi che elencherò non è sempre facile: le strade, soprattutto all’interno non sono un granché e la segnaletica è insufficiente, la guida è a sinistra, l’affitto di un mezzo di locomozione caro e, senza autista, complicato. Caro perché da quando lo zio Sam ha promosso la Dominica come meta delle crociere che partono da Puerto Rico, i tassisti hanno formato un cartello con prezzi fissi ed è difficile avere sconti: dico “promosso” perché questo è stato uno degli “omaggi” che l’isola ha ricevuto per aver appoggiato l’invasione di Granada (nonostante la Dominica non abbia un esercito!).

L’isola misura 46 km per 27, l’interno montagnoso raggiunge i 1447 metri con il monte Diablotin ad appena 8 km dalla costa e le montagne coperte di lussureggiante vegetazione della catena centrale che attraversa l’isola da nord a sud raggiungono in media i 900 metri. Dominica conserva un carattere indirizzato prettamente alla pesca o all’agricoltura: quasi tutti i maggiori centri abitati sorgono vicino al mare, ma vi sono piccoli villaggi abbarbicati sui crinali delle montagne.

Quanto a Roseau, la capitale dell’isola, è una tipica cittadina delle Indie Occidentali: le sue vecchie case coloniali in legno e in pietra dai tetti rossi suggeriscono l’immagine di una città di frontiera, con una atmosfera vagamente francese, abbandonata da poco dai pirati.

Dal punto di vista architettonico non offre molto: tanto stile gingerbread, la cattedrale cattolica, la chiesa metodista in stile neogotico, la chiesa anglicana in stile georgiano e sul lungomare il museo della Dominica, al cui primo piano c’è l’ufficio del turismo. Interessante è il giardino botanico, dove una considerevole quantità dei fiori e delle piante dell’isola si possono incontrare in un colpo solo. L’atmosfera però è molto piacevole e rilassante, una specie di Giamaica ma molto più “friendly”. Dalla collina di Morne Bruce, posta a 150 mt sul livello del mare, si gode un bel panorama della città.

Andando verso sud, lungo la costa, si incontrano i villaggi di Point Michel, Soufriere, dove ci sono sorgenti solforose e Scott’s Head, estremo limite meridionale dell’isola. E’ uno dei punti più suggestivi dell’isola, una lingua di terra larga più o meno una dozzina di metri, che separa l’Atlantico, spesso mosso e con forti correnti, dal mar dei Caraibi e termina con una collinetta in erba giallastra, Scott’s Head [testa di scozzese], dal nome del presidio che la difendeva, dalla cui sommità si può vedere la Martinica. Il piccolo centro abitato offre piccoli ristorantini di pesce e la piccola baia dorata che si affaccia sul versante caraibico è forse il punto migliore per il bagno di tutta la costa sud.

Andando invece a nord di Roseau, attraversando piccole baie, promotori e villaggi di pescatori lungo la bella strada costiera, si arriva a Portsmouth, la seconda città della Dominica, la sua capitale storica e il porto più sicuro dell’isola, adagiata sulla Prince Rupert Bay, quasi ai piedi del monte Diablotin: case colorate a un piano, massimo due, tetti in lamiera, chiesa, giardinetti, qualche ristorantino e un supermercato, data la presenza del porto di molte barche a vela che qui trovano un approdo sicuro.

Portsmouth è la base di partenza per le escursioni al Cabrits National Park, la penisola che si tende in mare tra Prince R. Bay e Douglas Bay. Si trova qui il vecchio e glorioso Fort Shirley, costruito fra il 1770 e il 1815 dagli inglesi a protezione dell’ottimo ancoraggio della P.R. bay, e restaurato dallo storico locale Lennox Honychurch. E’ una fortezza possente, poteva ospitare sette batterie, 1000 soldati e un battaglione di artiglieria. Fu abbandonata nel 1854.

Sempre Portsmouth è il punto di partenza per le escursioni lungo l’indian River, un fiume tropicale che si insinua nella foresta paludosa di mangrovia, sotto un intrico di alberi in cui non penetra il sole. Un posto remoto e incantato che si esplora in barca con visite guidate.

Un pò più a nord c’è Douglas Bay, una morbida mezzaluna di sabbia, che ospita il Underwater National Park. Vi si arriva con la buona strada costiera che circonda quasi per intero Dominica.

Vi sono anche strade interne che tagliano l’isola da est ad ovest, sviluppandosi tra imponenti scenari di montagna. Una delle più belle è quella che parte da Portsmouth e sbuca sulla costa atlantica ad Anse du Me, passando per la Northern Forest reserve, un paradiso vergine in cui non ci sono strade, solo sentieri, tra i quali anche quello che raggiunge la cima del monte Diablotin.

Quasi a metà della costa orientale dell’isola, sotto Pagua Bay, c’è la Cariò Indian reserve, la “riserva” degli indigeni Caribe: vivono in 6 villaggi di cui i più grandi sono Salybia e Bataka. La riserva si raggiunge con un fuoristrada dal villaggio di Marigot, che è anche il punto di partenza per ascendere il monte Diablotin. Li incontrerete comunque anche lungo la strada costiera accanto alla riserva, intenti a vendere i loro cesti intrecciati e piccoli oggetti d’artigianato.

Ma è all’interno che la Dominica mostra il suo volto più spettacolare: a nord di Roseau, quasi al centro dell’isola, si trova il Morne Trois Pitons National Park, dove la foresta pluviale domina da secoli. Il punto di più facile accesso al Parco, che si esplora a piedi su itinerari segnalati e che spesso sono vecchi sentieri dei Caribe, è sulla strada che unisce Pont Casse e Castle Bruce. Da qui, dopo circa 800 mt di cammino, si raggiunge Emerald Pool, una bellissima grotta dove il sole filtra a stento attraverso la vegetazione. Sempre nel Parco, si trovano il Freshwater Lake, il Boeri Lake e il Boiling Lake. Il primo è il più grande dell’isola e occupa il cratere di un vulcano estinto: sulla sua superficie galleggiano giacinti e ninfee e tutt’intorno vi volano piccoli uccelli colorati . Nessuno sa quanto sia profondo ne dove finisca: una leggenda narra di un capo indiano che si tuffò qui per sfuggire ai suoi aggressori e riapparve in mare di fronte alla costa sud-occidentale. Senza fondo anche il Boiling Lake, anch’esso nel cratere di un vulcano e uno dei più grandi del mondo: è un luogo bellissimo ed emozionante ma ci vuole quasi un giorno per raggiungerlo.

Cinque miglia fuori Roseau, in una bella valle, ci sono le stupende Trafalgar Falls, salti di cascata che precipitano in una piscina naturale tra rocce nere coperte di felci e orchidee selvatiche; sempre vicino Roseau, e non lontano dalle cascate, ci sono le più accessibili Sulphur Spring, che si possono raggiungere da Roseau con un paio di ore di trekking.

In conclusione se vi trovate ai Caraibi e amate la natura incontaminata la Dominica fa per voi. Così come pure è un ottimo posto per rilassarsi ed uscire dai soliti circuiti dei resorts e degli alberghi di lusso: se siete dei “lenti” viaggiatori e sapete apprezzare le cose semplici l’isola non vi deluderà!

Antonello Lombardi

Spiaggiasulversanteatlantico
AntonelloLombarditaglio

Viaggiare è la mia passione principale; ho iniziato a 16 anni, e da allora, passo ogni anno dai 3 ai 6 mesi in viaggio.

Dei viaggi gli aspetti che più mi interessano sono l'antropologia, gli ecosistemi e l'architettura.

Ho ripreso a fotografare con il digitale, dopo che in Colombia, alla macchina dei raggi x in aeroporto mi bruciarono tutte le pellicole!

Sono per il viaggiare "lentamente", per cui viaggio spesso da solo, cosa che mi facilità la socializzazione con la gente del posto, aspetto dei viaggi che trovo fondamentale per poter "capire" i luoghi.

Credo che viaggiare sia il miglior modo per aprire la propria mente.

C'è una frase di William Burroughs che condivido pienamente: "La cosa più pericolosa è restare fermi".

Antonello

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