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HONDURAS, Racconto di Vita - (1989) di Lucilla Rosati

per info sul paese click sulla bandiera

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Lettera aperta di Lucilla Rosati all'amico Michele Spiriticchio (viaggiareliberi)

HONDURAS

Dunque, comincio con una frase che per me è un motto: se stai bene con te stesso, stai bene in qualsiasi angolo del mondo.

Detto questo, è naturale che il paese più consono a me è l'Honduras, questo è determinato dal fatto che ho vissuto molti anni lì, e il tempo ti regala emozioni (sale della vita) loro sono latini, perciò sotto vari aspetti sono simili a noi, come anche un po' la lingua, se vogliamo anche la religione, per il cibo, per le festività, usanze quasi familiari a noi, metti anche la grande influenza nord americana (purtroppo), quel loro modo di arrangiarsi, per esempio i messicani sono considerati i napoletani del centro america, abbiamo in comune quella passionalità sentimentale, quella generosità, il rimandare i problemi a domani. Insomma Michele, Hai mai sentito canzoni dei mariachi? quelli che cantano nei ristoranti con il sombrero e la chitarra, be per me sono l'esatta riproduzione di Mario Merola, o uno di quei biglietti di auguri di buon compleanno, sono strappa lacrime...! Non credo che un tedesco o un inglese possa percepire questo modo di essere, se ce ne sono, sono rari.

E quando penso all'Honduras, la vedo in un vortice di calore, musica, allegria... e birra (sarà quella che li rende felici? ma!). Con questi propositi di certo è lì che vorrei vivere.

Ti volevo dire, si tende sempre a parlare di cose belle di ogni posto, e visto che sono soprattutto giovani quelli che viaggiano, in questi paesi ci sono delle precauzioni da prendere seriamente. In primo luogo l'acqua, il ghiaccio, le verdure crude, Aids (sida) soprattutto alle coste, i neri non ci credono che esiste Aids perciò mucho cuidato! Le armi, lì non c'è bisogno del porto d'armi, tutti hanno una pistola. La droga, Honduras è un centro smistamento sopratutto le isole, non che sia contro le droghe ma ti mettono in mezzo e non so se hai mai sentito parlare delle carceri dell'america latina. Fare un incidente in auto, significa andare tutti in galera, poi si vedrà chi ha torto ho ragione. Il passaporto è sacro è bene tenerselo stretto.

Dunque, comincio con il dirti, che sono arrivata a Tegucigalpa nel lontano 1989, sposata da tre giorni, all'età di 25 anni, con l'idea di rimanere per due anni, il tempo di costruire una diga per acqua potabile, tutto questo con una grande compagnia italiana Astaldi, alla fine rimaniamo per ben otto anni, perche poi si è fatto l'aereoporto di San Pedro Sula, un'altra diga al sud a Nacaome (Choluteca). Troppo tempo... non è facile staccarsi, Insomma solo adesso mi accorgo il meraviglioso che ho vissuto, dei rapporti umani diversi da quelli che puoi avere qui in italia. La povertà, la fame, l'ignoranza, mi hanno scioccato subito, con il tempo capii tante cose, la prima, che io ero loro ospite, accettai i loro modi di fare, di parlare, di mangiare, scusa Michele forse mi sto dilungando, ma quello che vorrei far capire che per me non è stato un viaggio un pò lungo...ma un vero e proprio vissuto di gioie e dolori che non dimenticherò mai più.

Comunque, da come leggo ti sei visitato tutta la parte nord del paese, che è bellissimo, Cayo Cochinos sono stupendi, Copan è sublime, sai che sono gli unici reperti maya con quelle steli particolari?

Non so se l'hai visto, ma vicino Tela c'è giardino botanico più grande del centro america si chiama Lancetilla è qualcosa di meraviglioso c'è addirittura l'albero della cola, foreste di bambù, e non so se era lì o nella Mosquitia, anche il fiore più grande del mondo che è inavvicinabile per la puzza. Trujillo...carinissima, visitata nel suo quarto viaggio da Cristoforo Colombo, invasa dai pirati, c'è addirittura un cimitero dedicato a loro, da visitare il Forte di Santa Barbara. La gente come in tutta la costa sono trighegni cioè neri, ma nell'interno puoi trovare anche biondi. E' caratteristica per la musica garifuna e la zuppa di granchio. Caldo tremendo.

Nella costa nord poi c'è la Mosquitia che è impenetrabile e pericolosa per la malaria, so che organizzano escursioni ma ti devi informare. Infine ci sono le meravigliose isole di Roatan, che meritano di essere viste, si parla in inglese, li sei fuori dal mondo...........

Andando giù verso Tegucigalpa, ti incontri il lago di Yojoa che è molto grande e nei piccoli ristorantini (gloriete) cucinano un pesce fritto di lago...eccezionale! lì è dove c'è l'ananas più dolce del paese, "azucarina". Vicino al lago ci sono le bellissime cascata di Pulhapanzak....da vedere!

E sempre sulla unica strada asfaltata (Panamericana) si arriva a Tegus un pò in montagna clima stupendo (eterna primavera) qui si nota ancora di più la povertà, l'80% delle case sono baracche di legno, l'aeroporto uno dei più pericolosi del centro america alle sei di sera che fa buio tutto l'anno l'aeroporto è chiuso. Ha tutte le ambasciate del mondo, quella americana non sono mai riuscita a vederla, ha otto muri davanti, inavvicinabile. C'è anche la grandissima chiesa di Suyapa, fatta costruire propriamente per il papa ( una riproduzione di San Pietro) no comment.

Ci sono le migliori scuole americane, centri commerciali, cinema multisale, insomma per chi ha i soldi non c'è problema. A 14 chilometri da Tegus c'è il nostro primo figlio la diga di Concezione, a 25 chilometri c'è Valle de Angles tipico paesino dove vendono artigianato in legno.

E giù nel sud di Honduras, come ogni sud, è ancora più degradato, non ci sono grandi città, caldo infernale, le spiagge sono poche e neanche tanto belle è impressionante il dislivello delle maree, c'è una spiaggia riservata alle tartarughe.

Be, Michele potrei scrivere all'infinito dimmi cosa vuoi sapere in particolare, a febbraio è un buon mese non ci sono uragani, il 14 febbraio per loro è la festa dell'amicizia, mi posso informare su qualche manifestazione.

Per la carta di credito, io ho sempre usato la visa senza problemi, sia ai supermercati che ristoranti e pure farmacie.

Ora ti saluto, e volevo dirti che poi dopo l'Honduras sono andata per due anni in Indonesia.....tutto un'altro mondo!!!!!!

 

Majoreo

Il mercato Majoreo, si trova a Tegucigalpa (ti avevo detto che Tegucigalpa significa argento? per le varie miniere d'argento che ci sono intorno alla città. Si possono anche visitare.

Majoreo, major, il maggiore, perciò immagina un mercato molto grande, dopo neanche una settimana che vivevo lì, Tony (mi esposo) mi porta a visitare, tanto per farmi capire dove mi portava a vivere. Rimango scioccata, impressionata, schifata...il reparto delle iguane mi sembrava un film dell'orrore, (carne prelibata) ma già all'entrata con il caldo torrido, odori nauseabondi, bambini scheletriti che chiedevano soldi, o trascinavano sacchi di patate, uomini borracci per terra, strade bagnate da non sò che...! La carne, per vederla dovevi togliere le mosche, montagne di carne tritata non ti dico in che stato, frutte mai viste, radici di ogni forma, muraglie di banane, ho visto polli, galline e bambini vivere tutti nella stessa scatola di cartone...E poi per ultimo c'è il reparto dei formaggi, bidoni di mantequilla, queso, puzze penetranti.

"Tony non c'è la fà, si sente male, andiamo via...uscendo mi accorgo che c'è una montagna di rifiuti!...è palese...è il mercato di quelli ANCORA più poveri!...  Io rimango stordita... da tutto quello che vedo...entro in macchina, sempre con una schiera di bambini intorno, guardo Tony, e non c'è bisogno di dire che stiamo in un'altro mondo." (io 25 anni con l'aspettativa di ritornare in Italia almeno dopo un anno, e con le scarpe della thimberland).

In quel mercato...ci sono andata quasi tutti i giorni, per sei anni, (gestivo una mensa per italiani) gli portavo molti soldi, mi chiamavano "la italiana," "vengase mamita", mi offrivano da mangiare, mi regalavano frutta, parlai con la mamma di quel bambino che viveva nella scatola, le parlai, con il tempo le dissi di far scendere suo marito dall'amaca...! (così cominciò il mio movimento femminista).

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Santiago Rivera

...quando arrivai in Honduras... lo capii subito, già dal primo giorno in casa, che ero circondata da dipendenti che lavoravano per servirmi...!

Il concetto è semplicemente questo, c'è una sorta di servilismo, in primo luogo perché eravamo italiani,  perché gli portavamo acqua potabile nelle loro case, perché eravamo "bianchi", perché eravamo "ricchi", perchè... ti fanno sentire superiori. (di questo devo approfondire) 

E con queste premesse,  io a 25, quando a Roma litigavo con mia sorella per lavare i piatti.... 

ho vissuto una luna di miele i miei primi 4 anni nella mia prima meravigliosa casa a Tegucigalpa, (Carretera del Norte, plantel Columbus, quattro villette, una mensa, 12 case per scapoli, uno spaccio, uffici amministrativi, officine, con friulani, piemontesi, toscani, noi unici romani... questa era la nostra Italia)  in cima ad una montagnetta... con il verde più bello.

Mi sentivo un po' Heidi e un po' imperatrice Maya.

Mi ritrovai ad avere chi mi lavava, chi mi stirava, chi mi cucinava, chi mi portava acqua elettro pura (bottiglioni enormi), chi mi puliva il giardino, chi mi lavava la macchina, chi mi faceva la spesa, chi mi toglieva le iguane di torno...chi mi vigilava la casa di notte e di giorno...chi mi riparava il lavandino, chi mi controllava le scadenze della mia patente di guida e il passaporto... ecc. ecc. ecc. ecc. 

Tutto questo ha comportato il fatto di convivere quotidianamente con persone umili, semplici e belle. Santiago è una di quelle.

Santiago, originario di Olancio, un pueblesito in mezzo alle montagne un po' a nord di Honduras, aveva, credo la mia stessa età, il suo dialetto spagnolo era così stretto che a volte non lo capivo. Occhi profondi, e con un sorriso smagliante e furbetto,  per quattro anni, tutte le mattine mi portava acqua con i bottiglioni di elettro pura, quando usciva si portava via la mondezza, si faceva quattro chiacchiere alla finestra con la muchacha che lavava i piatti, poi andava via.

Dopo una settimana lo misi subito in guardia, doveva bussare la porta prima di entrare...e così fù. Lavava tutti giorni la mia macchina, la puliva, la lustrava, la lucidava, ci si sedeva dentro, sognava...! Lo prendevo in giro, gli dicevo che a forza di lavarla mi consumava la vernice, lui rideva. Gli insegnai a guidarla, era una automatica, imparò presto, e quando vedeva che mi preparavo ad uscire, lui mi portava la macchina davanti casa (un ulteriore servizio).

Gli tagliavo i capelli (non aveva soldi per questo) gli curavo le ferite, gli regalavo scarpe e vestiti di Tony, gli davo da mangiare, parlavamo tanto, eravamo su due mondi diversi, ma lo sapevo solo io.

Certe volte mancava per giorni, mi dicevano che era stato preso, io non capivo, che significa preso? Era preso per fare il sevizio militare!

(Devo spiegare come ci si arruola al servizio militare in Honduras: Visto che la maggior parte della popolazione non iscrive all'anagrafe i propri figli, è chiaro che non ti mandano a chiamare ne per le vaccinazioni ne per la scuola, di conseguenza, non arriverà mai la cartolina per il servizio militare...e allora che si fà? Così a caso... fermano un bus di linea, o in una discoteca prendono tutti gli uomini, gli tagliano subito i capelli, e dopo vedono se ha già fatto il militare o qualcuno viene richiamato dal datore di lavoro). (Sconvolgente!)

Ritornava, con la testa rasata, si vergognava... ma felice di averla scampata, perché un italiano lo aveva ripescato da un inferno...

Con il tempo e con un po' di confidenza, cominciò a chiedermi soldi prestati, perchè si stava costruendo una casa, era preciso, il giorno di paga, che avveniva ogni 15 giorni, lui puntuale mi riportava i soldi, guadagnava 80 dollari al mese, (quello che noi spendevamo in una volta al supermercato) non faceva un lavoro specifico, lui faceva tutto anche quello che poteva dire di no, e spesso erano lavori duri, sotto quel sole cuocente. Una volta al mese ci disinfettava casa, ci affumicava, per liberarci da insetti, formiche giganti, ragni e le maledette chucarache, per lui un divertimento, ma neanche lontanamente sapeva che quel veleno faceva male, lo costringevo a bere latte, lui non voleva... e rideva.

L'ho coperto tante volte, facevo finta di non vederlo, quando dormiva dietro qualche albero, magari stanco o con i postumi di una borachera, (come la maggior parte degli honduregni) per mettere una lampadina ci poteva stare  anche una giornata intera, e quando il suo capo (capo campo Omar) lo veniva a cercare arrabbiato, bastava che gli dicessi che aveva avuto problemi con la corrente...parola di italiana (indiscutibile).

Credo che oltre Santiago altre persone, del posto capirono che ero diversa da altri italiani, del resto, Tony era li per il lavoro, io per puro amore, verso tutto e tutti. Mi dicevano che ero troppo buona! Ma buona di che? Di trattarli come persone?

Una mattina avevo urgenza di acqua, per dare il latte ad Andrea, Santiago non arriva...ma dov'è?...quasi mi arrabbio...!

Ma...Santiago non tornò più, lo trovarono morto in un dirupo...mi dissero che gli avevano sparato, e che lui probabilmente era un bandillero...

Rimasi...di pietra! dispiaciuta! incredula.

Non crederò mai che Santiago era un bandillero! 

E chiunque sia... lo ricorderò per sempre.

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Irma,

una donna, come tante lì in Honduras. Con la sofferenza nel viso, donne senza cultura che in nome della religione sfornano figli di padri diversi, mamme a 15 anni e nonne a 30, maltrattare, violate, tradite. Donne forti per i figli, ma deboli di fronte all'uomo, l'uomo padrone, l'uomo macho... 

Irma, di qualche anno più grande di me, magrissima, un viso scarno, occhi meravigliosi, pelle rovinata dal sole. Invecchiata prima del tempo, rispetto a noi. Con modi dolci, composta, discreta...preziosa! Grande Irma!

Tre figli, e una specie di marito che le girava intorno (un hijo de... che penso non mi dimenticherà più).

Irma, è stata per me, una madre, una sorella, una consigliera, una maestra, un'amica, un'infermiera, una nonna, oltre che naturalmente una "schiava".

Per anni mi sono svegliata la mattina, con il profumo di caffè, fatto da lei, o con il profumo di tortillas cotte al comal.

Lavorava dalle otto di mattina alle cinque del pomeriggio, sei giorni su sette. 60 dollari al mese, faceva tutto e di più.

Ci misi due mesi per convincerla a stare a tavola con me e i bambini all'ora di pranzo, si vergognava di mangiare con me, con il tempo lo superò, ma con don Antonio...jamas!

Irma imparò a cucinare all'italiana, lasagne, pasta alla carbonara, salame di cioccolata, polpette, sapeva anche quanto cruda volevamo la pasta, fantastica! facemmo un patto, ogni volta che mi faceva un dolce, la metà se lo portava a casa.

Sono certa che si sentiva in colpa verso i figli (lei mangiava i figli non sempre) capii questo quando i primi giorni la vidi prendere dentro il secchio un pezzo di cipolla che avevo buttato...mi vergognai, presi coscienza della realtà...dell'abisso che ci divideva.

Cominciai il mio lavoro...invece di cuocere due etti di pasta, ne cuocevo mezzo chilo, le compravo riso e faggioli,  le portavo i figli al cinema, in pizzeria, Tony le ha praticamente costruito una casa, solo una volta sono riuscita a portarla dal parrucchiere, e sempre solo una volta varcò la soglia della "casa de la mujeres" (movimento femminile di Tegucigalpa). Dopo vari mesi capii, che non era herpes quello che Irma aveva sulle labbra...masticando meglio lo spagnolo e con un pò di confidenza, piangendo mi disse che il marito le alzava le mani...le parlai tanto, credo di aver fatto anche qualche comizio, (in cucina con lei) le facevo leggere tutto ciò che riguardava le donne, le raccontavo come era le donne in Italia, le attaccai un articolo di giornale sul frigorifero "la casa de las mujeres". Dopo una settimana fù lei a dirmi di andare. Citò il marito, lui dovette firmare un foglio, non doveva più maltrattare moglie e figli, e contribuire economicamente. Dissi a Irma di andare a casa e di parlarne con le sue vicine, di dire loro che può fare, si può migliorare...

Portai Irma in Italia per tre mesi...

<Dona Lucilla posso uscire stasera per andare a vedere San Pietro?>

<Irma, mi chiedi il permesso? Vai, dopo parleremo del contratto dei lavoratori>

Mando ad Irma ogni tanto pacchi e soldi, lei mi telefona puntuale ai compleanni.

Per lei non ho ancora fatto abbastanza, non finirò mai di ringraziarla, spero tanto di riabbracciarla un giorno.

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"Quando venne mia sorella a trovarmi in Honduras mi chiamò schiavista, (non sapevo se ridere o piangere) cercai di spiegarle che purtroppo era un meccanismo assurdo, ma reale.

Era veramente un'altro mondo, sembrava di essere in un'altra epoca. Non era facile cambiarlo. Anzi impossibile. 

Avrei voluto aiutare tutti, ma come potevo!"

Los vigilantes

Avete mai vissuto con un uomo armato fino hai denti, giorno e notte, davanti la  porta di casa?

All'inizio mi sentivo una "osservata speciale". Il vigilante,  già vederlo metteva paura, armato di coltello, machete, pistola e fucile...Lui era lì per difendermi!

Ma da che?, pensai, provai a dire, che non lo volevo, ma soprattutto Tony, non mi fece neanche parlare, era cosi e basta. Dovetti abituarmi a questa figura del vigilante, non sempre è stato facile, ne ho avuti tanti, troppi per ricordarne i nomi. Ma lì ricordo ognuno per il suo modo di essere, più o meno  buono, gentile, devoto, attento, invadente, scattante, chiacchierone...

Ognuno con la sua storia... la sua vita.

Quasi subito proibii loro di urinare e sputare a cinquanta metri intorno casa  mia. Sembra incredibile ma è così. Farà parte di una cultura...o non conoscono il galateo...non lo so!  Ma io non potevo accettare questo, soprattutto con due bambini.

Li ho visti radersi, li ho visti dormire, li ho visti sparare, li ho visti annaffiare i fiori, li ho visti giocare a pallone con mio figlio, (io mi arrabbiavo, per me era fuori da ogni logica, vedere mio figlio giocare con un uomo armato di fucile... oltre tutto pericolosissimo!) chi predicava il vangelo, chi mi raccontava i suoi problemi di soldi, di figli... di donne, chi scappava al primo giorno di lavoro con il fucile, chi rubava nelle macchine, chi di notte tempo ci guardava dalla finestra...e vi dico che ne ho proprio viste di tutti i colori! 

Davo loro da mangiare, da bere, mi facevano conoscere le proprie famiglie, mi regalavano manghi verdi, mi chiedevano la bicicletta di Andrea, il passeggino di Alessandra, mi chiedevano soldi, sigarette, giornali. (un parente).

Che cosa fa un vigilante? che cosa è un vigilante? E' come avere un portiere tutto fare...E' un uomo che protegge la mia casa, la mia famiglia, ma nello stesso tempo è inevitabile, si sviluppa un rapporto oserei dire di amicizia e fiducia, se si raggiunge questo, il vigilante sarà per sempre "tuo". Se non si raggiunge, hai un nemico in casa.

Luis, Jorge, Josè, non ricordo...

ma un bravissimo ragazzo, si vedeva che aveva studiato, educato, fine. Dopo tre mesi che lavorava per noi, mi mandò i saluti da Irma.

<Dona Lucilla, Jorge le manda saludos, el se fue, se fue mojado a los estados> .

Cosa significa? si è fatto la doccia prima di partire? non capivo...! mi veniva da ridere

Irma mi spiegò...

Era uno dei tanti modi di arrivare negli Stati Uniti clandestinamente, mojado perchè si attraversava un fiume  al confine tra Messico e Texas. Un viaggio allucinante, pericolosissimo, fatto da donne incinte e bambini, da uomini con un unico sogno l'America, il dollaro, la ricchezza. Non so di preciso, (ma vi assicuro tante!) quante persone sono annegate in questo fiume, quante persone sono morte perdendo l'orientamento nei deserti, giorni e giorni di cammino sotto il sole, quante persone morivano...con pallottole... per così dire vaganti... 

Non tutti ce la fanno...è terribile!

<Jorge se fue mojado...!?> guardai lontano tra le montagne, lo immaginavo in questo viaggio di speranza, dissi tra me e me

<Que te vaya bien, Jorge, mucha suerte>.

Seppi che arrivò negli stati uniti, e trovò anche lavoro, non l'ho mai più rivisto.

 

San Pedro Sula - Honduras

Una mattina...tornavo a casa dopo aver fatto la spesa. Un giorno come tanti? Insomma... quando arrivai d'avanti al cancello, c'era Tony, con la tipica faccia di chi deve dire qualcosa di importante, nervosamente in giardino fumava... mi aspettava...

<que pasa hombre?>

<Lucilla, si va da un'altra parte, prepara le casse, imballa tutto, tra dieci giorni si parte, tu e i bambini per un pò rimanete in Italia io andrò in Indonesia>

Credo che in quel momento la mia anima si distaccò dal mio corpo!... un macigno che saltava, dal cuore al cervello...per finire nello stomaco... dovetti sedermi, incamerare la notizia, elaborarla, e trovare in un angolo della mia mente il posto per questa novità.

Tony ed io ci guardammo, ci abbracciammo, anche se eravamo consapevoli, che un giorno saremmo andati via, via per sempre... non immaginavamo di provare un dolore così intenso, profondo...e per quanto  mi riguarda non era solo per il fatto di lasciare la mia casa, il mio letto,  la mia macchina, la scuola, il vigilante, gli amici, il ron, la musica, le tortillas, il pediatra, il mercato, le mie piante. Ma forse si... era tutto questo, la mia vita.

...e fù in una notte, con il caldo più umido, che mi giravo e rigiravo nel letto, qualcosa mi svegliò,  nel dormiveglia, sentii in lontananza una musica, una melodia...bellissima! forse era per il mio stato d'animo... ma la sentivo dentro, fino al cuore, mi avvolgeva, mi accarezzava, era un lamento dolce, ma con la grinta di quelle tipiche canzoni dei mariachi messicani, per ore fui coperta, coccolata da questa musica... fu una notte magica...!

All'indomani, mi informai da dove veniva quella musica, mi dissero che avevano celebrato un matrimonio, di una famiglia messicana. Il mio obiettivo era solo uno, cercare quella canzone! Ma come? montai in macchina, raggiunsi il primo centro commerciale, entrai in un negozio, dove vendevano cassette e cd, al proprietario gli spiegai la situazione, e quanto era importante per me...mi aiutò, aprì una decina di cassette, mi diceva nomi di cantanti messicani, ma io non ne conoscevo nessuno. Tentai di intonare la canzone...me ne fece ascoltare almeno una trentina...prima di arrivare finalmente alla mia canzone, mi emozionai! non parlai più, era mia per sempre.

Il cantante è figlio d'arte si chiama Alejandro Fernandez  (messicano) il titolo della canzone è "Como quien pierde una estrella".

In dieci giorni svuotammo casa, mettemmo a all'asta le cose di valore, con beneficio dell'associazione, di cui facevamo parte "Amor y Vida" (bambini malati di Aids), tutto il resto lo regalammo, sono stati i dieci giorni più tristi della mia vita, l'ultimo fine settimana, salutammo il mare...salutammo tutti... salutammo tutto.

Quell'ultimo viaggio all'aereoporto...neanche l'autista emozionato ci aiutò, quella mattina tutto sembrava ancora più bello, solo i bambini non capivano cosa stava succedendo...Tony mi prese per mano...

<Lucilla, non ti preoccupare andrà tutto bene>, lui con la mente, era già in Indonesia...con i suoi progetti di lavoro...

<Si Tony,  ricomincerò tutto da capo con un'altra diversità, un'altro mondo... mi preoccupa, ma nello stesso tempo mi affascina...sò già che andrà tutto bene! perchè l'importante è stare tutti insieme! in qualsiasi parte del mondo>.

Partii, con la promessa di ritornare un giorno...quel giorno non è ancora arrivato, lo sto aspettando...per il momento sogno...sogno con la mia canzone.

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La Carretera de Olancho

Eravamo arrivati da poco tempo in Honduras, in realtà  da qualche mese...quando arrivò Pasqua. Festa grande in questi paesi, che si miscela sempre tra la loro grande fede, e la voglia di evadere...  cerimonie e processioni in ogni parte, è quando i negozi si riempiono di costumi e asciugamani per il mare, adesso, tutti vanno in vacanza, le spiagge sono stracolme, è un paese in movimento, è il periodo più caldo. Tutto è in festa, tutto è ancora più musica.

In questa settimana santa il governo proibisce la vendita degli alcolici (figuriamoci!). Aumentano le percentuali di morti per incidenti stradali.

Autisti senza patente, senza regole di guida, autovetture che camminavano per inerzia, con la pelle di leopardo sul cruscotto,  duemila ciondoli e santini, in pochi  hanno la ruota di scorta, e in caso di necessità... il triangolo?  può essere anche un casco di banane o un figlio.   

Si verificavano vere carneficine, quando si ribaltava uno di quei pickup pieni di gente... cose assurde, contro ogni sicurezza... e comunque  un popolo in cammino verso i loro paesi di origine, le proprie famiglie...

Enzo... un amico italiano (friulano) da molti anni in Honduras, sposato con Celeste, honduregna. Ci invitano a passare le feste di Pasqua,  a Trujillo (costa nord) nella loro bellissima casa. Enzo ci consiglia una scorciatoia...la famosa carretera di Olancio (otto ore di strada non asfaltata) ci spiegò passo passo quello che avremmo incontrato, unica raccomandazione...di portare taniche di benzina perchè non avremmo mai incontrato un distributore...e di non viaggiare di notte, troppo pericolosa!

Grande emozione la partenza...con quella macchina nuova di zecca, così grande, forte, alta,   che dire...tutto è pronto... benzina, acqua, machete, pistola,  aria condizionata...Pino Daniele! Si parte!

Di certo! sapevo...di non trovare  la "Roma-Firenze"! Ma santa miseria, fu veramente pesante!!!

E' stato il viaggio delle meraviglie, delle scoperte, delle emozioni, paesaggi bellissimi, il verde più brillante, fiumi, ponti, cascate...cominciammo già ai primi  chilometri a vedere la prima scena di quark, un asino morto che veniva divorato dagli avvoltoi (sopilote), lì sulla strada, inutile descrivere, per la prima volta vedevo così da vicino  una scena simile, la puzza non ti dava modo di rimanere un minuto di più. Faceva un po' senso...ma questa è la legge della natura.

Più di qualche volta mi chiesi se avessimo sbagliato strada, ma del resto era impossibile...c'era solo quella! viaggiavamo per ore senza incontrare niente e nessuno, Enzo ci dette una lista di paesini che avremmo dovuto  incontrare...ma noi non ne vedevamo, in realtà noi ci passavamo davanti, ma non lo leggevamo da nessuna parte.

Capimmo la loro filosofia...ci adeguammo e non fu facile. Quando arrivammo quasi a metà del viaggio a San Esteban in lontananza sulla strada vedemmo delle sagome, persone vestite come in maschera...più ci avvicinavamo e più si agitavano, sembravano vestiti da Zombi, ci fermarono, io ero sinceramente spaventata...ma al dunque, queste persone fermavano i viaggiatori solo per chiedere soldi, erano vestiti in quella maniera(da Giuda)  per spaventarci, così ci fermammo, era una usanza, un po' come una penitenza, visto che eravamo nella settimana di pasqua e noi  invece di pregare e fare penitenza... andavamo al mare... perciò dovevamo pagare!. Senza parole.

Honduras: l'ondulata... ne sò qualcosa! a volte, quando la vegetazione lo permetteva, dall'alto si vedeva una sottile linea bianca che divideva la foresta in due. A 2 ore di distanza  dal mare  cominciammo a vedere una vegetazione decisamente diversa, tutto era sulle varianti del giallo, un caldo umido appiccicoso, distese di banani, ananas,  palme da olio, semi di cacao lasciati essiccare al sole,  ci avvicinavamo alla costa e il paesaggio in qualche modo cambiava, anche la gente, sembrava più ospitale, (la gente di mare, delle coste, accetta meglio lo straniero) con l'andamento lento di chi deve combattere il caldo o per il loro semplice modo di vivere, una calma, un silenzio da starci tutta la vita...Entrammo a Trujillo, con la voglia matta di vedere il mare, nostro fratello. Per riavere il senso d'orientamento, capire in che parte del mondo eravamo. Trujillo, molto carina,  un villaggio con case di legno e in mattoni, con un parco centrale con vista sulla costa...ed è lì che vidi per la prima volta il mare dei Caraibi...mi illuminai di immenso! (come disse qualcuno) feci presto a capire dov'ero...: qui Honduras...lì Oceano Atlantico...laggiù Italia!

Arrivammo a casa di Enzo, ci accolsero, mostrandoci la nostra stanza, per poi passare in cucina dove c'era già pronto uno squisito Tapado fatto dalla mamma di Celeste, con ancora frijoles, tortillas, aragoste, yuca fritta, platano. Celeste ci presenta sua sorella, che mentre allattava beveva birra...non è forse vero che la birra fa latte?

Tentai  di lamentarmi della particolarissima scorciatoia, e della mia schiena...ma Celeste mi ammutolì quando mi disse che lei quella strada l'aveva fatta in moto,  in cinta di sei mesi e con una tanica di benzina alle spalle. Non mi lamentai più e mi ritenni fortunata.

In quei giorni visitammo tutto quello che potemmo, la fortezza di S. Barbara, il cimitero dove è sepolto un famoso pirata William Walker, Puerto Castillo e Santa Fè dove dei bambini ci accolsero con balli e musica con i loro strumenti fatti di lattine di latte in polvere, corde, coperchi, bidoni...incredibili, bellissimi, rimasi sorpresa, meravigliata per la loro semplicità.

Passammo quasi tutte le sere sulla spiaggia, con birra e musica  garifuna, era fantastico vedere queste donne per lo più anziane, ballare freneticamente come solo loro sanno fare...è qui dove si nota più che mai la miscela tra il popolo indio e quello africano. Così lontani, ma uniti per sempre.

Trascorremmo giorni bellissimi, decisamente una Pasqua ben diversa dalla nostra, il viaggio di ritorno a casa (Tegucigalpa)  si fece più breve...aveva poca importanza la strada, con tutto quello che avevamo visto e assorbito, questa esperienza ci aiutò a conoscere meglio il popolo honduregno e a rispettarlo,  sicuramente è da lì che ho cominciato ad amarlo.

Ringrazio, Enzo e Celeste

Consigli di viaggio: 2 taniche di benzina 2 ruote di scorta 2 reggiseni

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Andrea

...Era talmente piccolo Andrea che non era neanche vaccinato...quando lo portai per la prima volta in Honduras, nella nostra casa a Tegucigalpa.

Avevo mille paure, mille incertezze, che ne potevo sapere io di pappe e pannolini...con la maturità di oggi, mi oserie chiamare incosciente!

Arrivai a Tegucigalpa, con Andrea che non ero io... ero un'altra Lucilla, ero doppia, persi la mia libertà di pensiero, perchè l'unico pensiero era lui, Andrea il re in un popolo indio, lui non aveva il  ciuccio, lui aveva le braccia di Irma (a lei dovetti spiegare che Andrea era mio figlio e che certe cose, spettavano a me!), quando era nel passeggino lo prendevano per un disabile, se no a che serviva una sedia con le rotelle!...tutti i giorni veniva Luis (il tutto fare) giocava con lui, il columpio (altalena) gli portava regali e carammele...uno zio honduregno!

Andrea, con spada e mantello da zorro a caccia di iguane...montava sugli alberi come una scimmia...spirito libero, indipendente da sempre, non camminava... ma già nuotava, Andrea nel suo ambiente più consono, adatto a lui... un bimbo della jungla...

A tre mesi Andrea cade dal letto... sbatte la testa...volevo morire! Attimi terribili, momenti senza respiro, Tony era lontano in diga, non potevo aspettare! Arriva finalmente Cleto, l'autista del big boss italiano,  Cleto... con modi sempre gentili, un buono buono, sempre con il sorriso sulla bocca, (seppi dopo che aveva un problema facciale) mi portò in ospedale correndo...attimi interminabili, Cleto mi guardava dallo specchietto retrovisore...io piangevo!  Non ci divideva la lingua, ma il fatto che lui era honduregno ed io italiana, due concetti totalmente diversi sull'argomento figli!

Ad un semaforo Cleto si voltò...mi guardò e mi disse <Dona Lucilla, yo tengo ocho hijos!>. Non riuscii a rispondere, volevo solo essere in Italia.

In quel momento non ci feci neanche caso a quella frase...ma con il tempo  capii tante cose.

Andrea lo visitarono, e lo curarono in quell'ospedale il Viera, con ottimi medici, (stile americano, per un figlio questo ed altro). Purtroppo diverse volte abbiamo fatto visita in quell'ospedale, si perche Andrea era un bimbo sin miedo, travesio, era soprannominato Gianburrasca...lui che a un anno masticava canna da zucchero congelata (per le gengive) svezzato con fagioli neri, tortillas e manghi, così mi aveva detto di fare il pediatra locale!...lo hanno imbottito di vaccini come un ventenne in Italia. Andrea a scuola...che dovette imparare a memoria l'inno honduregno...vestirsi da indio nel giorno della commemorazione della razza...tenere alta la bandiera honduregna. Persi qualche ora a spiegargli che eravamo italiani, non è stato facile, era confuso, gli parlavo italiano e lui rispondeva in spagnolo...

Andrea...che a otto mesi, un'onda anomala nel Mar Pacifico, (che tanto pacifico non è) ce lo portò via dalle braccia...per ritrovarlo a 2o metri più in là, un pesce che voleva capire dove si respirava, Tony spaventato, io...dieci anni di vita in meno.

Guai a chiamarlo Andrea, lui era Andres, non era mica una femmina...!

Andrea è tutto questo e ancora di più...è cresciuto, è cambiato ma è sempre lui... uno spirito libero... non a caso gli amici, lo chiamano Moogly.

Mi debilidad.

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El Comedor  (la mensa)

Ho lavorato...in Honduras, ho lavorato per quasi due anni. Non sapevano chi scegliere, per gestire una mensa...chiamarono me.

<Non ti proccupare...ti auteremo, sarà facile>.

Non parlavo bene lo spagnolo, appena lo masticavo, sapevo ben poco di cucina...

Mi diedero le chiavi della mensa, (una villa) vicinissima alla diga, notai con preoccupazione che della mensa avevo solo le chiavi, il resto lo dovevo fare io, cioè comprare praticamente tutto: tavoli, tende, frigoriferi, congelatori, macchine a gas, solo le masserizie della cucina arrivarono dall'italia. E una volta ogni sei mesi arrivava il container con parmigiano, pelati Cirio, pasta Voiello, tonno Star, acqua San Benedetto, olio Bertolli...nutella, per noi... oro colato!

Per questa avventura, ottenni, un cuoco Josè, tre aiutanti Fermin, Rosa y Suyapa...e un autista Luis (un fio de na ballerina!) uno scugnizzo napoletano, sapeva tutto, conosceva luoghi, posti, negozi... mi serviva come il pane...troppo sveglio!

Alt!...mi chiamo Dona Lucilla... no Lucilla. 

Durò solo due mesi, fu licenziato, rubò un'auto della compagnia, per accompagnare la madre in ospedale!Tentai di ribellarmi, non c'è stato niente da fare!Mi diedero Manzia, che mi faceva venire il latte alle ginocchia per come guidava. Come poteva... dormiva! Un giorno fece un incidente...dissi che ero stata io...altrimenti lo avrebbero licenziato! l'addormentato riusci a mettere incinta Rosa fece addirittura gemelli, che grinta! Mi adattai a lui. Luis mi aveva insegnato la strada.

Andavo in giro con vocabolario e calcolatrice...tra yarde e libre, ho imparato...quello che non avevo fatto a scuola!

Josè...il cuoco, veramente bravo a cucinare, per fortuna! seppi solo dopo un anno che era omosessuale, non mi ero accorta di niente, tutti lo sapevano, meno che io. Con Josè si andava tutti i giorni al mercato Majoreo, sapeva scegliere, sapeva trattare...sapeva le quantità, gli insegnai a fare i gnocchi, lui mi insegnò molte cose, eravamo due donne andavamo in sintonia.

Si viaggiava con un busito, tutti i giorni, su quella strada non asfaltata, 15 chilometri di polvere, 800 operai, un centinaio di italiani, macchine autocarri, gru...quelli che vivevano al bordo della strada ci odiavano, non ne potevano più di respirare polvere...le loro case erano diventate bianche, ogni giorno ce ne era una nuova per non farci passare.

E ricordo un giorno...carichi di spesa e sempre di corsa...vedo in lontananza, 8 o 9 galline...speravo che Manzia si fermava...rallentava! niente... le prende tutte in pieno...mi sento le ossa scricchiolare  sul mio corpo, strilli di dolore.

<Manziaaaa Noooooo! fermati!>

<No puedo, nos van a matar!>

<Santo Dio...come? ci sparano?>

Mi volto...le vedo spiaccicate... in un secondo un polverone  le fa più sparire. Vedevo gente uscire dalle case, ho avuto una paura.

Manzia, mi fa un cenno con le spalle, come per dire, <y que!? che succede...ma lei da dove viene?>.

<Manzia!...sparisci!>.

Scoppiavo...ma dove sono?, mi chiedevo, ma dove mi trovo?, mi guardavo dall'alto!...io piccolissima, su una stradina di Tegicigalpa nel centro america, con un emerito sconoscuto...ma chi sei? che mi fai provare l'ebbrezza dell'uccisione!...aiuto...ma che ci faccio io qui?

Sono questi i momenti... più forti, accettare usi e costumi... anche nei momenti più critici, in momenti particolari, in momenti importanti...momenti, di un'altro mondo.

Ho lavorato, 30 uomini venivano a mangiare all'ora di pranzo, c'era anche uno spaccio, si vendeva solo alle famiglie italiane,  quello che arrivava dall'Italia costava il triplo. Ho cercato di fare del mio meglio, ho organizzato il menu settimanale, si faceva il dolce quando c'era un compleanno...si organizzarono feste, balli, cerimonie...venne il Presidente in carica Callejas... il finimondo.

L'ho fatto con gusto, ho imparato tantissimo,  ho preso padronanza della citta, della lingua, della cucina hondurengna e non solo, rapporti, amicizie...ero a casa.

Ringrazio tutte le persone che hanno lavorato con me.

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35 litri di latte

Quando lavoravo, in mensa avevo un compito ingrato... dovevo comprare, ogni giorno 35 litri di latte. Missione da 007 in Honduras, lavoro ingrato, per me, svuotavo un supermercato, lasciavo un barrio (quartiere)... senza latte!

35 litri di latte...per 60 operai che lavoravano in diga con vernici tossiche. Cercare tanto latte, è stata una vera tortura, quando arrivavo nei negozi...i commessi, li vedevo correre...povera gente! mi ci mettevo pure io a togliergli, un alimento importante, soprattutto... per i bambini.

<Manzia... spremi le tue meningi... informati dove si trova la centrale del latte "Leyde">.

Lui mi guarda, con la faccia, di chi non sà neanche di essere un honduregno! Che pazienza che ho avuto!

Mi informo, la troviamo, gli dico di aspettarmi davanti all'entrata...e che se non tornavo dopo un'ora, mi doveva venire a cercare.

Ho bussato una porta...mi hanno aperto un portone!

Mi presento, dritta dal direttore... gli dico la pura e semplice realtà... non era logico, che mio marito lavorava in diga per dare acqua potabile al popolo honduregno ed io toglievo latte a un barrio intero, toglievo latte ai bambini. 

Il direttore  mi guardò... sorrise.

<Senora... no se procupe vamos a resover esto>.

Mi mandò latte con trasporto fino in diga, per i tre mesi successivi e con lo sconto di 10 centesimi.

<Manzia...se terminò... no tenemos mas el problema de la leche!>

<por fin... dona Lucilla! estaba cansado!>

<ya se, Manzia...ya se!>.

 

30 uomini in mensa

A volte, non si riesce ad accontentare un solo uomo (in cucina) figuriamoci 30! Accontentare tutti, era veramente difficile... Uomini con venti anni di Africa alle spalle e forse qualcosa di più, per lo più erano del nord Italia, molti friulani, piemontesi, liguri...Con qualcuno proprio non mi ci capivo, per il loro dialetto, spesso si parlava in spagnolo! (a volte mi sembravano più stranieri loro che gli honduregni). Mi chiedevano piatti tipici... ma io non li conoscevo. Una volta, su loro richiesta, feci la polenta...sbagliai, la feci  come quella di mia nonna (ciociara), con il sugo, non piacque a nessuno.

Si cucinava spesso pesce, ma non per tutti , c'era a chi non piaceva...Chi con le lenticchie ci era cresciuto! e non le poteva più vedere, chi mangiava tanto...e non lasciava niente a nessuno...chi non poteva sopportare i funghi porcini, chi il pollo ne aveva mangiato troppo...Chi voleva succhi di tamarindo, chi voleva il pane croccante e chi per motivi di salute...mi richiedeva una dieta particolare, di verdure...per poi vederlo entrare la sera nella sua stanza, con due ragazze! Pensai di valorizzare la sua dieta, anche delle uova e del formaggio.

E poi venivano...i soliti "quattro affezionati"

...Arrivavano in mensa alle 9 del mattino...per il primo grappino! Uomini forti, uomini che non li ferma nessuno, uomini di una certa età, uomini con grinta, con gran voglia di lavorare di risolvere, anche le situazioni più estreme, uomini che se mancavano al lavoro era perche li aveva colpiti un attacco di malaria...Uomini non sempre soli lì in Honduras...ma lontani dalle proprie famiglie, lontani dai problemi, dai pensieri, lontani dallo stress italiano...Uomini ringiovaniti! Felici! Uomini generosi con il popolo femminile honduregno...Uomini di un'altra generazione!

Non scorderò mai...quando aspettavamo già da una settimana l'arrivo di un argentino...la mia fantasia, si fece realtà... si spalancò la porta, entrò... con il sole alle spalle...un uomo alto, occhi azzurri, con baffi, un po' timido, un po' titubante... un gaucho!... sembrava che era sceso in quel momento da cavallo! Capiva l'italiano ma non lo parlava. Ci presentammo, lo feci accomodare...fu l'inizio di una lunga e bellissima  amicizia con le nostre famiglie.

Conclusioni:

Ho conosciuto un popolo di uomini!

...E non venitemi a dire...che le donne sono "radio serva"...por favor!

 

Il popolo del Comedor

Rubavano a tutto spiano!

Dovevo avere 100 occhi, rubavano...ma non per possedere o avere!...rubavano per fame!...è un pò diverso!...come potevo colpevolizzarli...

Con me presente, direi che non rubavano... prendevano, era più che giusto che mangivano quello che volevano, mangiavano... ma sempre con l'aria di chi ruba, si vergognavano farsi vedere!

Qualcuno ingrassò alla grande!

Con loro ero una regina...caffe, tortillas, hugo de naranja, mi servivano, la sedia, la porta, lo sportello.  Quando ero con altri italiani, mi trattavano ancora con più servilismo...ma quando stavamo  tutti insieme, in cucina o in macchina... mi facevano mille domande...mi vedevano strana! li incuriosivo! 

Mi volevano buggerare  sempre!...

Con la scusa che non capivo lo spagnolo!

Vedevo movimenti strani..che con il tempo lì capivo a naso. Il giorno di paga?

Era sempre un problema, c'èra sempre qualcosa che non andava, dovevo battere cassa all'amministrativo italiano...per farli stare calmi.

Erano i miei ragazzi guai a chi li toccava! quello che era giusto! era giusto!.

Tre volte a settimana a quacuno di loro gli moriva: un padre, una madre, una nonna, un fratello, uno zio, questo per assentarsi dal lavoro...Le prime volte rimanevo dispiaciuta...perplessa. Ma poi capii...che non era vero! Si approfittavano di me!.

Dissi loro che ero romana (non so se capivano il concetto dei romani e cioè che io ero furba come loro!) e che non intendevo farmi prendere in giro!...ridevano mi chiedevano scusa, ma dopo venti minuti erano all'attacco.

.-.-.-.-.-.-.-.-

C'è un gesto...che l'ho sempre visto fare in mensa e anche a casa da Irma. E' Il gesto di assaggiare il cibo: Prima lo mettono sul palmo della mano e poi lo portano alla bocca...vederlo è affascinante è un gesto primordiale...un gesto indio.

 

Sono stati fortissimi.... hanno lavorato come matti, hanno sudato sette camicie, non li dimenticherò!.

 

Grazie

...Correvo verso casa, in macchina...un giorno a San Pedro Sula. Ero terribilmente in ritardo, il bus della scuola mi avrebbe lasciato Andrea, davanti casa, da solo...impensabile in Honduras.

Tra italiani, spesso si parlava di brutte storie, di bambini, rapiti, per poi essere rilasciarli... senza un rene.

...Correvo, come una pazza, nessuno mi avrebbe fermato! Nessuno.

Da furba romana...ho pensato bene, per evitare un semaforo rosso di entrare in un benzinaio all'angolo della strada, per passare dall'altra parte, ma non faccio in tempo ad entrare che un polizziotto mi fa cenno di fermarmi...

Nooo! le cose si complicano, pensai, mi armai di pazienza, feci un bel respiro...abbassai il finestrino...lo guardai, lo fulminai...credo!

Gli dissi che c'erano solo due cose da fare... O mi lasciava andare, o montava in macchina con me, per spiegargli tutto, fino a casa...

Lui mi guardo...prima preoccupato, poi si sistemò il fucile, si guardò intorno, mi sorrise con tutti i suoi denti e mi disse <Non si preoccupi, signora... vada>

Rimasi...sconcertata e sorpresa nello stesso tempo, di me stessa e di quel poliziotto, che mi aveva capita, mi lasciò andare. Cosa rara in Honduras per una straniera.

Avrei voluto dirgli di più, ma dissi solo grazie e scappai via...ma sentivo che era successo qualcosa di straordinario.

Di nuovo, corro...arrivai a casa...Andrea non c'èra... aspettai qualche minuto...finalmente arrivò il bus, vedo Andrea, l'autista mi dice che era già passato due volte, e che non avrebbe mai lasciato Andrea (6 anni) da solo.

Quel giorno...lo ricordo come se fosse adesso...provo la stessa sensazione, di riconoscenza verso il popolo honduregno. Grazie a tutti

 

"Irma... india bongustaia"

Un giorno rientrando a casa...

ho visto Irma...

era seduta... in cucina, con forchetta e coltello sminuzzava un pezzo di formaggio gorgonzola, con faccia schifata, si tappava il naso...

<Irma... oh signore... ma che stai facendo?>

<Signora Lucila... questo formaggio non è buono... è pieno di muffa, ha un odore terribile... ho cercato di togliere tutta la parte "mala"  ma è veramente impossibile...>

<Irma... Irma... dobbiamo parlare, ti devo spiegare... noi italiani... siamo un pò così, ormai ci conosci, sono quattro anni che praticamente vivi con noi... ne avrai viste di cose strane... bè questa è la peggio di tutte! Ora ti spiego... però intanto riattacca la muffa!!!>

Incredibile... se lo raccontavo in Italia non mi credevano...Irma mi guardava strana, ho cercato di spiegarle in grosse somme la nostra cultura del gorgonzola, si un formaggio decisamente particolare... ma da non sdegnare... che la muffa... che che si pensi è la parte più buona... le ho anche detto, che avevo fatto carte false.. :-) per trovarlo... averlo!! Ho tirato giu' tutte le stranezze della cucina honduregna... cominciando dall'iguana... da una spezia che si chiama "culantro" lo dice la parola stessa...  :-))))

Quello che non le ho detto... era il valore, di quanto costava quel pezzo di formaggio con la muffa... che è pari 15 giorni di lavoro per la stragrande maggioranza del popolo honduregno!

Mi sono vergognata ... non l'ho detto.

<Irma... adesso ci facciamo due pennette al gorgonzola... poi giudicherai!! :-))>.

Era il minimo che potevo fare.

<Son ricco... signora Lucila... ma me gusta mas el "pesto">

<:-)))) Irma... la sai lunga!! vaja pues!!! Estoy contigo, gana el pesto!!>.

Irma.. india buongustaia!! :-)

 

Lucilla Rosati

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