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PERU' e BOLIVIA - (2008) di Gianni Rossi

per info sul paese click sulla bandiera

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TORNA ALL'INDICE DEI DIARI

Viaggio di Gianni Rossi - Perù e Bolivia

LIMA – ISOLE BALLESTAS – RISERVA DI PARACAS – HUACACHINA – NAZCA – AREQUIPA – CHIVAY – CANYON DI COLCA – LAGO TITICACA – COPACABANA – LA PAZ – PUNO – RAQCHI – ANDAHAYLILLAS – CUSCO – CHINCHERO – VIVAIO DI MORAY – SALINE DI MARAS – OLLANTAYTAMBO – PISAC – CALCA – AGUA CALIENTES – MACHU PICHU – CUSCO -  PUERTO MALDONADO - LIMA

PERU'

Finalmente la meta tanto sognata, uno dei “top ten”. Abbiamo progettato il viaggio da soli, proponendo poi l’itinerario alla agenzia ALERAMO VIAGGI di Asti, gestita con grande perizia dall’amico Gino Lizzi (www.aleramoviaggi.com). Qualche piccola necessaria modifica all’itinerario e siamo partiti.

Il nostro gruppo di sei persone ha avuto a disposizione una auto da 11 posti con autista, una guida “logistica” che ci ha seguito giorno per giorno, risolvendo tutti i problemi in cui siamo incappati (un ringraziamento ad Armonia), una guida turistica di lingua italiana in ogni località visitata, ottimi alberghi già prenotati, la notte sul lago Titicaca, gli ingressi a musei e siti archeologici, il volo aereo interno (Cusco-Puerto Maldonado-Lima), il soggiorno nella foresta amazzonica. i pasti volutamente a carico nostro. Il programma stabilito è stato rispettato perfettamente. Decisamente contenuto il prezzo del pacchetto. Consiglio vivamente di rivolgersi ad Aleramo Viaggi che ha dimostrato grande competenza e serietà.

 ** da non perdere; * discreto; nessun asterisco: interesse scarso - 4 soles = 1 euro

1 venerdì: con discreta puntualità siamo partiti dall’aeroporto di Bologna alle 6,30, con volo Lufthansa.

N.B. Segnalo che è possibile utilizzare il parcheggio aeroportuale di Bologna P4 (80 € per 3 settimane) ottenendo questo prezzo favorevole solo se la prenotazione del parcheggio è avvenuta tramite l’agenzia turistica che ha prenotato il volo (il prezzo senza tale prenotazione sarebbe 140 €). Occorre consegnare all’ingresso nel parcheggio e anche al ritorno la conferma di tale prenotazione per usufruire dello sconto.

Tappa a Francoforte alle 8,15 poi a Caracas alle 21.45 (ora italiana). A Lima alle 20.25 ora locale (3.25 ora italiana per differenza di fuso di 7 ore). Agli arrivi siamo stati accolti da Armonia, la guida italo-peruviana destinata dalla agenzia come accompagnatrice logistica per tutto il viaggio. L’auto, un pulmino da 11 posti con autista, ci attendeva nel parcheggio per condurci all’Hotel Libertador, un buon 4 stelle con abbondante prima colazione.

2 sabato: L’agenzia turistica, oltre a fornirci una accompagnatrice logistica, ci ha messo a disposizione una guida turistica in ogni tappa del nostro itinerario. Un trattamento di vero riguardo. LIMA*, pur essendo sul mare, ha un clima pessimo e il cielo è per lo più grigio, con nebbiolina, grande umidità ed alto tasso di inquinamento.

Il MUSEO NACIONAL DI ARCHEOLOGIA, ANTROPOLOGIA E STORIA**, nel quartiere Pueblo Libre si trova nella Villa di Jose De St. Martin e di Simon Bolìvar, liberatori della Bolivia e del Perù. Si tratta di un bell’edificio del 1600 che ora contiene ricostruzioni storiche e reperti archeologici di notevole interesse, vasi e ceramiche per lo più. Una scaletta conduce ad una cripta nella quale sono raccolti oggetti preziosi in oro di epoca incaica. La visita del museo richiede circa 1 ora e ½. Poco lontano dal museo si può visitare la chiesa di St. Magdalena, interessante solo per le decorazioni di alcuni altari all’interno.

Lima è una megalopoli di 8 milioni di abitanti. Nonostante si trovi sul mare, il cielo è coperto in ogni stagione da una densa foschia di smog. Manco a dire, il traffico è notevolmente caotico. La vasta periferia alterna quartieri moderni ad aree di povere case e il centro storico, intorno alla vasta Plaza de Armas, è in definitiva abbastanza piccolo. Nel cuore della città prevalgono case coloniali a due piani, in stile spagnolo, tradizionalmente costruite in fango e bamboo a scopo antisismico, e poi intonacate. La tradizionale passeggiata va da Plaza St. Martin a Plaza de Armas, chiusa da un lato dalla Cattedrale del 1500 (interno sobrio e poco appariscente) e dall’altro dal Palazzo del Governo. Per combinazione siamo capitati al momento del cambio della guardia, con tanto di sfilata di militari e fanfara. Poco lontano il MONASTERO DI S. FRANCISCO**, la cui visita è particolarmente interessante. Accanto alla chiesa un grande chiostro le cui colonne sono ancora inclinate da terremoti del passato. Inevitabile la visita alle famose Catacombe, nelle quali alcuni ambienti sono stati adibiti ad ossario.

Uscendo in auto dalla città ci si imbatte in vasti quartieri di case coloratissime addossate alla collina. Sono disposte una sull’altra apparentemente senza alcuna logica e sono unite da lunghe scalinate gialle. L’amministrazione comunale ha voluto decorare le abitazioni con colori sgargianti, forse per camuffare la grande miseria di queste favelas, addirittura prive di impianti idrici.

A pochi Km da Lima abbiamo visitato il Complesso Archeologico di PACHACAMAL, con resti di templi a forma di piramide. Il Tempio del Sol è il meglio conservato. Per il resto si tratta di cumuli di rovine per cui la visita (circa 1 ora) risulta di scarso interesse. Siamo ripartiti nel primo pomeriggio, dopo uno spuntino al bar, seguendo la PANAMERICANA*, la lunghissima strada costiera in direzione sud. La costa desertica è caratterizzata da belle insenature e i pochi villaggi hanno un aspetto alquanto misero. Abbiamo percorso circa 230 Km fino al villaggio di PARACAS che abbiamo raggiunto verso le 18:00. Al ristorante Bahia, sul mare, abbiamo assaggiato il mais abbrustolito al sale, come antipasto (canchita) e abbiamo cenato ottimamente a base di pesce (7,5 € a persona = 30 soles). La notte presso l’Hotel El Condor, vista mare, con una piccola piscina ed una prima colazione molto scarsa.

3 domenica: Verso le 8:00, al porto di Paracas, ci siamo imbarcati su lunghi e veloci motoscafi per l’escursione alle ISOLE BALLESTAS**, le cosiddette “Galapagos dei poveri”. Lungo il percorso una tappa obbligatoria è rappresentata dall’enorme e misterioso graffito addossato alla montagna denominato IL CANDELABRO**. L’arcipelago è composto da numerosissime isole dai contorni molto frastagliati, con insenature, grotte e suggestivi archi naturali.

Sono letteralmente ricoperte di guano, in pratica escrementi dei volatili, in gran parte cormorani, che hanno nidificato in questa area. Inevitabilmente sorgono qua e là strutture dedicate alla raccolta e alla lavorazione di questo materiale che viene trasformato in un ottimo fertilizzante, voce rilevante nella economia peruviana. Altre isole sono abitate da intere famiglie di pinguini e da numerosissimi leoni marini. Le imbarcazioni, con il motore al minimo, si avvicinano agli anfratti rocciosi e pertanto risulta estremamente facile fotografare questi pigri animali. Al ritorno abbiamo avvistato numerosi delfini. L’escursione richiede circa un paio d’ore.

Dopo una sosta nel porticciolo, in auto abbiamo raggiunto la RISERVA DI PARACAS**. La visita è stata facilitata da una guida turistica tanto colta quanto trasandata. Il piccolo museo naturalistico ci ha delineato le caratteristiche e i pregi della riserva, dopodiché ci siamo spostati lungo alte falesie, con stupendi panorami. Nel cielo due parapendio completavano lo scenario. Poco distante abbiamo trovato spiagge rocciose con sabbia rosso vivo ed una piccola baia dove abbiamo fotografato il volo dei pellicani, spaventati dai sassi lanciati da Francesca.

Una parte della riserva è totalmente desertica. Alte dune di sabbia, a perdita d’occhio, si affacciano addirittura sul mare. Una visita tranquilla con passeggiata e foto fino alle 14,30, poi, dopo un pranzo frugale a base di arance, di nuovo in direzione sud, sulla Panamericana, tra dune e campi  coltivati a cipolle, carciofi e asparagi. Finalmente è uscito il sole.

In breve siamo arrivati a HUACACHINA*. Il piccolo villaggio è una località turistica intorno ad un laghetto con palme, circondato da alte dune di sabbia. La specialità della zona è il “sandsurf”, cioè la discesa dalle dune con la tavola da surf. Il costo della escursione è di 40 soles (10 euro) che comprendo il noleggio della tavola e il trasporto con strani dunebuggy in cima alle dune. Scendere non è semplice: chi conosce la tecnica dello snowboard si può cimentare. Per gli altri conviene scendere seduti sulla tavola a mo’ di slittino. Dall’alto delle dune il paesaggio spettacolare è comunque garantito. Forse ho sottovalutato quest’ultimo aspetto e mi sono limitato a qualche fotografia intorno al laghetto. Elena e Francesca sono rientrate dopo un’ora insabbiate e soddisfatte. Dopo una breve sosta nel villaggio di ICA (bella piazza circondata da un porticato e bassi edifici coloniali), abbiamo recuperato la panamericana e alle 19:10 siamo arrivati a Nazca. In questo tratto di strada si attraversano zone semidesertiche e zone coltivate a fichi d’india. In lontananza alte montagne illuminate dalla luce del tramonto.

Ci siamo sistemati presso l’Hotel La Casa Andina, molto bello, con camere affacciate su un chiostro arredato con enormi piante grasse e palme (ottima la prima colazione). Abbiamo cenato al ristorante El Porton ascoltando musica afro americana e andina spendendo 30 soles a testa (7 €). Tutto quello che rappresenta la tradizione andina viene definito quechwa (si pronuncia checiua). Parleremo pertanto di “popolazione, musica, abbigliamento ecc. quechwa”. La nostra guida Armonia, di padre peruviano, è stata una prezioso aiuto per capire usi e tradizioni dell’intero paese. Proprio qui abbiamo assaggiato il Pisco sour (pisco sur), grappa d’uva con cannella, limone, angostura e ghiaccio tritato.

4 lunedì: Nonostante la sveglia alle 6,45, il breve itinerario in auto (15 min) e la prenotazione effettuata in anticipo, siamo stati preceduti da altri gruppi e abbiamo volato sulla vallata di NAZCA** alle 8:30, in una splendida giornata di sole. I piccoli aerei a 4 posti partono in rapida successione sorvolando un territorio semidesertico, attraversato dalla Panamericana e costellato di centinaia di linee misteriose e strani graffiti giganteschi, indicati con nomi suggestivi: il condor, la scimmia, l’astronauta. Il pilota compie virate sui principali, piegando l’aereo per permettere una visione perfetta da entrambi i lati. Per fotografare è opportuno sistemarsi davanti, al suo fianco. Anche il paesaggio di montagne e dune è notevole. Nessuno di noi ha lamentato problemi di nausea o vomito. Il volo, non compreso nel pacchetto della nostra agenzia, costa 70 € a testa + 20 soles di tassa aeroportuale. Gli aerei non partono in caso di maltempo, vento forte o nebbia. Se la giornata è bella è una esperienza davvero indimenticabile e da non perdere.

Nei pressi della città abbiamo effettuato una breve quanto inutile sosta in una vicina zona archeologica. Di rilievo gli ACQUEDOTTI di epoca incaica, costruiti con canalizzazioni in pietra e vasche a spirale. Da non perdere invece il MUSEO ANTONINI**, con vari reperti di vasellame e utensili. Alcune vetrine espongono crani traforati, il trattamento riservato dagli incas ai loro nemici. Sono state ricostruite alcune tombe che ospitano mummie dell’epoca, nella tradizionale posizione fetale. La città di Nazca conta circa 80.000 abitanti. E’ caotica e poco turistica. Non abbiamo visitato l’antico cimitero della città, pare molto interessante.

Verso mezzogiorno, dopo un rifornimento di frutta, ci siamo diretti verso Arequipa. La costa in questo tratto è alta e frastagliata e a tratti sabbiosa. Pochissimi villaggi costituiti da povere case in muratura e molte in lamiera ondulata e canna. Il tenore di vita in questi territori sembra essere particolarmente scarso. A Camanà la strada si allontana dalla costa procedendo verso l’interno e salendo progressivamente di quota. Siamo arrivati ad Arequipa alle 20:30 e ci siamo sistemati presso l’Hotel Casa Andina (bello nel complesso, con ottima prima colazione ma piccola la camera). Abbiamo cenato poco distante al ristorante El Porton (via S. Francisco, 303) a base di ottimo alpaca con “quinua” (chinua – cereale finissimo utilizzato come riso o come zuppa). Elegante, buona musica, 176 soles in tutto (circa 7,5 euro a testa).

5 martedì: La visita ad AREQUIPA** non poteva che iniziare dal Mirador, una collina che permette la veduta di parte della città dall’alto. Intorno, una grande estensione di coltivazioni a terrazzo, denominate “andenes” e in lontananza alte vette costituite dai tre vulcani (El Misti, Chachani, Pichu Pichu) che dominano questa città.

Nei pressi di Plaza des Armas da non perdere la IGLESIA DELLA COMPANĨA**, con bella facciata e all’interno numerosi altari barocchi. Una nicchia conduce alla Cappella di St. Ignacio, interamente affrescata e di notevole pregio. All’esterno un interessante chiostro, prospiciente alla chiesa, interamente adibito ad ospitare negozi. PLAZA DE ARMAS, il cuore della città, è molto animata. La struttura è semplice e la ritroveremo nella altre città peruviane: porticati sui quattro lati, un parco con fontane al centro e da una parte la Cattedrale che non è particolarmente interessante.

Il MONASTERO DI SANTA CATALINA** è sicuramente la vera attrazione di Arequipa. Risale al 1600 ed ospitava suore di clausura. E’ una vera e propria città nella città, circondato interamente dalle mura e dotato di strade, chiostri, chiese e naturalmente gli alloggi delle suore con appartamenti, cantine, granai, cucine. Necessaria la visita guidata per non perdersi nel labirinto di viuzze. Molti appartamenti arredati sono stati trasformati in un museo. Ora le poche suore rimaste abitano una piccola parte della struttura. Molto caratteristico il colore blu e arancio degli edifici. Una visita assolutamente da non perdere.

Dopo aver pranzato in un locale caratteristico in Plaza des Armas, abbiamo raggiunto il MUSEO DE SANTUARIOS ANDINOS** che contiene numerosi reperti archeologici inca, spille, stoffe, ceramiche e utensili. Tra le mummie quella di Juanita, scoperta dopo 600 anni nel ghiaccio del vulcano Ampato, a 6000 mt di altitudine, ove era stata sacrificata durante una cerimonia religiosa. Anche in questo caso è utile la vista guidata. Abbiamo cenato discretamente presso il ristorante El Gaucho, in Plaza des Armas, a base di carne (lomo saltado e filetto), spendendo 188 soles (7,8 € a testa).

6 mercoledì: Lo spostamento da Arequipa a Chivay richiede alcune ore, abbondantemente compensate dagli splendidi paesaggi d’alta quota. Vasti pianori brulli e desertici, percorsi da lama, alpaca e vigogna, sono circondate da formazioni rocciose a pinnacolo e in lontananza da alte montagne innevate. Dopo una sosta in un ristoro per far foto e per masticare foglie di coca in preparazione alle quote più elevate, ci siamo avvicinati al passo di Patacancia, a 4910 mt. denominato MIRADOR DES ANDES**. Pochi km prima una breve sosta per fotografare gigantesche lingue di ghiaccio fino al bordo della strada. Il passo è uno splendido punto di veduta sui tre vulcani innevati in lontananza. Molte le bancarelle per i turisti e poco distante una distesa di “apacheta”, pinnacoli di sassi disposti dai visitatori uno sopra all’altro. La nostra guida peruviana, nonostante le difficoltà respiratorie dovute alla altitudine, ha voluto effettuare una breve cerimonia propiziatoria tradizionale, a base di foglie di coca.

Siamo arrivati a CHIVAY* verso le 13 (un totale di 148 Km effettuati in quattro ore comprese le soste) e ci siamo sistemati presso l’Hotel Casa Andina, decisamente accogliente e suddiviso in vari padiglioni disposti in un parco. Dopo un pasto frugale con frutta, siamo partiti per una escursione al villaggio di COPORAQUE, piccolo e di scarso interesse. Da qui, per circa 1 ora, a piedi sulle colline limitrofe per visitare i resti di una antica zona funeraria inca. I resti sono estremamente modesti e di scarsissimo interesse per cui l’escursione, peraltro faticosa per l’altitudine, potrebbe essere tranquillamente evitata.

Più tardi, in auto, abbiamo raggiunto le TERME DI CALERA, situate nel parco di Aguadablanca e Salinas. Si tratta di piscine all’aperto ove si può fare il bagno nell’acqua calda. Gli spogliatoi, le attrezzature e l’igiene lasciano molto a desiderare. Oltre a questo, quando si esce dall’acqua, la temperatura esterna si fa particolarmente sentire e, complice un Pisco Sur sorseggiato nell’acqua, ne ho guadagnato un forte malessere con cefalea, nausea e intense vertigini che mi hanno guastato la serata. Pensare che in paese era in corso una festa popolare con musicanti e personaggi in costume. Dopo la cena con torta per festeggiare il compleanno di Elena, abbiamo, anzi hanno visitato, poco distante un planetario con osservatorio astronomico.

7 giovedì: Siamo partiti verso le 6 del mattino per raggiungere, su strada sterrata, il CANYON DI COLCA* e in particolare uno dei punti di avvistamento denominato Cruz del Condor (1 ora circa dall’albergo). Giornata grigia e decisamente sfortunata. Pochissimi i condor fotografati sempre in lontananza per le scarse correnti ascensionali. Siamo ripartiti alle 9,30 con una sosta a MACA per visitare una bella chiesa restaurata dopo un recente terremoto. Di fronte alla chiesa un indio in costume tipico aveva con se un aquila che aveva adottato dopo averla curata per le ferite. Immancabili le fotografie. YANQUE è un piccolo villaggio con una vasta Plaza de Armas ed una chiesa coloniale bianca con una bella facciata (chiusa per restauro). Abbiamo visitato il museo municipale (3 soles), piccolo ma con interessanti reperti inca e oggetti di civiltà contadina.

Verso le 12:00 siamo ritornati a Chivay e ci siamo persi nello splendido mercato della frutta (quotidiano) ove è stato possibile fotografare personaggi in costumi colorati. Ho pranzato con Elena in una fatiscente trattoria, non certo rivolta ai turisti, nella parte coperta del mercato e con 5 soles ci siamo fatti il Rocoto Relleno (peperone ripieno) e la Inca Cola che sa di caramello. Durante la visita al mercato è cominciato a nevicare e questo ha reso l’ambiente ancora più caratteristico.

Siamo ripartiti da Chivay verso le 14:00 e lungo la strada siamo incappati un una bufera di neve. Indimenticabile le scene dei lama in corsa nella bufera e le bancarelle al Mirador ricoperte dalla neve. La strada per un po’ scende e poi risale a 4800 mt. Una sosta in località Lagunas, un altopiano con piccoli laghi caratteristici che ospitano vari tipi di uccelli, tra cui fenicotteri. Il nostro autista si è trovato in difficoltà per la sbrinatura dei vetri ghiacciati che tentava di risolvere con acqua mista a detersivo. Gli ho insegnato ad utilizzare il riscaldamento del fuoristrada. Siamo arrivati a PUNO sul LAGO TITICACA** verso le 18:30 e abbiamo alloggiato all’Hotel Casona Plaza, con belle camere. La cena presso il ristorante Da Giorgio è invece stata molto scarsa: buona la carne ma un servizio troppo lento.

8 venerdì: Dopo l’acquisto di acqua nelle bancarelle (sulle isole i prezzi sono molto alti), ci siamo imbarcati verso le 7:00, diretti alle ISOLE GALLEGGIANTI DEGLI UROS**. Abbiamo utilizzato una grande imbarcazione tutta per noi che ha percorso la tratta in poco più di un’ora. Le isole galleggianti sono realizzata da secoli mediante il giunco, raccolto secondo la tradizione, dalla popolazione e trapiantato in una vasta laguna con acqua bassa. Le isole sono piccole e collegate l’una all’altra da ponticelli, formando così un vasto anello. Alcune isole più distanti si raggiungono con barche rigorosamente di giunco. Ogni isola ospita alcune famiglie che abitano capanne di giunco e seguono le tradizioni ereditate dal punti di vista dell’abbigliamento, della alimentazione (a base di giunco) e delle abitudini di vita. Insomma il giunco fa da padrone.

Lo stato, per sostenere questa tradizione, ha fornito le capanne di TV, pannelli solari e antenna satellitare visto che la tendenza della popolazione sarebbe di andarsene sulla terraferma. Immancabile la vendita di oggetti e ricordini, indubbiamente a modico prezzo. Con la modica spesa di 10 soles per persona, abbiamo fatto una breve escursione sulla laguna, sulla piroga di giunco e alla fine le signore “Uros” in costume si sono esibite in un balletto tipico.

Dalle 11 alle 13 ci siamo spostati all’ISOLA DI TAQUILE**, al centro del lago. Una vera isola con un villaggio inerpicato sulla collina, nei pressi di rovine inca. Vi sono due modi di salire al villaggio: una antica gradinata, ripidissima e faticosissima e un sentiero molto più agevole ma ovviamente con un percorso più lungo. Gli Inca sicuramente utilizzavano la gradinata perchè erano molto tosti ma consiglio decisamente il sentiero. Si arriva in cima in circa 1 ora e sono consigliabili soste visto che il tutto si svolge a quote molto elevate.

Superato un portale si accede a Plaza de Armas, veramente piccola, delimitata da una chiesetta bianca da un lato e da un belvedere con uno splendido panorama dall’altro lato. La nostra guida ci ha accompagnato agli alloggi assegnati per la notte: piccole e rudimentali stanze all’interno di alcune casette di legno affacciate su di un cortile. Il bagno: un semplice lavandino ed una turca dietro la casa. Siamo stati forniti di candele (non c’è la luce elettrica), di lenzuola pulite e di pesanti coperte, visto che non c’è nemmeno il riscaldamento.

Abbiamo pranzato ottimamente (zuppa e pesce di lago) poco distante, sul terrazzo di un ristorante con vista sul lago, in una splendida giornata di sole. La nostra guida ci ha raccontato delle strane abitudini della popolazione che si serve di alcuni capi di abbigliamento, specialmente cappello e mantello, per definire la propria situazione sociale (ricchezza, prestigio) o amorosa. Per questo è abbastanza facile sapere se una ragazza è libera o fidanzata o se un ragazzo è tranquillo o arrapato.

Tenere presente anche questo dato tecnico: le isole sono invase da un’orda di turisti al mattino ma dalle 14 si svuotano e l’ambiente diventa molto più godibile. Per questo motivo, dopo pranzo, abbiamo cominciato la vera vista dei dintorni del villaggio, popolato da uomini e donne in un abbigliamento caratteristico che ricorda i costumi tradizionali della Grecia.

Le colline intorno sono coltivate e lungo i sentieri abbiamo incontrato tanti bimbi decisamente poveri e particolarmente sporchi. Non sono invadenti e nessuno chiede mance per le foto. Abbiamo assistito da lontano ad una funerale e verso sera abbiamo raggiunto le rovine incaiche, in realtà poche macerie disposte come un tempio. Molto bello il tramonto sul lago dalla cima della collina e lungo la strada del rientro. Abbiamo cenato in un pessimo ristorante privo di riscaldamento e poco accogliente.

NB: avevamo concordato di evitare l’isola di ANDAMANI perchè è più lontana dalle isole Uros e la salita al villaggio e alle rovine Inca risulta molto faticosa (da 3800 a 4200 mt).

La notte non è stata un gran chè: ho dormito vestito e abbiamo dovuto utilizzare il vaso da notte. Abbiamo chiacchierato da una stanza all’altra visto che le pareti sottili non consentivano alcuna intimità. Meglio cercare il lato comico di queste situazioni che comunque sono piccole parentesi in un viaggio all’insegna della comodità.

9 sabato: Sveglia all’alba e inevitabili foto al lago. Dopo colazione siamo scesi al porticciolo, utilizzando questa volta la scalinata Inca che in discesa è tutta un’altra cosa. Purtroppo abbiamo dovuto attende per un paio d’ore la riparazione del motore della barca, dopodichè ci siamo diretti a CHARGAS, un piccolo porticciolo sulle rive del lago, a sud di Puno. Qui un’auto ci attendeva per l’attraversamento del confine con la Bolivia.

 

Tutte le foto del viaggio in Perù si possono trovare nel sito dell'Autore Gianni Rossi:

www.giannirossi-fotoviaggi.com

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BOLIVIA

Un EURO corrisponde a 10 BOLIVIANOS. La Bolivia è molto più economica del Perù.

La dogana è una cosa stranissima: non una sbarra ma una robusta catena. Occorre scaricare tutti i bagagli e caricarli su minuscoli carretti spinti a braccia dai facchini che litigano tra di loro per procacciarsi il cliente. Il facchino spinge il carretto attraversando la zona franca ed è consigliabile non perdere di vista la propria valigia. La sosta presso l’ufficio doganale si è protratta perchè Armonia ha malauguratamente dichiarato di essere una accompagnatrice turistica. In Bolivia non sono ammessi se non mediante particolari permessi. A questo punto ci siamo divisi e noi, recuperata una nuova auto dopo la dogana,  abbiamo proseguito con la guida boliviana fino a COPACABANA**, sistemandoci all’Hotel Gloria verso le 12,30. L’albergo, in riva al lago, si è rivelato confortevole, pur essendo di livello decisamente inferiore rispetto agli altri.

Abbiamo pranzato in una bancarella all’aperto in Plaza Sucre, una animata piazza con mercato presso la stazione degli autobus. Percorsa Avenue 6 de Agosto, piena di ristoranti e negozietti, siamo saliti alla Plaza 2 de Febrero, sulla quale si affaccia il famoso SANTUARIO*, dedicato alla VIRGEN DE LA CANDELORA, patrona della Bolivia, preceduto da una esteso cortile. Nella piazza l’immancabile mercato con tante bancarelle e numerosi negozi.

La statua della VIRGEN DE LA CANDELORA fu donata alla città nel XVI secolo e fu origine di numerosi miracoli per cui attualmente la cattedrale e l’intera città è meta di pellegrinaggi dalla Bolivia e dal vicino Perù. Dietro la cattedrale è d’obbligo visitare la CAPILLA DE VELAS**, un luogo di culto estremamente caratteristico e suggestivo. Centinaia di candele illuminano un sepolcro e le pareti sono ricoperte di graffiti commemorativi di cera depositati dai pellegrini. Mi sono soffermato a lungo per cogliere foto nella penombra.

Accanto alla cattedrale si vista una sagrestia ove viene venduta l’acqua miracolosa che servirà a benedire i MOVILIDADES, cioè le auto, ovvero tutto quello che si muove. La benedizione dei veicoli si svolge prevalentemente il sabato proprio di fronte al santuario, con una breve cerimonia fatta di preghiere, aspersioni di acqua benedetta, spruzzi di birra e scoppi di petardi. I veicoli in attesa del BATTESIMO DELLE AUTO creano una lunga fila nella strade adiacenti. Le auto sono addobbate e i proprietari sono attrezzati con tutto il necessario: offerte in birra, un modellino in plastica che riproduce in piccolo il veicolo da benedire e naturalmente il denaro per pagare il chierico.

Abbiamo dedicato il pomeriggio a foto ed acquisti visti i prezzi estremamente bassi. Abbiamo cenato presso il ristorante Mankha Uta, indicato dalla guida, spendendo 5 euro e ½ a testa. Molto bella la passeggiata al tramonto sul lago.

10 domenica: Il programma prevedeva uno spostamento a Lima ma tutti i trasporti pubblici della Bolivia erano bloccati causa un importante referendum presidenziale e gli stessi trasporti privati erano stati vivamente sconsigliati. Per questo motivo ci siamo rassegnati ad una prolungata sosta a Copacabana. Al mattino, verso le 8:30, ci siamo imbarcati per ISLA DEL SOL* (25 Bolivar a testa), per una escursione di ½ giornata. Tra le varie soluzioni abbiamo optato per il giro breve che conduce all’isola di YUMANI. Salendo per circa 20 minuti si raggiungono antiche fontane Inca, peraltro di limitato interesse archeologico. La passeggiata comunque è bella e il paesaggio sul lago notevole. Il villaggio in cima al colle è attrezzato con negozietti e pizzerie.

Dopo una sosta di un’ora siamo ripartiti  per l’isoletta di PILKOKANA ove si visita un piccolo tempio sul mare di epoca precolombiana. La guida descrive altre zone archeologiche a nord dell’isola raggiungibili a piedi ma questo avrebbe richiesto il tour dell’intera giornata. Siamo così rientrati verso le 13:00 e abbiamo pranzato sul terrazzo di uno dei tanti ristorantini della strada che scende al lago, con un servizio decisamente scarso. Abbiamo speso ben 3,50 euro a testa con tacos e trota.

Verso le 15 ci siamo incamminati verso la salita che conduce alla località EL CALVARIO**, meta di pellegrinaggi specie nei giorni festivi. Il percorso è molto ripido, cadenzato dalle stazioni della via Crucis. Molti pellegrini con costumi tipici salgono raccogliendosi ogni tanto in preghiera. Un primo vasto piazzale è contornato da numerosi altari ove gli sciamani recitano preghiere, benedicono persone e oggetti, svolgono riti con rosari e incenso, al limite tra il cristiano e il pagano, in cambio di regali, birra e ovviamente danaro. La cerimonia viene suggellata da grandi spruzzi di birra tutt’intorno e scoppi di petardi. Il rito prevalente è rappresentato dalla benedizione dei veicoli e delle case, rappresentate da modelli in miniatura che si possono acquistare sulla collina.

L’incenso, le candele, le preghiere, le nenie religiose rendono l’ambiente molto suggestivo. Tutt’intorno lo splendido scenario del lago. Il sentiero diviene più ripido e tortuoso, con altre stazioni delle via Crucis e sulla cima della collina numerosi altari e altre cerimonie religiose, ancora una volta con il rito delle candele e della cera appiccicata alle lapidi e ai muretti. Siamo rientrati al tramonto e abbiamo cenato al ristorante Kala Uta spendendo 3 euro a testa. Lento il servizio ma ottima la trota del lago.

11 Lunedì: La capitale LA PAZ** dista 153 km per cui siamo partiti verso le 7 del mattino. Lungo la strada si possono ammirare le cime innevate della cordigliera andina. Verso le 10:30 siamo arrivato nei pressi del centro della città e abbiamo iniziato la visita in Calle Linares, la cosiddetta VIA DELLE STREGHE**, in parte chiusa al traffico. Il quartiere è estremamente pittoresco, costellato di negozi e bancarelle con materiale adatto a stregonerie, incantesimi e riti propiziatori. Sono esposti amuleti, statuette, pupazzi ma anche animali imbalsamati, in gran parte grossi rospi e feti di lama. Siamo poi scesi verso la bella chiesa di S. Francisco, preceduta da un’ampia piazza ricca di folklore. Abbiamo pranzato presso un King Burger e poi ci siamo spostati nella piazza principale, Plaza Murillo, ove si affacciano il Palacio de Gobierno, il Palacio Legislativo e la Cattedrale. Siamo stati colpiti dai prezzi estremamente bassi nei negozi.

La città è in una conca circondata da alte vette innevate. Verso le 15 abbiamo visitato l’interno della CHIESA DI S. FRANCISCO* che è arricchito da magnifici altari barocchi dorati e argentati. Numerose le statue di santi con l’aureola fatta con un neon colorato. Verso le 17 siamo partiti in direzione Puno. Alla dogana siamo stati letteralmente assaliti dai trasportatori di bagaglio. Poche le formalità di uscita. Alle 20:45 siamo arrivati all’Hotel Casona Plaza di Puno. Abbiamo cenato con ottimo pesce di lago al Ristorante Casona (20 soles = 5 euro a testa).

12 martedì: Una nuova guida locale ci ha accompagnato a spasso per PUNO*. La CATTEDRALE si affaccia su Plaza de Armas e ha una bella facciata ma un interno modesto. Molto colorata la facciata della CHIESA DELLA VERGINE DELLA CANDELORA, in una attigua piazza. Abbiamo sostato nel mercato coperto della carne e del pesce, sicuramente rivolto alla popolazione e non turistico. Spunti fotografici insoliti e interessanti.

Di nuovo in auto. Lungo la strada verso Sillustani abbiamo sostato in una piccola fattoria per l’allevamento di lama e vigogna. Le povere case col tetto di paglia e le pareti di fango sono circondate da muretti. La gente si è dimostrata molto ospitale e ci ha permesso di visitare l’interno delle abitazioni e i cortili. Abbiamo assaggiato i loro formaggi e le patate lessate condite nientemeno che con l’argilla.

La visita al centro archeologico di SILLUSTANI* richiede poco più di un’ora. Varie tombe cilindriche, alte diversi metri, si ergono su di una collina dalla quale si gode un’ottima veduta di due piccoli laghi. L’area è interessante ma non favolosa. Le tombe sono imponenti ma, se si trova una bella giornata, il paesaggio intorno fa da padrone.

Verso le 11:30 siamo ripartiti in direzione Cusco che dista 400 Km. circa da Puno, superando un nuovo valico d’alta quota (4300 mt.) che divide la provincia di Puno da quella di Cusco. Una breve sosta per mangiare frutta e per le foto alla montagne e ai ghiacciai circostanti. Verso Cusco il paesaggio cambia e si attraversano ampie vallate con boschi di eucalipti e campi coltivati.   

Abbiamo sostato nel primo pomeriggio presso il sito archeologico di RAQCHI*, in realtà poco frequentato ma abbastanza interessante. Si tratta di una cittadella inca circondata da alte mura, adagiata in un’ampia vallata circondata da colline. Del tempio sono rimaste le alte colonne della facciata e, a fianco, le case dei notabili e i granai. Tutt’intorno i resti delle case della popolazione e alcune condutture per l’acqua sorgiva intorno ad un piccolo lago. La visita richiede poco meno di un’ora se non ci si sofferma nel mercatino di bigiotteria gestito da donne in costume folcloristico.

Un’altra interessante sosta è rappresentata dalla visita alla CHIESA DI ANDAHUAYLILLAS**, dedicata a S. Pietro. Si trova nell’omonimo villaggio, anch’esso molto interessante, in stile coloniale. La chiesa del 1572 è completamente affrescata e l’altare e le cappelle laterali sono riccamente decorate, in legno dorato e intagliato. Le statue dei santi vestono abiti tipicamente peruviani.

Siamo arrivati a CUSCO** alle 18 e ci siamo sistemati presso l’Hotel Casa Andina Plaza, bello e molto vicino al centro storico. A piedi abbiamo raggiunto la splendida Plaza Mayor (o Plaza de Armas), sapientemente illuminata e abbiamo cenato al Ristorante Meson de Espaderos, assaggiando il cuy, il famoso porcellino d’India, piatto nazionale peruviano, tragica esperienza sia per l’aspetto drammaticamente mummificato dell’animale che per l’enorme difficoltà alla masticazione della cuticola e della poca carne, dura e coriacea.

13 mercoledì: Una mattina libera per le vie di Cusco. Su Plaza de Armas, circondata da portici con negozi e ristoranti,  si affacciano la splendida CATTEDRALE, preceduta da una gradinata e la IGLESIA DE LA COMPANIA DE JESUS. Al centro un parco con fontane e panchine. Le montagne intorno fanno da cornice. L’insieme è veramente scenografico. Dalla piazza si diramano numerose strade, tra cui l’importante Via Loreto ma il quartiere più caratteristico, denominato San Blas, si raggiunge percorrendo stretti vicoli in salita fino alla CHIESA DI SAN BLAS** con la piazza omonima. Lungo il vicolo che sale alla piazza consiglio di sostare alla Panederia “El Buon Pastor” (Qesta S. Blas, 575) sia per uno spuntino che per il pranzo. Cose notevoli! Attenzione agli orari di chiusura. Le stradine, i vicoli, i caseggiati costruiti sulle massicce mura incaiche, i negozietti di artigianato nei vecchi androni, i bugigattoli di antiquariato vanno goduti passeggiando senza meta. Cusco è una città splendida da esplorare pian piano.  

Nel pomeriggio, con la guida e il bus, abbiamo visitato il QORIKANCHA*, ora Convento di San Domenico, costruito sulle mura di un antico tempio inca. E’ una visita molto interessante perché consente di capire la mentalità geometrica con la quale gli Inca costruivano. La ricchezza del tempio era inoltre costituita dal fatto che le mura erano rivestite di lamine d’oro. Altro gioiello di Cusco è la CATTEDRALE**. E’ suddivisa in varie navate, con nicchie e altari barocchi d’oro e d’argento e con statue e quadri di grande valore e interesse. Splendido il coro di legno di cedro. E’ una visita a pagamento ma assolutamente da non perdere.  

Più tardi, con il nostro pulmino, abbiamo raggiunto le importanti rovine di SAQSAYWAMAN*. Una vasta spianata erbosa è circondata dai resti di altissime mura incaiche. Questo luogo fu teatro di una importante battaglia tra inca e spagnoli. Ora la spianata viene utilizzata per una grande festa il 24 di giugno. Nei pressi si può visitare la misteriosa località denominata QENQO*, una grande roccia che nasconde alcune grotte nelle quali si svolgevano le cerimonie di mummificazione. In cima alla roccia (non visitabile) sono scolpite alcune forme a zigzag e alcune colonne che, nel solstizio d’inverno creano ombre a forma di puma, una simbologia tanto misteriosa quanto affascinante.  

A pochi chilometri si trova TAMBOMACHAY, noto come Banjo de Incas, un luogo sacro, caratterizzato dalla presenza di vasche cerimoniali collegate da condutture d’acqua. La visita non richiede molto tempo e non è di grande interesse. Rientrati in albergo, abbiamo cenato all’Inca Grill, in Plaza de Armas, un ristorante da non perdere: filetto eccezionale, lomo saltado e un ricercato dessert a 14 euro per persona.

14 giovedì: Abbiamo lasciato l’albergo verso le 9, alla volta di CHINCHERO** (1 ora di strada). Dopo una breve e interessante sosta in una bottega artigianale di stoffe e tappeti, con ragazze in costume folkloristico, siamo approdati nella magnifica piazzetta in stile coloniale, occupata da un rudimentale ma coloratissimo mercato senza bancarelle, ma con i prodotti esposti sull’erba. La chiesa coloniale, edificata su gigantesche pietre inca, chiude la piazza. L’interno è splendidamente decorato con affreschi e magnifici altari. Una breve passeggiata conduce, poco distante, ad altre rovine inca, di scarso interesse.  

Il VIVAIO DI MORAY* non è molto distante. Si tratta di un’ampia conca naturale che gli Inca allestirono a terrazze degradanti, disposte a cerchi concentrici, collegati da rudimentali gradini. Le terrazze, poste a livelli diversi, risentono di gradi diversi di umidità, permettendo una vera e propria sperimentazione di prodotti agricoli diversi. La visita non richiede molto tempo a meno che non si voglia scendere in basso, nel punto centrale. Abbiamo evitato.  

Di grande interesse sono le SALINE DI MARAS** create in epoca inca per la raccolta del sale. Sono enormi vasche all’interno delle quali scorrono le acque deviate di un ruscello ad alto contenuto salino. L’evaporazione permette la cristallizzazione del sale nelle vasche. Attualmente varie cooperative della zona hanno in appalto un certo numero di vasche, che vengono riempite d’acqua in modo alternato per la raccolta del sale.

OLLANTAYTAMBO** è una importante fortezza Inca, preceduta da imponenti terrazzamenti posti a difesa di un tempio che non fu mai completato. La visita è interessante anche se la salita al tempio è abbastanza faticosa. Dall’alto del tempio si gode una bella visuale sulla Valle Sagrada e sulla montagna di fronte che conserva altri resti. La visita del complesso richiede un paio d’ore. Prima di rientrare, abbiamo sostato a casa di Armonia, ad Urubamba e abbiamo conosciuto la mamma e la sua bimba. Verso le 18 eravamo a PISAC, all’Hotel Royal Inka, bello e con ampie camere. Abbiamo cenato in hotel non troppo bene a 6 euro.

15 venerdì: Partiti dall’hotel verso le 8,15, abbiamo raggiunto le ROVINE DI PISAC**, una zona archeologica poco battuta ma tra le più belle dell’intero paese. Pisac era una città edificata su una collina e circondata da grandi mura. Si raggiunge a piedi, dal parcheggio, costeggiando grandi terrazzamenti e un suggestivo cimitero inca situato sulla parete rocciosa di fronte. Esistono due percorsi di visita, uno breve ed uno più lungo, di circa due ore, attraverso i resti delle antiche abitazioni. Molto bello il panorama tutt’intorno.

Dopo la visita ci siamo spostati al mercato di Pisac, tanto famoso quanto deludente. Probabilmente ha perduto i suoi connotati originali per diventare una rivendita di souvenir e paccottiglie per turisti. In una via laterale è possibile acquistare al forno l’empanada, pane dolce farcito tipico della città.  Esiste anche un mercato popolare, forse più interessante e più caratteristico, ma si svolge solo di domenica. Nel fare acquisti tener presente che a Pisac i prezzi sono molto più bassi rispetto a Cusco.

Verso le 11,30 abbiamo parcheggiato a CALCA, un piccolo villaggio nel quale abbiamo potuto assistere alla Festa dell’Immacolata. Siamo arrivati giusti giusti per la processione, alla quale hanno partecipato numerosissimi gruppi folkloristici provenienti da tutti i paesi e le cittadine della Valle Sagrada. Niente preghiere durante la processione ma solo danze ed esibizioni dei vari coloratissimi gruppi. I gruppi si sono poi raccolti nelle piazzette per continuare le danze. La popolazione partecipa pure indossando il costume caratteristico del proprio paese, diverso nei colori e nella foggia del copricapo.

Nel primo pomeriggio siamo stati ospitati da un gruppo di danzatori amici della nostra guida che ci hanno offerto bibite e un assaggio di prodotti. Purtroppo abbiamo dovuto lasciare Calca molto presto, per rispettare il programma. Abbiamo sostato in una osteria tipica, sulla strada, per assaggiare la Chicha de Mais, bevanda tipica della popolazione, a base alcoolica. All’ingresso dell’osteria, su un ripiano, sono collocati i teschi degli antenati del proprietario.

Alla stazione di Ollantaytambo abbiamo preso il treno delle 16:03, diretti a AGUA CALIENTES (1 ora e 45 min.). E’ il treno turistico delle Ande, che sostituisce il vecchio treno popolare, ora non più disponibile per i turisti. E’ confortevole e con aria condizionata ma completamente privo di fascino esotico. Inaspettatamente scende da 3000 mt a 2000 mt. Si lasciano le montagne innevate e ci si immerge nella foresta pluviale, costeggiando un torrente impetuoso. Molto bello il paesaggio. Ad Agua Calientes (o Machu Pichu Pueblo) ci siamo sistemati all’Hotel Inti Inn Orchidea, non un gran chè, e abbiamo cenato al ristorante Inca Wasi, con pizza e pietanza, spendendo molto (11 euro) e mangiando male. Ad Agua Calientes non c’è nulla da vedere se non brutte strade ed edifici disordinati e mal completati.

16 sabato: Poco prima delle 6 abbiamo raggiunto a piedi la stazione degli autobus per MACHU PICHU**. Esiste una altro gruppo di autobus che parte alle 5 ma serve prevalentemente i turisti intenzionati a fare l’escursione su WAINA PICHU, la montagna che domina la città Inca. Visto che tale escursione è a numero chiuso, i turisti si affollano, e alle 5 c’è molta fila. In conclusione, per chi, come noi, non è interessato a questa escursione, meglio gli autobus delle 6. I bus partono a riempimento e di continuo. La salita di 8 Km fino a 2400 mt. richiede circa 15 minuti. Siamo arrivati alla biglietteria alle 6,45 e abbiamo visitato le rovine fino alle 11:00, accompagnati dalla nostra guida che ci ha illustrato le varie aree, con spiegazioni molto dettagliate. 

Arrivare presto ci ha consentito di vedere le rovine alle prime luci dell’alba. Il paesaggio intorno è maestoso. Il luogo è superlativo. Verso le 10:30 del mattino arrivano grandi pullman che scaricano turisti in quantità e si perde gran parte della poesia perché le rovine diventano un mercato affollato. E’ l’ora per andarsene. 

Siamo rientrati ad Agua Calientes verso le 12 e, dopo una breve vista al mercato situato nei pressi della stazione (prezzi non particolarmente vantaggiosi), abbiamo ripreso il treno suddivisi in due gruppi per mancanza di posti: 4 di noi sono partiti alle 12,26 e gli altri due alle 13,38. Verso le 15,30 alla stazione di Ollantaytambo, abbiamo trovato Armonia con l’auto e in 1 ora e ½ siamo arrivati alla Casa Andina Plaza di Cusco. 

Verso le 18:30 abbiamo raggiunto un Teatro poco distante per assistere ad uno spettacolo di danze popolari pubblicizzato in albergo. Si può evitare questo “sacrificio”: le danze sono tutte uguali e la musica ripetitiva. Molto noioso. Ritornati a Plaza de Armas in taxi abbiamo scelto il ristorante De Mi Pueblo, cenando molto bene a 10 euro, allietati dalla bella musica amazzonica di un gruppo di musicisti decisamente coinvolgenti. 

17 domenica: Abbiamo trascorso gran parte della mattinata per le vie di Cusco e nella piazza principale dove abbiamo assistito ad una lunga sfilata delle scuole della città, con musiche caratteristiche e numerosi gruppi di danzatori, prevalentemente bimbi in età elementare e media, nei costumi tipici.  

La CHIESA DI ST. BLAS* ha un bellissimo pulpito ligneo ed un altare dorato in stile barocco. La visita è a pagamento (15 soles). Purtroppo non abbiamo potuto visitare il Museo Inka, molto famoso, perchè di chiusura festiva. Nel pomeriggio col taxi siamo andati al Centro Artesanale del Cusco, verso la periferia della città (Avenue El Sol). E’ un vasto mercato coperto, con prodotti di artigianato destinati ai turisti. I prezzi sono molto migliori che in centro. Abbiamo cenato al ristorante Inka Wall, vicino al centro, a buffet (50 soles). Abbondante ma non eccezionale. Buoni i dolci. Durante la cena abbiamo assistito allo spettacolo di suonatori (mediocri) e di danzatori (discreti).  

18 lunedì: Alle 10:30 ci siamo imbarcati verso PUERTO MALDONADO che abbiamo raggiunto dopo un volo di 45 min. E’ il punto di partenza per le escursioni nella foresta amazzonica. Scesi dall’aereo, ci siamo immersi in una atmosfera densa di umidità e caldissima, una vera sauna per chi proviene dai 3000 mt di Cusco. Ci attendeva il responsabile della agenzia Eco Amazonia Lodge, di nome Victor, con il suo fantomatico autobus dotato di sedili di legno e senza vetri. La sede centrale della agenzia è uno squallidissimo ufficio ove siamo stati ammassati assieme ad altri turisti e invitati a preparare bagagli di dimensioni ridotte per evitare di portare al lodge grosse valige. Terminati i preparativi e consegnati i bagagli ridotti, abbiamo fatto una passeggiata nel vicino mercato coperto che propone prodotti ad esclusivo uso della popolazione. Nulla di turistico. Una discreta occasione fotografica.

Verso le 13 ci siamo imbarcati sulla lancia che, percorrendo il rio MADRE DE DIOS*, dalle acque limacciose e circondato da una folta vegetazione, ci ha condotto all’ECO AMAZONIA LODGE**. Siamo stati accolti con l’aperitivo e ci sono stati assegnati i bungalow, di legno, tipo palafitta ma decorosi, collocati in un bellissimo parco di piante esotiche.

Dopo il pranzo a buffet, con la lancia, in pochi minuti abbiamo raggiunto la MONKEY ISLAND*, situata proprio di fronte al lodge. Il sentiero si inoltra nella vegetazione tropicale e in breve ci si trova circondati dalle scimmie, attratte dal cibo che la guida offre loro. Un quadro affascinante solo per chi non ha mai visto queste cose. Rientrati verso le 17:30, abbiamo fatto il bagno nelle acque gelide della piscina coperta. Dopo cena, con la lancia munita di fotoelettrica, siamo stati accompagnati lungo le rive del fiume alla ricerca dei caimani. Numerosi gli avvistamenti. Spento il motore della lancia, per vari minuti abbiamo assaporato la musica notturna della jungla.

19 martedì: L’Eco Amazonia Lodge propone varie escursioni che vengono assegnate d’ufficio al momento dell’arrivo. Probabilmente è possibile cambiare l’escursione che è stata assegnata. Il nostro gruppo aveva in programma la Monkey Island che non è male, l’Apu Victor Lake, interessante e utile, perchè offre uno scenario completo della foresta amazzonica, ma l’escursione sul Rio Gamitana, con la battuta di pesca, è una grande perdita di tempo. Probabilmente è meglio il Botanical Garden o la visita alla Native Community. Basta chiedere.

Siamo partiti alle 7:00 per l’escursione nella selva con destinazione APU VICTOR LAKE*. Lungo il percorso, per nulla faticoso perchè nel folto della jungla e quindi all’ombra, la nostra guida ci ha fornito una interessante lezione di botanica, descrivendo le caratteristiche delle piante e soffermandosi sull’utilizzo per l’uomo e sui pericoli di alcune specie velenose. Numerosi termitai e una tarantola lungo il percorso. Molto particolare l’albero della giustizia, tappezzato di voraci formiche rosse e utilizzato per punire i nemici. Abbiamo trovato piante medicinali, resine varie e funghi velenosi o allucinogeni.

Il lago è una delusione: un piccolo stagno nella foresta. Visto col senno di poi è estremamente interessante perchè accoglie una ricca fauna. Lo abbiamo esplorato con una barca a remi, avvistando alcune tartarughe e alcuni caimani a pelo d’acqua. Sulla riva del lago sorge una piattaforma alta una decina di metri per avvistamenti. L’incontro più interessante è stato con alcuni caimani, in prossimità dello stagno. Al rientro un immancabile bagno in piscina e poi il pranzo, con riso servito su foglie di banano.

Il RIO GAMITANA è un piccolo affluente del Madre de Dios e si raggiunge in barca. Pare sia infestato dai piranha. Dopo aver ormeggiato in una laguna, siamo stati forniti di bastone, lenza ed esca per pescare. La guida e Teresa sono riusciti a pescare un pesce nello sconcerto generale. Un pomeriggio buttato. Cena a buffet in serata.

20 Mercoledì: La lancia, in primo mattino, ci ha condotto a Puerto Maldonado ove ci attendeva l’aereo che ci ha riportato a Lima. Siamo stati alloggiati ancora una volta all’Hotel Liberador e nel pomeriggio, col taxi, ci siamo spostati al quartiere Mirador, per visitare il moderno centro commerciale (molto caro). Abbiamo cenato nel rinomato ristorante Costa Verde** assaggiando la Cheviche, un ottimo piatto di pesce al limone e pietanze varie. Alta qualità a 17 euro. Una certa difficoltà per trovare il taxi per il ritorno all’hotel.

21 Giovedì:Abbiamo lasciato l’albergo alle 6:30 e l’auto della agenzia ci ha condotto all’aeroporto. La tassa d’imbarco è molto cara (20 $ per persona). Il volo del rientro è stato ottimo. Uno scalo di due ore a Caracas poi Francoforte e Bologna, alle 9:30.

 

Tutte le foto del viaggio in Bolivia si possono trovare nel sito dell'Autore Gianni Rossi:

www.giannirossi-fotoviaggi.com

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